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venerdì 26 giugno 2020

Il consigliere regionale Daniele Ognibene: "Un servizio civile rivolto all'alfabetizzazione digitale del Paese"

"È finito il tempo di fare da spettatore. Troppi ancora hanno le mani pulite perché non hanno mai fatto niente". Parto dalle parole di don Primo Mazzolari che vedeva nell’impegno dei giovani il propulsore del riscatto. Sacerdote, partigiano e antifascista, don Primo fu tra i primi, in piena Guerra, a ipotizzare una sorta di obiezione militare in cambio di un impegno civile.
Negli anni della mia scelta di svolgere il Servizio Civile era ancora in uso il termine dispregiativo “obiettore di coscienza”, per relegarci a lavativi che rifiutavano il servizio militare. Evidentemente l’insegnamento di Mazzolari non era stato raccolto nella sua intimità, lasciando prevalere interessi corporativi che tendevano ad escludere la partecipazione attiva dei giovani quale espressione della massima libertà. Rilanciare oggi il Servizio Civile per colmare quel deficit di partecipazione è una delle opportunità che possiamo cogliere dall’emergenza COVID, una partecipazione attiva che andrebbe a posizionare le ragazze e i ragazzi in cima a una piramide che nei decenni passati li ha visti soccombere sotto la spinta demografica di un paese vecchio. E il riscatto può partire dall’ascensore generazionale che ha iniziato a funzionare anche in salita, quello scambio di competenze e sapienza che si pensava essere solo nella direzione naturale della curva della vita, adesso si sta invertendo. La Generazione Z può dire la sua, ha gli strumenti e quella conoscenza collettiva che li rende favoriti in questa nuova epoca dove quella rivoluzione tanto attesa è già passata. Mettere a sistema le conoscenze digitali dei giovani equivale e sistematizzare un processo di interazione alto, favorevole a tutti. La somma di questa nuova sfida non ha limiti, non ci saranno vincenti e perdenti, con un nuovo Servizio Civile, pensato per l’era post COVID, vinceranno tutti.  In sostanza si potrebbe pensare ad un servizio civile rivolto all’alfabetizzazione digitale del paese, per trasferire il know how dai giovani agli analfabeti digitali, ma anche per censire il digital divide funzionale, nella Regione Lazio questa proposta è stata portata all’ordine del giorno con una mozione di impegno per la Giunta. Un nuovo protagonismo che deve essere sostenuto e governato da regole certe, abbattere tutte quelle barriere culturali che fino ad oggi hanno visto il Servizio Civile come uno sfruttamento temporaneo del giovane. Superare la logica della “gavetta”, e guardare ai giovani con rinnovato spirito per tornare, come nelle rivoluzioni sociali, al punto di partenza: l’impegno e le mani sporche di don Primo Mazzolari.

Daniele Ognibene su "Avvenire"