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venerdì 17 agosto 2018

Scaricare in basso/3: Furbetti elusori della costituzione, del professor Pierluigi Starace


La borsa di studio: uno dei mezzi storicamente più usati presso tutte le civiltà, sulla base d’un motivo religioso, sociale o patriottico. Questo ragazzino è povero, ma intelligente e volenteroso, e la sua condizione gli impedisce di studiare per poter coltivare la sua intelligenza e renderla più utile a se stesso, alla famiglia, al suo paese.
Allora io stato, offro a questo ragazzo d’uscire da quella gabbia umiliante, per poter correre con quegli gli altri che i soldi per studiare ce li hanno. Ciò è stato assunto in pieno dalla Costituzione con queste parole dell’art. 34:“I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Bene, è da settimane che, per aiutare alcuni ragazzi con belle pagelle e genitori lavoratori in regola, ho cercato informazioni sull’argomento, finchè da INPS online e poi dal numero verde di INPS ho appreso che le borse di studio esistono, e per ogni ordine di studi, ma che possono richiederle solo i figli di impiegati statali. Tutti i figli del “privato in regola”, cioè milioni di lavoratori moltissimi dei quali impegnati in cooperative, con salari da fame, non hanno questo diritto. La prima cosa che mi è venuta in mente è stata l’importanza delle borse di studio in Malì nella politica del “socialista africano” Modibo Keita, negli anni settanta: quando quel presidente morì, furono proprio gli studenti che ne avevano fruito a volerlo seppellire, e, in uno slancio di in cui verità e gratitudine si fondevano, si sporcarono in segno di lutto inconsolabile il viso ed i capelli con la terra della fossa. Verità, perché le successive politiche scolastiche, ovviamente “suggerite “dalle grandi agenzie internazionali, ispirate dal loro “sano” antisocialismo, fecero tagliare ferocemente quel capitolo della spesa pubblica. Poi ho ricordato che i Gesuiti- che pur erano i primissimi a rispettare, difendere, rafforzare le classi superiori, avevano comunque il principio di far studiare grauitamente nei loro collegi ragazzini intelligenti poveri, anche d’infima “estrazione” sociale. Poi ancora che la stessa monarchia savoiarda, pur con i suoi insolenti fasti, aveva istituito i “Convitti nazionali” incaricando lo stato di tutte le spese necessarie all’istruzione di capaci e meritevoli. Ed allora come si spiega questa furbata, che avrebbe sdegnato, risalendo più indietro, non dico un rivoluzionario francese, ma perfino un anche timido riformatore augsburgico o borbonico o russo del primo settecento? Affidando a qualcuno cui interessi la ricerca documentale di quando e di chi abbia deciso l’esclusione dei figli di lavoratori dal godimento delle borse di studio, posso avanzare l’ipotesi che non sia stato il Parlamento a legificare così sfacciatamente contro la Costituzione, in prima persona, ma che il lavoro sporco sia stato affidato a qualche Direttore Generale, o super manager, di quelli “bravi”, di quelli che hanno il fiuto fino e pronto per seguire il “trend” vincente, e, in esso, mantenersi vincenti. Magari “regalando” qualche “dritta” ai loro colleghi politici: allargate le maglie delle concessioni di sale giochi, che non incidono sulla spesa pubblica, anzi producono, virtuosamente, entrate fiscali. Così quei ragazzi potranno divertirsi, ed aiutare lo stato che non li ha aiutati, a spese dei loro genitori. Ma per concludere in positivo, non sarebbe la cassazione di questa vergogna dalla normativa dell’INPS un concreto atto di governo che manifesterebbe inequivocabilmente, come, per esempio, quello contro le pensioni d’oro, che chi ora comanda non sta scherzando? Grillini veliterni, a voi il compito di “girare in alto” questa proposta.
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