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sabato 30 giugno 2018

XIII Domenica T.O.: "Rivoglio il mio papà" dal 'Vangelo dal volto umano' di don Gaetano Zaralli


Mc 5,21-24.35-43

TESTO
Essendo Gesù passato di nuovo in barca all'altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?».

Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

COMMENTO
"La mia figlioletta sta morendo; vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva".

Quel padre disperato che chiedeva il miracolo era un capo della sinagoga, probabilmente lo stesso che con altri si era scandalizzato nell’ascoltare Gesù, ebreo sì, ma dalle idee un po’ strane, senz’altro nuove, rispetto agli insegnamenti tradizionali.
È inutile vagliare in certe situazioni  di disagio e di buio assoluto, la propria e l’altrui fede, ci si troverà sempre dinanzi ad un essere umano che con l’acqua alla gola cerca un qualsiasi appiglio, pur di emergere dall’incubo della sofferenza.

"Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?".

Nonostante le preghiere, le tante preghiere, la morte sopraggiunge ugualmente con i tempi che la natura stabilisce a nostra insaputa. E le preghiere, a quel punto, appaiono come energie sprecate, come formule magiche che illudono la gente semplice e fanno ripiombare nello smarrimento chi per un istante si era aperto alla speranza.
Perché disturbare ancora Dio e i santi, quando il verdetto è chiaro ormai; quando, nonostante le cure e le risorse della scienza, il malato si affaccia alla morte? Se un residuo di fede ancora sussiste in chi soffre per la perdita di una persona cara, questo andrebbe convogliato verso la prospettiva cristiana della resurrezione…

 "Non temere, soltanto abbi fede!".

Il miracolo di sua natura vuole rimandare alla fede in Cristo che attraverso la realtà tragica  della sua morte prima e della sua resurrezione dopo, riguadagna l’uomo alla speranza di una nuova vita. Non è facile il discorso.

Prese la mano della bambina e le disse: "Talità kum", che significa: "Fanciulla, io ti dico, alzati!".

Trovai quel giorno molta difficoltà a parlare di resurrezione con le parole del vangelo, perché tra i comunicandi c’era una bambina, orfana di padre da qualche settimana. Alla domanda: “Cosa vuoi dire a Gesù il giorno della tua prima comunione?”… Scrisse:
“Oggi che faccio la prima comunione, più di dire qualcosa a Gesù, vorrei chiedergli di ridarmi il mio papà. Forse questo è troppo perché non potrà ridarmelo, perciò se almeno me lo può far rivedere o sognare per un giorno. Io sono molto contenta di fare la Comunione perché credo e penso che Gesù  può realizzare la mia richiesta”.


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