menù



           

mercoledì 20 giugno 2018

La nave Aquarius e cinque dimostrazioni della militarizzazione del saccheggio dell’Africa

Nazanin Armanian (professoressa iraniana di scienze politiche rifugiata in Spagna)
Traduzione di Irene Starace
Pubblicato su “Público” del 16 giugno 2018
http://blogs.publico.es/puntoyseguido/4953/el-barco-aquarius-y-5-muestras-de-la-militarizacion-del-saqueo-de-africa/


E’ falso che gli immigrati vengano in Europa per ragioni economiche. Più dell’ 80% fugge da guerre. I loro parenti sono stati ammazzati e le loro case distrutte. Così conclude uno studio realizzato dall’ Università Middlesex di Londra nel 2015. Vero. E’ l’ Asia il continente con più affamati del mondo, e l’India, con il suo capitalismo più “intoccabile”, conta 200 milioni di anime e corpi in povertà assoluta, ma non si vedono valanghe di indiani arrivare al primo mondo in gommoni.

Solo una guerra (ovvero la morte quasi sicura e violenta) è capace di costringere milioni di famiglie ad attraversare mari, montagne e deserti rischiando la vita. I quasi 56 milioni di persone che dal 1991 (la fine dell’ URSS) ad oggi hanno dovuto abbandonare le loro case nel Vicino Oriente e in Africa per le guerre di conquista capeggiate dagli USA, non hanno scelto la loro destinazione, dato che non dipende da loro, ma da coloro che li portano e dalle terre che li accolgono.

Il “caos creativo” per inventare un’Africa su misura

La stessa origine delle 630 persone salite sull’Aquarius mostra il legame diretto tra l’attuale migrazione e il nuovo saccheggio militarizzato dell’Africa da parte della NATO. Le economie occidentali in recessione hanno bisogno di risorse naturali a poco prezzo, e di nuovi mercati: “Proteggere l’accesso agli idrocarburi e ad altre risorse strategiche, che l’Africa possiede in abbondanza, e garantire che nessun’ altra terza parte interessata, come la Cina, l’ India, il Giappone o la Russia, ottenga monopoli o trattamento preferenziale” è uno degli obiettivi della militarizzazione dell’Africa, ammette il direttore del Centro del Consiglio Atlantico per l’Africa a Washington, Peter Pham. Intanto, il marchio del “terrorismo islamico” della CIA apre succursali per il mondo come se fosse McDonald’s, foraggiando le imprese di armi e di risorse naturali. Con i pretesti della “lotta contro il terrorismo”, “stabilizzare la regione”, “missione umanitaria “, o “mantenimento della pace”, il Comando dell’Africa degli USA (AFRICOM) ha già installato una cinquantina di basi militari per tutto il continente, schiacciando nel frattempo i movimenti progressisti e anticapitalisti, e sostenendo i regimi corrotti e dittatoriali che dirigono i governi nazionali nei modi più selvaggi.

Il caso Libia

Decine di migliaia di cittadini del Mali, Sudan, Ciad e del resto dell’Africa si dirigono in Libia per fuggire da guerre o in cerca di lavoro, ma non sanno che quel paese, un tempo prospero, oggi è il centro mondiale della schiavitù, della tortura e dello stupro. Prima che la NATO, nel 2011, decidesse di far cadere Gheddafi e di occupare la Libia, circa due milioni di immigrati lavoravano in questo paese di 5 milioni di abitanti, la prima riserva di petrolio dell’Africa. Ora, ai libici che fuggono dal paese verso l’Europa si uniscono quegli immigrati, se riescono ad uscire da quell’ inferno.

Il caso Nigeria

Nel settimo paese esportatore di petrolio del mondo, gli USA, con la motivazione farsa di “salvare  le ragazze sequestrate” con mezzi militari, tentano di installare la sede di Africom, che oggi si trova in Germania. E’ stato in Nigeria che l’impresa petrolifera anglo-olandese Shell è stata accusata di “concorso in omicidio, stupro e tortura”, crimini commessi dall’ esercito nella regione petrolifera dell’ Ogoniland negli anni Novanta. Le proteste per espellere la Shell dalla Nigeria per il disastro ecologico che provocò nella regione e costrinse intere comunità ad andarsene, la portarono a creare un’ unità segreta di spionaggio, che passava informazioni sui fastidiosi attivisti all’ agenzia di sicurezza nigeriana, chiedendo al presidente-generale Sani Abacha di “risolvere il problema”. E lo fece: impiccò nove leader ecologisti, uccise più di mille manifestanti e distrusse circa 30.000 abitazioni, applicando la politica della “terra bruciata”. Così, la Shell ha potuto portare via un milione di barili di petrolio al giorno in tutta tranquillità.
Le compagnie occidentali che cercano l’uranio, l’oro, il platino, i diamanti, il rame, i lantanidi, il coltan, il petrolio, il gas, o il carbone dell’Africa, stabiliscono un controllo sui suoi governi mediante investimenti, prestiti, “aiuti allo sviluppo” e traffico di influenze. Niente di nuovo: siamo semplicemente davanti all’aggiornamento della Conferenza di Berlino del 1884, che suddivise l’ Africa tra le potenze e, en passant, teorizzò i legami tra il colonialismo e il razzismo (sistematizzato dai britannici  nell’ “Apartheid”). Poi, ammazzarono i leader dei movimenti progressisti come Patrice Lumumba, Amílcar Cabral, Eduardo Mondlane, Samora Machel, Felix Moumie o Chris Hani, appoggiando le dittature più impresentabili del mondo. Più avanti, crearono mostri come Bin Laden ma chiamarono “terrorista” Nelson Mandela.

Il caso Sudan

Lo stesso anno della distruzione della Libia, gli USA hanno diviso quello che era lo stato più grande dell’Africa: circa 50.000 persone (compresi bambini e bambine) sono state torturate e uccise dai signori della guerra che poi hanno preso il potere; altri due milioni sono scappati, nascondendosi sugli isolotti delle paludi del Nilo, mangiando erbe selvatiche e cercando rifugio in Etiopia o Uganda. Migliaia di donne e bambine sono state violentate ripetutamente, perfino nel campo di rifugiati di Juba, la capitale del Sud Sudan. Oggi, la carestia colpisce 4,6 milioni di persone. La CIA si è rimessa a fabbricare “ribelli” armati per destabilizzare il paese, dato che i leader che ha imposto hanno fatto del Sud Sudan l’ unico paese dell’Africa con contratti sul petrolio con la Cina. 

Il caso Niger

I cittadini di questo paese hanno saputo dell’ esistenza di una base militare USA (illegale perché la Costituzione le vieta) solo quando quattro di loro sono morti in un’ imboscata, il mese scorso. Il dittatore Mamadu Issoufou è stato direttore di Somaïr, la compagnia di miniere di uranio del paese, che però è sotto il controllo della compagnia francese Areva. Una quinta parte dell’ uranio che alimenta la rete elettrica francese proviene dal Niger, che è, paradossalmente (o no), il penultimo paese più povero del mondo. Le imprese occidentali vanno a prendersi il suo oro, uranio e petrolio. Issoufou è come il presidente turco Tayyeb Erdogan: ha ricevuto milioni di euro dalla UE per trattenere gli immigrati.

Federica Mogherini, la commissaria degli esteri della UE, è andata in Níger nel 2015 espressamente per appoggiare la cosiddetta “Legge 36” del paese, che vieta agli stranieri di viaggiare al nord di Agadez, la regione dove gli USA hanno costruito una mega base di droni di 6 chilometri quadrati da 110 milioni di dollari, per controllare da lì il Mali, l’ Algeria, la Libia  e il Ciad. Questa legge ha trasformato il deserto in un grande cimitero per i migranti africani: nel giugno del 2017 una cinquantina di giovani, abbandonati dai trafficanti, sono morti di sete mentre andavano in Libia. Non è casuale che la sede dell’ Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, finanziata dalla UE, sia in questo paese.

Il caso Mali

Qui la speranza di vita è di 48 anni e le miniere d’ oro sono sotto il controllo del gigante britannico Gold Fields. Dopo aver distrutto la Libia, la NATO si è occupata del Mali: nel 2012 ha organizzato un golpe che ha fatto cadere il presidente Toumani Touré per sostituirlo con il capitano Amadou Sanogo, addestrato negli USA. Poi, ha ordinato alle imprese come la URS  e l’AECOM (appaltatrici del Pentagono) di costruire nuovi complessi militari, perché la Forza di Reazione Rapida degli USA nel Sahel ampli il suo controllo sulla regione.

Non aspettatevi comprensione, solidarietà, pietà, né carità dalle imprese di armi, né da quelle che cercano di massimizzare i loro benefici. Leggete qualcosa sui sequestri e le torture dei bambini per sfruttarli nelle miniere di coltan del Congo, e conoscerete la vera natura di queste compagnie del “primo mondo”. E poi volete che queste persone non scappino dalle loro terre?
Associazioni e Solidarietà