venerdì 18 maggio 2018

I devalorizzatori - decisori (occulti): un contributo dal professor Pierluigi Starace

“Dopo il teatrino parlamentare sono io che decido cosa buttare giù nel prossimo decreto-legge, che passerò al presidente del consiglio, chiunque sia. Vai con la casa. Non è un diritto per nessuno, e comunque il vecchio mito comunista dell’edilizia popolare, che peserebbe intollerabilmente sul bilancio dello stato, è da tempo nella spazzatura della storia.


di Pierluigi Starace

Chi ha i soldi può scegliere di costruirsela o comprarsela. Per gli altri esistono grotte a costo zero, tende a buon mercato, e camper sul mercato dell’usato, ma anche qui dimenticatevi di incentivi assistenzialistici. E’ anche troppo, per gente che vale così poco, che glielo permettiamo senza far pagare l’occupazione di suolo pubblico. Vai con la salute. Si spende troppo anche qui, anche dopo i tagli. Chi ha i soldi se la compri, che no crepi. E’ una bonifica della spesa sociale da capitoli di spesa improduttivi. Sapete quanto ha risparmiato la Germania, per poi investirlo in U-BOOT e LUFTWAFFE, quando ha eliminato gli handicappati fisici e mentali? Vai con le pensioni. In pensione a 65 anni è troppo presto, ed anche a 200 euro al mese è troppo per la sostenibilità del sistema. No, non parlo ovviamente di pensioni d’oro, che, essendo state sudate,e da uomini che valgono in proporzione ad esse, sono sacrosantamente intoccabili. Ogni giorno di sopravvivenza d’un pensionato, anche al minimo, è un furto ai nostri figli. La vita d’un parassita che mangia senza lavorare è, ben più che inutile, dannosa. Vai con la scuola. Si spende troppo per l’istruzione pubblica d’ogni ordine e grado. Bisogna far pagare di più chi ha il prurito della cultura, 300 euro all’anno per i libri in prima media è troppo poco. Bisogna scremare ancora di più, ed è bene che i figli dei morti di fame restino ignoranti, tanto non valgono niente, come i loro genitori. Vai col lavoro. Due euro all’ora sono anche troppi, e 14 ore al giorno sono anche troppo poche, guardate i cinesi. La pretesa del lavoro in regola col datore che paga i contributi a norma di legge è robaccia dello scorso millennio, come quell’altro privilegio anacronistico che il salario dovrebbe basate alla sopravvivenza. Se a qualcuno non sta bene è liberissimo di autodimettersi, e di cercare un altro lavoro. Per me non esiste il lavoro nero, ma quello flessibile.Le spese per la sicurezza sono improduttive: per uno che ci resta, altri dieci sono pronti a subentrare alle identiche condizioni, anzi a peggiori. Vai con la disoccupazione e cassa integrazione, e tutti gli ammortizzatori sociali che dissanguano l’erario. Io sono con San Paolo. “Chi non lavora non mangi”, cui aggiungo :”E chi non mangia s’arrangi”. L’importante è che lo faccia a costo zero per lo stato. Se qualcuno non condivide lo chiamerò populista, ma solo per cominciare. Se dicessi il contrario, anche su un solo punto, non deciderei niente. Invece decido, perché, oltre i miei amici in alto, ho la mia base diffusa, da governatori regionali a sindaci, da direttori sanitari a dirigenti scolastici, da ispettori del lavoro e dirigenti d’uffici del lavoro a quelli degli enti previdenziali, da maestre ad assessori comunali,da impiegati della pubblica amministrazione a sindacalisti, da vigili urbani a portantini ospedalieri : tutti quelli di loro che hanno capito il “trend” lo rafforzano giorno dopo giorno, anche se domani loro stessi ed i loro figli potrebbero venirne macinati ed inghiottiti. Per intanto il nostro primo dovere è di annientare- sempre con le vie legali, s’intende- chiunque -fosse pure il papa!- s’azzardasse a rivalorizzare, a parole e col fatto, quello che noi abbiamo devalorizzato.”