giovedì 22 marzo 2018

Un camelieto in città: Origini e storia della Feste delle Camelie di Velletri

Il 24 e il 25 marzo, qualche giorno dopo l’inizio ufficiale della primavera, si terrà a Velletri l’ormai tradizionale Festa delle Camelie, giunta alla ventiquattresima edizione, che affonda le sue radici nel lontano Ottocento. 


di Valentina Leone

Appuntamento annuale dal 1995, di natura botanica e insieme culturale, la prossima Festa delle Camelie che si svolgerà nel fine settimana, tra sabato 24 e domenica 25, celebrerà in tutte le sue forme e colori lo splendido fiore divenuto caratteristico del paesaggio veliterno. Nonostante la sua notevole diffusione nel territorio afferente al comune di Velletri, la camelia è originaria del Giappone – dove è chiamata tsubaki – e deriva il suo nome, grazie a Linneo, dal missionario e botanico gesuita Georg Joseph Kamel che ne ha importato la coltivazione in Occidente nel Settecento. Nel mondo orientale, per la delicatezza e la perfezione dei suoi fiori che vanno dal bianco al rosso, la camelia ha sempre simboleggiato la devozione reciproca tra due innamorati per il ciclo naturale di sviluppo che lega petalo e calice, portandoli a staccarsi insolitamente insieme dalla pianta al loro appassirsi. Al suo arrivo in Europa, la più conosciuta esponente della famiglia Theaceae continuò a conservare il suo corredo attrattivo, divenendo centro della produzione poetica e letteraria tanto da essere colta come ispiratrice del romanzo del 1848 di Alexandre Dumas figlio La Dame aux camélias, in italiano La signora delle camelie, e da qui di alcuni passaggi de La Traviata, scritta dal librettista Francesco Maria Piave e musicato da Giuseppe Verdi. In Italia, come è possibile rintracciare dalle fonti, le prime camelie furono piantate verso il 1760 nel parco della Villa Reale di Caserta, per desiderio della regina Maria Carolina d’Asburgo Lorena.
Per quanto riguarda Velletri, invece, sembra che l’apparizione del primo esemplare della pianta asiatica, sul finire dell’Ottocento, sia connessa al cimitero monumentale della città. Da qui la camelia si sarebbe diramata nell’area circostante alla città castellana, presto venendo messa a dimora dai contadini accanto alle piantagioni di limoni con uno straordinario attecchimento, favorito dalla peculiare morfologia del terreno vulcanico che ha dato vita a numerose varietà caratteristiche del suolo veliterno. A documentare questa grandiosa e fertile pluralità botanica è stato lasciato in città uno spazio sempreverde e sempre fiorito denominato il Giardino delle Camelie, vicino a piazza Garibaldi, in Piazza Martiri di Pratolungo, che in questi giorni di festa, accanto ai molteplici eventi, vestirà ancora di più Velletri della sgargiante scala cromatica tipica del suo fiore eletto, quasi dimentico di avere origine nel paese del sol levante.
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