giovedì 22 marzo 2018

Quali nuove figure professionali nasceranno da qui al 2030?

Quali nuove figure professionali nasceranno da qui al 2030? Quanti vecchi lavori sono a rischio? Quanti nuovi mestieri sopravvivranno a loro volta alla spasmodica velocità dell’innovazione digitale? Come si impara a immaginare e creare il lavoro del futuro?


Velletri 2030
 
Sono solo alcuni degli interrogativi a cui tentano di rispondere esperti del settore. Il rapporto fra occupazione e innovazione tecnologica è una delle grandi preoccupazioni dell'età contemporanea. Il Bureau of Labor Statistics del Dipartimento americano del lavoro prevede che i settori a più elevato contenuto tecnologico sono quelli destinati a offrire le maggiori opportunità di impiego. Analogamente, uno studio commissionato dal governo britannico all’istituto di ricerca FastFuture ha individuato le 30 nuove professioni che nasceranno o si svilupperanno entro il 2030. Entrambe le ricerche prevedono un futuro dove l’attività umana verrà affiancata e, in taluni casi sostituita, da soluzioni nate grazie all’avanzamento tecnologico. Un’evoluzione che, oltre ad automi e macchine industriali sempre più avanzate, vedrà la nascita di programmi e software che permetteranno sempre di più, grazie alle loro funzioni, di sostituire il lavoro delle persone. ("Professioni del futuro", BitMAT 5 Marzo 2018) "Formare i giovani al lavoro del futuro, ecco i tasselli di una sfida epocale" è un lavoro della Prof.ssa Dunia Pepe dell'Università Roma Tre, pubblicato da AgendaDigitale il 12 gennaio 2018. In esso la Prof.ssa Pepe riprende i risultati dell’Osservatorio delle Competenze Digitali 2017 realizzato dall'Associazione Italiana per l'informatica e il Calcolo Automatico (AICA), Anitec-Assinform, Assintel e Assinter Italia in collaborazione con il Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca (MIUR) e l'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID). l'Osservatorio mostra dei dati estremamente significativi in merito ai requisiti delle professioni future, ai numeri del gap di professionisti ICT, alle caratteristiche dei percorsi di formazione dei laureati e di aggiornamento della forza lavoro. I risultati confermano l’urgenza di allineare l’offerta formativa alla domanda di competenze digitali. Nel medio e lungo termine le professioni si chiameranno: change manager, agile coach, technology innovation manager, chief digital officer, It process & tools architect, ecc. Queste professioni saranno costituite da un mix articolato di competenze, per governare strategicamente i cambiamenti imposti dalle aree Big Data, Cloud, Mobile, Social, IoT e Security. Saranno soprattutto figure fatte da un impasto di competenze tecnologiche, manageriali e abilità quali leadership, intelligenza emotiva, pensiero creativo e capacità di gestione del cambiamento. In un orizzonte temporale che arriva fino al 2025, le stime del "Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale" (Cedefop) per l’Europa prevedono la creazione di nuovi posti di lavoro per ruoli e professioni a elevata qualificazione e una diminuzione significativa di quelli a bassa qualificazione. Riflessioni importanti rispetto al problema dell’occupabilità giovanile riguardano la definizione dei contesti abilitanti, delle politiche pubbliche, aziendali e territoriali che potrebbero favorire l’acquisizione di competenze innovative, la ridefinizione dei percorsi di istruzione e formazione in accordo con l’evoluzione delle politiche di impresa. Nel luglio 2017, il MIUR ha firmato un accordo con il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) per il rilancio del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD). L’accordo riguarda alcuni aspetti essenziali della formazione dei giovani alle competenze digitali: la diffusione della fibra in tutte le scuole; la realizzazione di ambienti innovativi e Fab Lab soprattutto nelle scuole di periferia; la conversione in chiave digitale dei laboratori delle scuole secondarie; il potenziamento della formazione alle competenze digitali ed al coding per la preparazione ai lavori del futuro. La complessità dei temi e delle discussioni sulla scuola pubblica; la novità delle sfide che si aprono con l’introduzione delle tecnologie nei processi di apprendimento e di educazione; l’accelerazione continua dell’innovazione nella società, che fa sembrare l’organizzazione dei processi di apprendimento a scuola obsoleta e ne mette perfino in dubbio l’utilità; la novità delle problematiche che caratterizzano la nostra società (tra cui la ridefinizione del ruolo delle famiglie e le loro difficoltà nel gestire il compito educativo, la diversa cultura giovanile, …); le innovazioni cognitivo-culturali portate da internet; i nuovi problemi nell’apprendimento (es. difficolta nella lettura di testi complessi, difficoltà di articolare compiutamente un pensiero organizzato). Tutto ciò rende evidente l’attualità di una riflessione sulla scuola, che Velletri 2030 ha cercato di stimolare con la News dello scorso 22 Febbraio. Specifiche indicazioni e strategie emergono in definitiva dai dati e dalle ricerche sui percorsi ed i contenuti di una formazione capace di rispondere alle sfide del futuro: occorre investire sullo sviluppo di competenze digitali, diagonali, trasformazionali che consentano ai giovani di lavorare tra i confini di un mondo ibrido ed in continuo mutamento quale è quello disegnato dalla diffusione dell’Intelligenza artificiale e dall’Internet delle cose (IoT); la formazione dovrebbe accompagnare i giovani anche dopo la conclusione di percorsi formali di studio come l’università; i sistemi di istruzione e formazione dovrebbero stabilire un rapporto continuativo e reciproco sia con i territori e gli enti di governo locali che con le imprese in modo da conoscere le competenze richieste e rispondere a specifiche esigenze; i giovani dovrebbero poter costruire i loro percorsi di formazione mettendo insieme esperienze diverse fatte nella scuola e nell’università, attraverso master, percorsi professionali, apprendistato e formazione on the job in modo che il risultato della formazione non sia il raggiungimento dei titoli ma l’acquisizione ed il riconoscimento delle competenze e delle abilità per il lavoro (McKinsey Quarterly, 2017). Nell'area dei Castelli Romani, tra le professioni del futuro una menzione speciale merita il Turismo Sostenibile. Le tecnologie di Internet e la multimedialità, congiunte con la diffusione dei dispositivi mobili, hanno mutato radicalmente i comportamenti del turista. Non esiste un settore economico chiamato Turismo, ma un’infrastruttura ricettiva che è parte di un sistema territoriale di accoglienza a gestione pubblico-privata. Il futuro del turismo è fatto di strutture intelligenti ed ecologiche, mobilità sostenibile, produzione di contenuti culturali, ristorazione alimentata da prodotti identitari, contenuti territoriali. Il tutto va visto in modo integrato. Alcuni parlano di "Smart Land", un nuovo concetto che porta con sé un’idea di territorio come luogo dal tessuto composito fatto di una continua alternanza e mescolanza di soluzioni ricettive e campi coltivati, con l'intenzione di raccogliere, integrando, tutti i pezzi e di presentare nuove pratiche, innovazioni, soluzioni alternative nell’ambito dei servizi al turista e della gestioni della cultura e del turismo. Non è semplice. Servono risorse dedicate e visionarie per provare a inventare e innestare nuove e diffuse forme di imprenditoria, socialità, collaborazione fra soggetti, reti. Concetti ampiamente ricoperti dai Progetti presentati lo scorso 15 marzo presso Spazio Attivo Lazio Innova di Colleferro. Sono Progetti in corso di implementazione da parte di nascenti Start up lungo la filiera dell’offerta turistica innovativa in particolare per il territorio dei Castelli Romani. I progetti sono il frutto di un percorso di accompagnamento che lo Spazio Attivo ha avviato con DMO (Destination Management Organization), unità operativa del Consorzio SBCR Castelli Romani per la promozione turistica del territorio. Il futuro non si prevede, si costruisce. Una bella sfida per la famiglia e la scuola, responsabili dell'educazione e dell'istruzione delle prossime generazioni. Una bella sfida per la classe politica, responsabile di creare le condizioni per lo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali e di una società inclusiva e partecipata.
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