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venerdì 27 marzo 2020

Lettera aperta di una studentessa veliterna in Erasmus in Spagna: "Non abbiamo ricevuto direttive precise, siamo in ansia"


Riceviamo e pubblichiamo una lettera da parte di una studentessa veliterna in Erasmus in Spagna, che ci racconta la non semplice situazione di diversi studenti che non hanno ancora direttive per sapere come comportarsi in questa emergenza coronavirus che ha colpito prima l'Italia e poi la stessa Spagna.

"Sono una studentessa velletrana dell’Università La Sapienza attualmente in Spagna grazie alla vincita di una borsa Erasmus + di nove mesi. In questo momento difficile causato dalla diffusione del virus COVID-19, noi Erasmus ci svegliamo ogni giorno con la paura di vedere i numeri dei contagi in Italia, di ascoltare l’emergenza sanitaria alla quale si sta facendo fronte, ma soprattutto con l’ansia di contattare i nostri cari, sperando di non ricevere mai la notizia di un positivo in famiglia. Tuttavia, le nostre preoccupazioni non si limitano alla situazione italiana, ma anche a quella spagnola e ogni giorno, se non ogni ora, cambiamo idee sul come affrontare questa emergenza perché non abbiamo ricevuto delle direttive precise e coincise da chi di dovere, se non due e-mail di conforto dove ci consigliavano di seguire le direttive del governo del paese estero in cui ci trovavamo. Per esempio, io personalmente, ho ricevuto una e-mail dove mi si consigliava di ritornare ma, qualche giorno dopo, in un’altra e-mail mi si consigliava il contrario. Per questo mi sembra giusto avvisare i miei concittadini, e non solo, della situazione che stiamo vivendo in questo momento, lontani dalle nostre famiglie e dai nostri cari. La situazione che riporterò è quella degli studenti che, per motivi di studio o di ricerca, sono bloccati in Spagna, precisamente a Siviglia (capitale dell’Andalusia). Scoppiata l’epidemia, come sapete, sono stati presi provvedimenti seri dal governo italiano e successivamente da quello spagnolo. Nonostante Sanchez, abbia annunciato l’inizio della quarantena più o meno una settimana dopo il nostro Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, noi italiani all’estero abbiamo iniziato a vivere nella paura e sotto quarantena dai primi avvisi di contagio avvenuti in Lombardia.
Purtroppo, per gli interventi tardivi del governo spagnolo, e qui noi italiani all’estero non possiamo non ammirare le decisioni prese dal governo italiano, i numeri degli infetti in Spagna aumentano in maniera esponenziale e, stando alle notizie ufficiali, probabilmente la Spagna arriverà ad un picco di infetti molto più alto rispetto a quello italiano. Ovviamente non può non preoccuparci questa situazione perché se in Italia, negli ultimi giorni, iniziano a calare i contagi, qui aumentano sempre di più e non riusciamo a vedere uno spiraglio di luce in fondo a questo tunnel. Ora, spiegata la situazione generale, molte persone mi hanno chiesto “perché non ritorni?”. Bene, non è facile come sembra. Non ritorno perché il Ministero degli Esteri, la Farnesina e il Consolato italiano a Siviglia, non sono stati molto di aiuto, a parer mio. All’ inizio del contagio, molti italiani, in maniera del tutto irresponsabile ma motivato dal momento in cui, a detta di alcuni, non rispondeva nessuno telefonicamente, si sono ammassati davanti alle porte del Consolato per ricevere direttive sul come comportarsie su quali fossero le decisioni prese dallo stato italiano, ma le risposte sono state totalmente inadeguate e prive di conforto. In quel momento, il Consolato aveva dato come unica possibilità di rimpatrio i traghetti della Grimaldi Lines con la partenza da Barcellona che per noi, residenti a Siviglia, come si può ben immaginare, non risultava un viaggio né facile da affrontare in una situazione di crisi né sicuro per la nostra salute. Questo perché, come in Italia, anche qui non è facile incontrare mascherine e igienizzanti e, ancora oggi, le persone escono di casa senza protezioni. Successivamente, il Ministero degli Esteri, per via e-mail, ha avvisato della possibilità di mettere alcuni voli Alitalia con partenza Malaga e Madrid e fino al 26 marzo sono stati messi più o meno quattro voli di rimpatrio (a pagamento) che gli stessi stuart della compagnia, in maniera del tutto ufficiosa, mi hanno consigliato di non prendere perché l’unica garanzia igienica e di salute che si riesce a garantire su questi voli è la mascherina e i guanti. Inoltre, per ora, i voli partono solo se pieni, altrimenti il viaggio viene soppresso. Per di più bisogna pensare che questi voli partono da città focolaio e per noi che viviamo a Siviglia, dove il numero dei contagi ancora è contenuto, non conviene. Inoltre la paura, l’ansia e la preoccupazione per ciò che accade in Italia e in Spagna hanno portato alla confusione più totale; nei gruppi Whatsapp girano tutt’ora fake che creano più allarmismo del dovuto, ogni studente riceve email con notizie differenti e ogni mattina ci alziamo con la consapevolezza di poterci trovare davanti comunicati che contraddico quelli del giorno prima.
Per questo, molti studenti hanno tentato il ritorno in Italia, pagando cifre esorbitanti (la mia coinquilina ha pagato 400 Euro) e rischiando di rimanere in quarantena su una nave o in aeroporto con il fatto che ogni ora esce un comunicato differente (veritiero e non) sulla possibilità di viaggiare per la penisola per coloro che ritornano da paesi esteri. Vorrei concludere con una proposta riguardo l’erogazione dell’ultima parte della borsa Erasmus, che dovrebbe avvenire al termine dell’esperienza. La borsa Erasmus+, prima di essere un’opportunità incredibile che ricorda di essere sì cittadini italiani, ma prima di tutto europei, è un contratto al quale dobbiamo sottostare sia noi studenti che le istituzioni. Ritornare significa prendere atto della possibilità di non poter sostenere gli esami nella sessione estiva nell’università ospitante o, peggio, il possibile annullamento della borsa; ma se su uno dei due piatti della bilancia mettiamo la carriera accademica, sull’altro mettiamo la situazione economica alla quale dobbiamo far fronte se prendiamo la decisione di rimanere. E qui introduco la proposta inviata a La Sapienza sulla possibilità di anticipare l’erogazione della restante parte della borsa Erasmus+. Questo a nome soprattutto di chi, avendo fatto il prolungamento, per il secondo semestre è sprovvisto di un sostentamento economico da parte della borsa, che per contratto, dovrebbe ricevere a luglio. Bisogna pensare che la borsa Erasmus+ è una grande opportunità accademica e culturale, ma che non sempre riesce a coprire le esigenze di ogni studente che l’accetta e che quest’ultimi partono consapevoli di dover trovare un lavoro part-time per sostenersi economicamente; in questo momento di quarantena e di blocco della maggior parte delle attività private, questo non è possibile. Spero che l’Università con il Miur prenda seriamente in considerazione questa proposta e la valuti con le migliori intenzioni possibili".