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martedì 7 gennaio 2020

“A Natale puoi riprendere a sognare, riprendere quel tempo che rincorrevi tanto…”

Una semplice frase di un brano cantato da molti di noi. Lo spunto affinché quest’anno la letterina a Babbo Natale fosse scritta non per chiedere un oggetto in regalo ma per donare un gesto di speranza, di gioia, di solidarietà. È così che gli alunni delle mie classi seconda A e seconda B della scuola primaria Marcelli hanno voluto rivolgersi ai loro coetanei meno fortunati, quelli che si trovano, insieme alle loro famiglie, nelle case di accoglienza “Peter Pan” che ospitano i pazienti del reparto oncologico del Bambino Gesù di Roma.
Entrare nella sala multifunzionale della struttura a consegnare tutti i loro messaggi di conoscenza, di augurio per una pronta guarigione, di amore è come ricevere un pugno nello stomaco: si tocca con mano la sofferenza, l’attesa per un esito positivo, la speranza di poter presto tornare nella propria casa. In questo luogo qualche bambino è cresciuto, un altro è diventato, nel frattempo, maggiorenne. Subito, però, ti accorgi che la presenza, un sorriso, le piccole azioni quotidiane sono un sollievo per chi, ogni giorno, combatte per la vita. Attraverso le letterine recapitate dal vero Babbo Natale, accompagnato dagli elfi aiutanti e birichini, un mio alunno ha scritto a questi nuovi “amici di penna” che avrebbe fatto la recita a scuola ed ha imparato canti e filastrocche di Rodari; un altro ha scritto che la cosa più importante è il rispetto; un altro ancora ha invitato tutti a casa sua… Ognuno ha sentito la vera importanza del Natale come nascita di un nuovo cuore, rivolto all’ascolto del nostro fratello più prossimo. Ringrazio: la Confraternita del Gonfalone di Velletri per il supporto e l’organizzazione di questo incontro, l’associazione Peter Pan; Babbo Natale-Gianni Mariani e tutti i genitori delle classi 2°A,2°B e 2°C per aver accolto la mia idea di un gesto solidale ed aver risposto alla chiamata con grande collaborazione, in un’ottica di vera continuità scuola-famiglia. Qualcuno diceva che l’amore chiama amore ed io, come non mai, ho ricevuto il regalo mio più grande: quello di vivere il vero spirito del Natale e vedere il cambiamento intorno a me. Grazie ai “miei” cuccioli per insegnarmi sempre la strada da percorrere, insieme.

Fulvia Schiavetta