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martedì 31 dicembre 2019

Velletri riscopre il suo Anfiteatro: un'arena da 10.000 posti (con tracce ancora presenti) presentata con gli studi di Giani e Bianchini

L'importanza di una città si vede anche dalle infrastrutture, oggi come in passato. E una delle più vistose e prestigiose opere che le città, in epoca romana, potevano sfoggiare era l'Anfiteatro. Grazie agli studi profusi da Guido Giani e Roberto Bianchini del Gruppo Archeologico Veliterno, in una conferenza alla Sala Tersicore si è presentata l'ipotesi di formazione dell'Anfiteatro di Velletri, che era sito nella zona a Sud della città, tra piazza Mazzini e piazza Caduti sul Lavoro.

Le prove tangibili di questo Anfiteatro, che probabilmente arrivava a contenere 10.000 persone, è un'epigrafe del IV secolo conservata al Museo Civico "Oreste Nardini" di Velletri. La zona era compresa tra piazza Mazzini, il corso, via S. Francesco, via del Merangolo e via S. Crispino con segni presenti nelle cantine, con ambienti ipogei e cripte. Velletri, città ricca e ospitante numerose ville imperiali, aveva un Foro proprio su piazza Caduti sul Lavoro. L'Anfiteatro doveva avere - si è ipotizzato - una superficie di circa 12.434 mq, e sarebbero stati gli Antonini a progettarlo intorno al 98-138 d.C. Una piccola 'chicca' è la curva, precisa, che ancora si nota nel posizionamento dei palazzi e suggerisce un'ansa dell'anfiteatro a ridosso di Piazza Mazzini dal lato di via Furio.
Tra i rinvenimenti recenti, riportati anche nell'opuscolo predisposto dal Gruppo Archeologico Veliterno, che rappresenta un prezioso documento, vi sono particolari muratore tra via Furio e via Padella, cunicoli sotterranei in zona purtroppo spesso murati o adibiti a depositi e cantine. Il grande lavoro svolto dal Gruppo Archeologico Veliterno e dai due relatori dimostra ancora una volta un angolo della Velletri perduta, che avrebbe potuto rappresentare una grande attrattiva turistica. Si può immaginare, infatti, che effetto avrebbe avuto un anfiteatro da 10.000 posti tra Porta Napoletana e Piazza Mazzini.
Purtroppo tutto ciò che rimane, fondamenta comprese, è sepolto sotto la città e difficilmente verrà alla luce qualcosa. L'auspicio, però, è che questo studio - oltre a comprovarne l'esistenza e sensibilizzare l'opinione pubblica - induca i vertici comunali a ricostruire la memoria di questa grande opera magari con una pannellistica turistica che può partire proprio dalle oculate riproduzioni di Giani. Come sempre complimenti al Gruppo Archeologico Veliterno per queste iniziative che riescono un po' a risvegliare dal torpore coloro che insistono e persistono nel dire che a Velletri non c'è niente e che la nostra città non ha storia. 


Rocco Della Corte