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giovedì 10 ottobre 2019

A proposito della riduzione del numero dei Parlamentari


La Camera dei Deputati lunedì scorso 7 ottobre ha votato per la riduzione del numero dei suoi componenti e di quelli del Senato della Repubblica. Con la nuova norma avremo 600 parlamentari in tutto, 400 deputati e 200 senatori.

di Antonio Della Corte

Tale provvedimento comporterà un deputato ogni 151.210 abitanti, attualmente è di uno ogni 96.006, mentre si avrà un senatore ogni 302.420 abitanti, attualmente è di uno ogni 188.424. Inoltre sarà inevitabilmente necessario ridisegnare i collegi elettorali con una nuova legge. La legge che taglia il numero dei rappresentanti del popolo è stata votata, tranne poche eccezioni dalla stragrande maggioranza. Tuttavia tale provvedimento lascia molteplici interrogativi, anzitutto i problemi sul tavolo del nuovo governo targato PD–M5S sono tanti, e la riduzione del numero dei parlamentari, non era certamente la priorità, nè il primo problema del nostro paese. Costituiva tuttavia una tematica tanto popolare quanto demagogica, e questo forse spiega la larga maggioranza con cui è passata, votata anche da forze politiche che erano contrarie fino a non molto tempo fa. Il nostro Parlamento consta attualmente di 630 Deputati e 315 Senatori, con uno stipendio molto elevato, ma il risparmio sul taglio, non sarà poi così grande, molti paesi hanno un numero simile di Parlamentari. Paradossalmente il risparmio maggiore si sarebbe avuto lasciando inalterato il loro numero, che garantiva una congrua rappresentanza popolare, remunerandoli però con il medesimo stipendio della professione che esercitavano prima di essere eletti (esempio: se faceva l’impiegato, gli si corrisponde lo stipendio da impiegato), per chi magari era disoccupato gli si conferisce un comunissimo e normale stipendio medio . Inoltre si potrebbero rimborsare delle spese di vitto e alloggio sostenute durante la permanenza a Roma per i lavori parlamentari, debitamente documentate e in strutture decenti, non per forza di lusso. I nostri parlamentari non hanno l’obbligo della cosiddetta “pezza d’appoggio" per le spese sostenute, e questo permette una miriade di abusi. Andrebbe inoltre abolito il privilegio sulla concessione di mutui e prestiti a tassi impensabili per i “comuni mortali”. Anche questa misura consentirebbe di diminuire la distanza tra rappresentanti e rappresentati. In questo modo si sarebbe risparmiato molto di più mantenendo nel contempo l’attuale rappresentanza, che viceversa con la riduzione, come abbiamo visto si è inevitabilmente ristretta . D’altra parte la riduzione del numero dei Parlamentari, come molte “riforme” passate negli ultimi anni, e come altre in progetto (per dirne una, l’elezione diretta del Capo dello Stato e la Repubblica presidenziale), era prevista anche nel famigerato “Piano di rinascita democratica” della P2 di Gelli, e ciò getta una luce inquietante su tali iniziative, che all’epoca erano considerate eversive dell’ordine democratico.