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Natale 2019

venerdì 6 settembre 2019

Il gruppo come esperienza di crescita, l’arte come potenziamento della comunicazione

La parola gruppo nella sua etimologia di origine germanica, rimanda al significato di: “riunire – ammassare - stringere insieme – contrarre – agglomerare …” Già nell’800 i sociologi approfondirono lo studio sui gruppi e le loro dinamiche, nella Psicologia occorre aspettare gli inizi del 900 per una ricerca sulla radice terapeutica nel gruppo con l’interesse di Freud per la psicologia collettiva.


di Monica Locatelli

La nascita del "gruppo" come strumento clinico è databile approssimativamente intorno agli anni '50, non a caso alla fine del secondo conflitto mondiale, ed ha probabilmente origine da un'esigenza pratica, o che dalla pratica nasce, rivelandosi, poi, nel tempo, utile. T.Burrow analista junghiano fu il precursore della terapia analitica di gruppo e il primo a sottolineare “l’importanza della condivisione della comunicazione per risolvere i conflitti intrapsichici e l’origine sociale di disturbi patologici”. Altri numerosi contributi furono dati dalle ricerche di Bion che si occupò dei gruppi durante la seconda guerra mondiale come ufficiale medico; Lewin con la Teoria del Campo e dinamica di gruppo; Foulkes e il gruppoanalisi; Winnocott e Khout che rimandarono al gruppo come uno spazio privilegiato per la comprensione del Sé e l’autorealizzazione. Nel gruppo infatti è possibile rappresentare sia aspetti del Sé e delle relazioni oggettuali, sia l’interazione attuale con i singoli membri partecipanti. Il fenomeno del “rispecchiamento” nel gruppo per gli autori, permette alla persona di vedere sé stessa o parte di sé (spesso la parte rimossa) riflessa nell’interazione con gli altri membri del gruppo. Arriva così a conoscersi meglio attraverso l’effetto che fa agli altri e attraverso l’immagine che gli altri si fanno di lei.
Questa “funzione specchio” permetterà quindi l’integrazione del Sé e lo sviluppo dell’IO. Attualmente il gruppo come strumento terapeutico e come fattore di crescita personale, è riconosciuto, in tutte le impostazioni teoriche, come efficace perché nel suo svolgimento rende possibile raggiungere importanti obbiettivi: senso di coesione ed identificazione, universalità (ovvero, il sentimento di non essere il solo a trovarsi in una situazione spiacevole), senso di speranza, altruismo, assunzione di responsabilità, migliore comprensione del sé, riattuazione delle dinamiche relazionali tipiche di ognuno, senso di liberazione, apprendimento interpersonale e scambio di informazioni. I.Yalom ( 1931) sottolineò questi ed altri fattori come “UN INSIEME DI ELEMENTI RESPONSABILI DEL CAMBIAMENTO POSITIVO”. Altro aspetto particolarmente importante nel gruppo è quello della “Catarsi” elemento chiave anche nell’ambito artistico. La Catarsi – dal termine greco Kathairo (pulizia e/o purificazione), già nota nel Teatro greco come quel processo identificativo e proiettivo tramite il quale è possibile esternalizzare le proprie emozioni positive o negative, liberandosene e vivendole così grazie agli strumenti artistici, in un modo più accessibile, meno soggetto a vincoli e resistenze psichiche. J.Moreno nel 1931 utilizzò la metodologia della terapia di gruppo per teorizzare lo “Psicodramma”, tecnica attraverso la quale era possibile per la persona esprimere, attraverso la messa in scena e l’effetto catartico proprio del teatro, i diversi aspetti della sua vita; il presupposto implicito è che il soggetto tenderà a proiettare la sua reale condizione psicologica, favorendone la presa di coscienza. Attualmente nell’esperienza pratica del “gruppo terapeutico” ci riferiamo a quella situazione o momento di incontro in cui ogni partecipante porta tanto i propri punti di forza, che diventeranno così risorse del gruppo stesso, di cui tutti i partecipanti potranno così usufruire, quanto le proprie peculiari debolezze, con cui ogni altro partecipante potrà confrontarsi e a cui potrà reagire e rispondere in modo personale e significativo. Si tratta di un gruppo di crescita personale dove ogni partecipante avrà la possibilità di effettuare un lavoro “esplorativo” partendo da un’esperienza individuale, guidato da 2 terapeuti o un terapeuta ed un counselor (conduzione in co-agevolazione A.S.P.I.C. psicoterapia ad indirizzo integrato), in cui sarà possibile far partecipare uno o più componenti del gruppo al fine di ri-costruire percorsi significativi della propria esistenza e sperimentare nuovi modelli relazionali. Un lavoro in gruppo si basa, infatti, oltre che sulla funzione degli agevolatori, sulle energie e sull’apporto di tutti i partecipanti: Ciascuno riceve nella misura in cui dà. Questo modello di matrice gestaltica si focalizza sul concetto di qui e ora, sui vissuti emotivi dei partecipanti e sulle dinamiche di gruppo, ciò consente ai componenti di analizzare il proprio comportamento in un ambiente più ampio.
Il fine ultimo delle sedute di un gruppo a mediazione gestaltica si identifica con il raggiungimento della consapevolezza delle proprie dinamiche interne ed interpersonali e con l’espressione, in un ambiente protetto, di sentimenti ed emozioni. Il lavoro terapeutico effettuato in un gruppo a mediazione gestaltica rappresenta “un processo attraverso il quale venire incontro alle particolari esigenze relative ai bisogni individuali e di gruppo, basato su una visione della persona come entità in costante interazione e rapporto con gli altri” (Benson, 2004, 23). La dimensione a mediazione artistica nei gruppi integra gli aspetti psicologici e le dinamiche relazionali a tecniche e materiali artistici-espressivi quali colori, tempere, materiali di recupero, o nel caso di approcci con la musica, la danza e il teatro, dell’interazione corporea, l’utilizzo di “vissuti” corporei e di strumenti musicali, ecc. Grazie alla mediazione artistica la persona è sostenuta nell’esprimere le proprie difficoltà e il proprio disagio psichico, utilizzando un diverso canale comunicativo che non sia esclusivamente la parola; è possibile così per la persona attivare le risorse legate all’emisfero destro del cervello che regola la creatività, la fantasia, l’intuizione, le percezioni sensoriali, i “vissuti” corporei. L’esperienza in un gruppo integrata alle tecniche artistiche così permetterà il rafforzamento dell’io, la comunicazione assertiva, il potenziamento dell’autoefficacia personale. 

Presso il centro “eppur si muove” in occasione dell’evento Open Week, giovedì 10 ottobre alle ore 18:00 sarà possibile partecipare gratuitamente ad un gruppo di Art-Therapy “i colori del Sé”; per informazioni contattare il 3917709041 – eppursimuove.velletri@gmail.com