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domenica 11 novembre 2018

Proliferazione nucleare e buco nero

La mia militanza antimilitarista, iniziata negli anni ottanta, mi ha insegnato che i più veri, profondi, utili compagni di strada sono proprio certi militari. Perché sono proprio loro ad aver, più di noi, testato sulla propria pelle ed anima l’intollerabilità della guerra, la conoscono dall’interno, e sono i primi a volerla evitare, non tanto e solo a se stessi, quanto ai loro figli ed all’umanità in generale. Victor Hugo e Lev Tolstoi, i padri dell’antimilitarismo moderno, erano figli di militari, ed erano vissuti in mezzo alle divise.


di Pierluigi Starace
Il Duca d’Aosta, nella sua prevalente coscienza di non mandare al massacro sicuro i suoi uomini, ed in questo anche d’evitare il massacro degli uomini nemici, insomma nella responsabile fermezza a mantenere un volto nobilmente umano sul campo di battaglia, era un militare. E lo era il generale Dwight Eisenhauer, che, testimone di tutti gli orrori della seconda guerra mondiale, quando divenne presidente degli USA mostrò il proprio coraggio fino in fondo, quando accusò gli interessi finanziari del “complesso militare –industriale” USA di minacciare la pace, e fece il possibile per conservarla, a loro scorno. Tanto per introdurre l’autore delle citazioni parola per parola di quest’articolo, il generale Fabio Mini, e l’argomento, l’intenzione di ritirare gli USA dal trattato di non proliferazione nucleare del 1968, cui aderiscono 190 stati, poi integrato da quello tra Gorbaciov e Reagan negli anni ottanta, da parte di Trump. Il generale Mini accenna al fatto che dal 2000 in poi le spese militari USA non aumentavano abbastanza, per il business del “complesso militare-industriale”, e prosegue:” Nessun presidente americano ha mai pensato a sfruttare la potenza militare se non per gli interessi commerciali, politici ed industriali di alcuni gruppi di potere, la stessa casta militare è completamente asservita a tali gruppi, ed il proposito di riaprire una nuova era di terrore nucleare li trova completamente conniventi.” Per Mini ciò che Trump si è messo a sbandierare, la guerra nucleare “ è la forma suprema di terrorismo internazionale spacciata per deterrenza.” Con essa Trump vuole” eliminare qualsiasi possibilità di equilibrio, terrorizzare al punto d’annullare qualsiasi difesa anche legittima”. A questo fine il trattato di non proliferazione “va smontato”.Come non bastasse; Trump sbandiera la “punizione preventiva” dei potenziali avversari, e l’estorsione nei confronti degli “amici” imponendo l’ombrello nucleare “in affitto” a tutti coloro che non vogliono o non possono dotarsi di tali armamenti.” Ancora Mini, e non io, scrive:” Non è vero che la maggior potenza nucleare elimina la proliferazione, in realtà la incrementa, come nel caso dell’Iran.E non è vero che una nuova corsa agli armamenti nucleari possa arrestare la proliferazione convenzionale”. E passo al “buco nero”. Nell’insopportabile fare le pulci alla finanziaria di queste settimane, dentro e fuori dal parlamento, soprattutto alla ricerca delle “coperture” possibili, io noto un “buco nero” inquietante: mai, neppure mezza volta, da parte di nessuno, vuoi politico vuoi giornalista o opinionista, ho sentito citare la spesa militare come capitolo dai tagli al quale attingere risorse. Eppure le cifre direttamente ed indirettamente affluenti ad e defluenti da essa non sono robbettola, credo che – e non faccio numeri perché non li ho, ma farebbe proprio bene chi li ha a farlo, perché quei numeri sono cosa nostra, in democrazia-da qualche taglio ad acquisti di sommergibili nucleari, cacciabombardieri ed affitto d’ombrelli nucleari quella manciatina di miliardi per reddito di cittadinanza e Fornero potrebbe diventare più decorosa, più umana, più civile, più-ora sì che ci vuole!- da popolo italiano, che da lotteria di beneficenza. E’ un fondamentale dell’antimilitarismo questo: le armi uccidono molto prima di quando sparano. Perché si succhiano quel danaro che poteva pagare spese sanitarie vitali per chi, pagati pane, affitto e bollette è rimasto senza un centesimo in tasca, accorciare di qualche decina le unità di disgraziati in coda ad un pronto soccorso,e di qualche ora i giorni d’attesa, pagare un contributo affitto comunale ad una famiglia sbattuta fuori casa sul far dell’inverno, come pare divenuta abitudine democratica, sociale e cristiana dei nostri amministratori a vario livello. Qualcuno mi suggerirebbe di non creare allarmismi, in fondo abbiamo un monitoraggio europeo della nostra situazione socioeconomica, mica siamo in Africa. Gli rispondo che agli attenti analisti di Bruxelles è sfuggito che la legge polettiana di contrasto alla povertà, prevedente 203 euro mensili per unità, e meno a testa, a scalare, per ogni membro della famiglia, scendendo ben sotto i due euro giornalieri, era stata calibrata per uomini, e non per criceti. Quindi, per loro, nessuna correzione da apportare. Qualcosa mi dice che se in quel documento una voce di spesa pubblica dieci volte maggiore di quella di “contrasto alla povertà” fosse stata prevista per spese militari, gli stessi analisti avrebbero fatto lo stesso: OK anche a quello. Finalmente: se le sparate hitleriane di Trump produrranno effetti contabili in termini di decisioni dei nostri legittimi rappresentanti, in altre parole se i “nemici dei poteri forti” al governo, e fino a ieri leaders dell’antiterrorismo islamico, oggi a tempo perso e a nostre spese commessi viaggiatori per la vendita d’armi leggere al Qatar, s’appecoroneranno alla richiesta USA d’incrementare la nostra quota finanziaria di partecipazione alla NATO, almeno vogliamo sapere a quanto essa ammonterebbe, o ammonterà. Sembra una pretesa sfacciata, eversiva, ma è l’a b c delle democrazie moderne. Nello scimmiottare carnevalesco di tanti aspetti di esse, specie di quella USA, abbiamo dimenticato, o meglio mai tenuto abbastanza fermo un principio di fondo: il diritto del cittadino contribuente di decidere prima e controllare poi l’uso che i suoi commissari, che sarebbero gli eletti alla funzione legislativa ed esecutiva, ne faranno.
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