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giovedì 15 novembre 2018

La ricerca di Taddei sui prigionieri austro-ungarici di Velletri pubblicata su un libro presentato a Sermoneta


La ricerca di Fabio Taddei, sui prigionieri austro-ungarici della Prima Guerra Mondiale portati a Velletri, e mai più tornati a casa a causa della influenza spagnola e della malaria, tutt’ora seppelliti nel cimitero di Velletri, ha superato i nostri confini cittadini ed è stata utilizzata e riportata nel recente libro dell’Autrice, Alessandra Corvi, “Pandemia Spagnola e Grande Guerra – 1918-2018 – Cento anni e cento milioni di morti”.

Questo libro edito dalla casa editrice Associazione Sintagma di Mauro Nasi, racconta lo scenario del Circondario di Velletri e nei Mandamenti di Sezze, Priverno e Terracina, prima e durante il conflitto mondiale. Una vicenda globale, quella della pandemia dell’influenza spagnola, abbattutasi sulla popolazione mondiale provocando circa 48 milioni di vittime, molte di più di quelle della Prima Guerra Mondiale stessa, vicenda che ha colpito anche i nostri territori ma che per via della censura di allora poco se ne parlò, tanto da risultare poco sconosciuta dai giovani di oggi. Questo libro è stato presentato sabato 10 novembre nella splendida cornice di Palazzo Caetani a Sermoneta, alla presenza di autorità civili e politiche locali al quale evento è stato invitato anche Fabio Taddei come relatore, il quale ha raccontato al folto pubblico intervenuto, ciò che lo ha spinto a fare questa ricerca e le difficoltà incontrate, oltre della recente intitolazione a Velletri della “Scalinata dei Prigionieri Austro-Ungarici”, proprio da questi sfortunati soldati costruita, soldati un tempo nemici tra le quali fila vi erano però anche degli italiani.

Un grazie a Fabio Taddei 

Ho letto grazie a codesta testata la notizia dell’intitolazione ufficiale della scalinata afferente dai giardini pubblici di Viale Marconi a Piazza XX settembre a chi l’aveva costruita, quei prigionieri dell’esercito austroungarico detenuti a Velletri a cavallo tra la fine della prima guerra mondiale ed il catastrofico, soprattutto per loro, trovatisi fra i vinti, dopoguerra. Fabio Taddei ha confessato che i primi passi della sua idea sono avvenuti nell’atmosfera raggelante che circonda una stranezza, se non peggio. Niente di strano, però: oggigiorno forse più che mai dall’aprile ’45 in poi, il commento del cittadino medio sarebbe:” Quegli stranieri erano nemici che avevano sparato ai nostri soldati, sono stati pure vigliacchi ad arrendersi, ed è già troppo che gli abbiamo regalato un posto al cimitero nostro: ma almeno lasciamoli in pace, mo’ jè diciamo puro grazie?” Io invece mi sento orgoglioso che proprio a Velletri sia nata, ed a Velletri realizzata, un’iniziativa così nobilmente, intimamente, audacemente, luminosamente armonizzata a quello che, ad un secolo dal massimo massacro perpetrato dal militarismo nella storia umana, dal ben più che tentato suicidio fisico, morale e civile dell’Europa, dovrebbe esser lo spirito di noi che ricordiamo tutto ciò. Lo spirito eversivo d’ogni contrapposizione artificiale, convenzionale, imposta dall’alto, ereditata senza coscienza, fra etnia ed etnia, contrapposizione che fu nel ’14 forse l’elemento più efficiente a spingere degli uomini, dei cristiani, dei detentori d’una cultura o civilizzazione al massimo livello mondiale, al massacro reciproco. Ed allora quale idea più significativa di questo spirito internazionalista che quella di ricordare che, cento anni or sono, su quella salita che ancor oggi percorriamo, dei ragazzi austriaci, e poi di quasi tutte le nazionalità dell’impero multietnico degli Augsburg, avevano lavorato per costruire una scalinata, e che quasi tutti erano morti durante quel lavoro, non per fatica o denutrizione, ma per quella apocalittica epidemia di “febbre spagnola”, che con la Spagna non c’entrava niente, ma con quella guerra sì? Quei ragazzi, a parte un tedesco ed i 27 austriaci, appartenevano ad etnie ostili a quelle due i cui imperatori, il Kaiser e Franz Josef , avevano voluta la guerra. Nessuno di quegli ucraini, polacchi, slovacchi, ungheresi ed altro elencati da Fabio Taddei aveva mai nutrito un odio antitaliano, nessuno di loro avrebbe voluto morire, e tanto meno uccidere, per l’interesse dei propri oppressori: e se ci avevano sparato contro, era stato perché dietro le loro spalle c’era chi, col fucile puntato, trasmetteva loro la volontà “superiore”.La pretesa assoluta dell’asse Berlino-Vienna al diritto al dominio del mondo era stata divinizzata da una sinergia tra filosofi inquinati d’una certa teologia e teologi inquinati di una certa filosofia, gli uni e gli altri blindando le proprie menti nell’ elmetto a chiodo. Erano loro a ratificare e benedire il verbo proclamato a tutti gli altri popoli dagli imperi centrali all’erompere della guerra:” O vi dichiarate nostri schiavi, e lo dimostrate armi alla mano combattendo con noi, o vi distruggiamo”. Credo che, cent’anni dopo, la follia criminale di questo atteggiamento ci sia stata confermata dalla storia. E credo che, nel ricevere l’ordine di mobilitazione, quei ragazzi, sotto l’eccitazione artificiosa indotta in essi dalla asfissiante propaganda dei loro regimi, spacciante come patriottismo la disumanizzazione di massa, sentissero il peso di venir trasformati in strumenti attivatori di un male enorme, laddove, almeno, i nostri ragazzi avevano l’orgoglio della buona coscienza di lottare per difendere non solo la propria patria, ma l’intera umanità da quella intollerabile aggressione. Osservazioni psicologiche a parte, qualcosa di più profondo affratellava quei ragazzi ed i nostri nonni, al momento di partire per il fronte: il sentir d’essere condannati a morte da un potere al di fuori ed al di sopra di loro. Come avrebbero imparato sulla propria pelle dopo, i “cattivi” Ludendorf, Von Moltke, Hindemburg, erano “tecnicamente” identici ai “buoni” Joffre, Pétain, Cadorna, nell ‘ usare i siluri, i gas all’iprite, impedire alle famiglie dei prigionieri di mandar loro un pacco, ordinare fucilazioni che lasciavano sul terreno, per mano dei propri commilitoni, coi quali avevano condiviso il rancio fino ad un momento prima, più uomini che un combattimento. Ed ora che un altro potere, sacralizzato dai chierici del pensiero unico, il mercato, ha disseminato anche sulle nostre strade i connazionali di quei ragazzi, anche se non, ahimè, loro discendenti, cogliamo quest’occasione per mostrare, in loro, al mondo, d’aver imparato la lezione della storia. Non più stranieri, non più nemici, non più nemmeno estranei, ma ospiti con i quali costruire in amicizia paritaria,rinnovando le radici cristiane dell’Europa quasi sbarbate cento anni or sono, una nuova umanità, quell’umanità per la quale sono morti, allora, coloro che s’immolarono, spesso volontari, affinché quella del’14 fosse l’ultima guerra della storia. Un grazie commosso, dunque, a Fabio Taddei, tanto benemerito per tante iniziative tutte impregnate di questo spirito d’armonizzazione di Velletri col resto dell’umanità. Senza dimenticare Roberto Zaccagnini, il cui minuzioso scavo nel passato ha offerto a Fabio la materia per la sua iniziativa, a “Memoria 900” , che l’ha supportata autorevolmente, e finalmente alla nuova amministrazione comunale che l’ha fatta propria e realizzata con perfetto tempismo. 

Pier Luigi Starace
Associazioni e Solidarietà