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sabato 23 giugno 2018

San Giovanni Battista dalle parole di don Gaetano Zaralli


Rocco Della Corte e don Gaetano Zaralli alla Mondadori
Lc 1.57-66.80

Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva esaltato in lei la sua misericordia, e si rallegravano con lei.
All`ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c`è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta, e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. In quel medesimo istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Coloro che le udivano, le serbavano in cuor loro: «Che sarà mai questo bambino?» si dicevano. Davvero la mano del Signore stava con lui.
Il fanciullo cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.


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e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria.
Quando si vuole costruire la storia di un grande personaggio a ritroso, nella confusione delle notizie che si hanno sulla nascita e la sua infanzia, si va a cercare l’elemento strano che allora non fece scalpore, ma che al presente si rivela  come segno evidente della Provvidenza.
 La scelta del nome, per esempio. Perché Giovanni e non Zaccaria? Perché interrompere il filo logico di una tradizione e seguire altre vie?
L’evento è straordinario quando ha la forza di portare il “nuovo”.
Tutto ciò che si avvita come edera attorno al tronco, stanco per i troppi anni, sottrae al sostegno incerto l’ultima linfa  e lo fa morire, ma quella morte è anche la fine del parassita.

…e scrisse: «Giovanni è il suo nome».
Dopo un confronto serrato due opinioni convergono: madre e padre, almeno apparentemente, sul nome del loro figlio la pensano allo stesso modo. In realtà il corso della storia è segnato dalla volontà di qualcun’altro che è al disopra delle normali vicende umane. La madre e il padre sono semplici strumenti, sono una donna sterile e un uomo privato per punizione  della parola. La sterilità darà  il frutto non sperato e la parola tornerà a vibrare nella meraviglia generale di ciò che accade.
Il “nuovo”, se non è lo  stupido modello delle mode, è la prua che rompe il ghiaccio, è il vomere che squarcia la terra, è il profeta che irrompe prepotentemente nella storia, è il Battista che apre la strada al Messia, tagliando e sradicando le erbacce che, come l’edera, assetate di potere, succhiano e succhieranno sangue perfino dal tronco della croce, senza condividerne il sacrificio.

«Che sarà mai questo bambino?»
Quando si costruisce la storia di un grande personaggio partendo dalla morte, si risale alla sua infanzia e in quegli anni si trova il segno della meraviglia, perché i natali debbono condizionare positivamente o negativamente il resto di una qualsiasi esistenza…
Se chi muore è santo, si scoprirà che alla sua nascita suonarono le campane; se chi muore, muore ammazzato, tutti giurano che il guizzo nacque nel frastuono scoppiettante delle canne mozze.
Giovanni muore da santo e muore ammazzato… Straordinaria sintesi che diventa legge per chi inconsapevolmente si trova a morire da martire.  


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