venerdì 8 giugno 2018

Fausto Servadio: "Ringrazio tutti coloro che sanno di averlo meritato e ai quali non l'ho mai detto"

Servadio e Zingaretti
E' un Fausto Servadio come un fiume in piena quello che richiede un'intervista a Velletri Life alla vigilia della scadenza del suo mandato. 



Dichiarazioni, quelle del primo cittadino uscente, che partono da una premessa: "Sono il Sindaco di Velletri, non sono candidato e non faccio propaganda. Quindi voglio semplicemente parlare ai cittadini direttamente, senza giri di parole". Se sembra chiaro quello che Servadio ha in mente, senza lesinare critiche alla stampa locale rea - in parte - di non aver voluto ospitare le sue dichiarazioni, è ad un documento stampato che il Sindaco affida il suo ricordo di questa esperienza di governo durata dieci anni. "Ho voluto ripercorrere dieci anni straordinari con un racconto breve, che narra solo alcune delle attività svolte. Tutte sarebbe stato impossibile e noioso per i lettori. Fatti ma anche emozioni e sentimenti perché per fare il Sindaco ci devi mettere tutto quello che hai e, talvolta, non basta. Quando sai essere il primo approdo dello Stato per il cittadino fragile che cerca in te una parola, un gesto, un fatto concreto, devi metterci qualcosa in più". "Per due volte - prosegue Servadio - ho avuto l'onore e il privilegio di rappresentare la mia città, probabilmente avrò avuto relazioni con tutti i cittadini, direttamente o indirettamente, qualcuno certamente sarà rimasto insoddisfatto o avrà criticato il mio agire. Proprio a chi non è soddisfatto chiedo di giudicare il mio operato con serenità e scevro da pregiudizi, capirà che ho sempre tentato di raggiungere l'obiettivo migliore. Ho agito nell'interesse generale, ascoltando molto ma anche decidendo molto, forse il lato rude del mio carattere è quello che si ricorda maggiormente. Non ho mediato molto con me stesso, ho cercato di farmi accettare per quello che sono senza maschere". "Spesso - prosegue il Sindaco - ho usato il termine 'ho fatto' invece che un più politicamente corretto 'abbiamo fatto', non è una prova di supponenza, semplicemente un retaggio che ho voluto mantenere nella consapevolezza che ogni volta che ho detto 'ho fatto' autenticamente sapevo che senza l'apporto dei miei collaboratori e dei lavoratori del Comune non sarei riuscito a fare proprio nulla". "Sono stato avaro nel dire 'grazie', anche qui ha prevalso la mia formazione costruita sul campo, una specie di dovere implicito nel portare avanti un compito. Però la gestione attenta, il progetto Plus, la smart City, le opere pubbliche, il Teatro Artemisio, il parcheggio di via Lata, la nuova circonvallazione di Ponente, l'Area Archeologica delle Stimmate, il PalaBandinelli, la Scala Mobile, la Casa delle Culture, il Corso, il ciclo dei rifiuti oggi sono realtà. Forse, qualche volta in più, avrei dovuto essere attento, lo faccio ora ringraziando tutti coloro che sanno di averlo meritato e ai quali non l'ho mai detto".
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