lunedì 4 giugno 2018

“A porte chiuse”: Artè incanta “VelletrAma” con la difficile pièce di Sartre

Penultimo appuntamento per la rassegna teatrale “VelletrAma”, organizzata dal Teatro “Tognazzi” diretto da Roberto Becchimanzi e forte della spinta aggregativa, culturale e perché no, di sana competizione (viste le votazioni finali) da parte delle tante compagnie cittadine.

di Rocco Della Corte
A calcare il palco di via Turati nel giovedì sera veliterno è stata la compagnia Artè, per la regia di Carla Petrella, con una pièce tutt’altro che semplice: A porte chiuse di Jean Paul Sartre. Che cos’è l’inferno nell’immaginario collettivo? Questa la domanda con cui il direttore Becchimanzi ha dato il benvenuto al pubblico, aprendo di fatto in anticipo il sipario. Tre persone, un uomo e due donne, si ritrovano in una stanza che non si comprende cosa rappresenti. Il primo ad approdarci, accompagnato da una donna fredda e spietata (il valletto), laconica nei toni e rassegnata, è Garcin, un brasiliano che allude, durante lo spettacolo, a trascorsi giornalistici e che chiede le prime informazioni sul bizzarro e spaventoso posto in cui è giunto. Poi è la volta di Ines, donna molto più calcolatrice e furba sin dalle prime battute, consapevole del luogo in cui è finita e scontrosa. Terzo ed ultimo personaggio, infine, Stella, una donna elegante e raffinata che racconta di essere morta per polmonite. I tre, in una stanza e con le porte rigorosamente sbarrate con un occhio alla terra, si rendono ben presto conto di essere finiti all’Inferno e di essere destinati a stare insieme per l’eternità. Ciò concorrerà alla nascita di una serie di dinamiche, nel non semplice testo sartriano, in cui ogni vittima diviene carnefice del suo vicino e si fanno e disfano alleanze tra gli ospiti dispari che sposteranno la scena (e gli spettatori) a conclusioni ogni volta diverse. Il cinismo di Ines, che pure mostra di provare sentimenti per Stella, è la chiave di volta che induce tutti a superare il velo di ipocrisia e ammettere che la destinazione Inferno è meritata. Dai dialoghi, serrati, solenni, con un pizzico di lentezza che contribuisce alla formazione di un’angoscia, teatralmente parlando, e di un’attenzione da parte del pubblico, emerge il vero spirito infernale: la tortura reciproca dei dannati, costretti (anche su spinta di Ines) a raccontare le proprie nefandezze che esplicano il dramma presunto certificandolo come dramma reale. Garcin è dunque, tirando le somme, un traditore, disertore e ha sulla coscienza il suicidio di sua moglie, mai rispettata, che si uccide di dolore dopo la sua morte. Stella è invece una viziata, traditrice, assassina di sua figlia nato dalla relazione clandestina che aveva intrapreso, e indirettamente provoca anche il suicidio dell’amante.

Infine, Ines, seduttrice e manipolatrice, caratteristiche che mantiene anche nella stanza a porte chiuse quando cerca di sedurre Stella, essendo lesbica, dando il via ad una serie di torture anche amorose. Proprio Ines è una specie di voce della coscienza, che regge il gioco e indirizza le opinioni per il suo carisma e la sua fermezza. La forte retrospettiva psicologica nelle cinque scene dell’atto unico rapisce gli spettatori, fino al termine dello spettacolo che, in ossimoro con lo stato eterno che accomuna i personaggi, si conclude con tante risate nervose e amare, sintetizzate nell’affermazione proverbiale di Sartre che dice: “Adesso ho capito che cos’è l’Inferno: l’Inferno sono gli altri”. La compagnia Artè, composta da Helenia Brunetti (Stella), Alessandra Mattoccia (Valletto), Gloria Abbafati (controllore di sala che lavora a maglia e ‘tesse’ la tela delle storie, nonché aiuto alla regia), Giorgio Montegiorgi (Garcin) e Carla Petrella (Ines, e cura della regia) ha riscosso i convinti applausi delle oltre cento persone accorse al “Tognazzi”, segno che nonostante il copione complesso e un autorevole mente come Sartre l’operazione di mettere in scena A porte chiuse abbia rappresentato un bel valore aggiunto per la rassegna “VelletrAma”.