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mercoledì 2 maggio 2018

Velletri 2030: "Nel prossimo decennio lo scenario vedrà meno studenti, meno classi e meno insegnanti"


Meno studenti e dunque – a norme vigenti – meno classi e meno insegnanti, in tutta Italia. È questo lo scenario del prossimo decennio che per la scuola italiana prospettano le elaborazioni della Fondazione Agnelli, a partire dai dati ISTAT sull’evoluzione demografica in Italia.


Velletri 2030
 
Con significative implicazioni per le politiche dell’istruzione dei prossimi governi, nazionali, regionali e locali. In Italia la popolazione in età scolare fra i 3 e i 18 anni (dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di II grado) è oggi di circa 9 milioni. Fra 10 anni, nel 2028 sarà scesa a 8 milioni. La diminuzione della popolazione studentesca investirà nei prossimi 10 anni in modo progressivo e differenziato tutte le aree e le regioni del Paese, a partire dalla scuola dell’infanzia e dalla primaria. La popolazione fra 3 e 5 anni diminuirà ovunque già da oggi, portando nel 2028 a una riduzione di circa 6.300 sezioni della scuola dell’infanzia a livello nazionale, a regole vigenti. Gli iscritti alla scuola primaria (6-10 anni) diminuiranno consistentemente al Nord, al Centro e al Sud (con un picco del 24% in Sardegna e del 20% in Campania, ma lo stesso Veneto scenderà del 18%) con una perdita di circa 18.000 classi. Gli iscritti alla scuola media (11-13 anni) continueranno a crescere debolmente per qualche anno al Nord e al Centro, per poi unirsi al Sud nel declino, con una perdita totale al 2028 di circa 9.400 classi. Una traiettoria simile alle medie – sebbene più spostata in là nel tempo - avrà anche la popolazione fra i 14 e i 18 anni, con una perdita complessiva alle scuole superiori di circa 3.000 classi nel decennio (in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Lazio il saldo nel 2028 sarà, però, ancora positivo). A partire da queste previsioni demografiche sulla popolazione in età scolare, la Fondazione Agnelli ha provato a quantificare gli effetti sugli organici del corpo insegnante, poiché la diminuzione degli studenti e delle classi si tradurrà – a regole vigenti – in un minor fabbisogno e dunque in una contrazione in tutti i gradi scolastici. Potrebbero essere oltre 55.000 i posti/cattedre in meno fra 10 anni, a partire dai gradi inferiori. Sono questi i dati del rapporto che tanto clamore mediatico ha suscitato negli ultimi giorni. Quali scelte di politica scolastica per i prossimi governi? Agli esperti di politiche scolastiche la risposta, possibilmente evitando di ripiegarsi su se stessi, favorendo una scuola che prepari all'inserimento al lavoro. Il Rapporto della Fondazione Agnelli "Scuola. Orizzonte 2028 Evoluzione della popolazione scolastica in Italia e implicazioni per le politiche" è scaricabile dal sito: http://www.fondazioneagnelli.it/wp-content/uploads/2018/04/Fondazione-Agnelli-Demografia-scolastica-2028-Report.pdf La materia dovrebbe suscitare dibattito nel mondo della scuola, troppo spesso ripiegata su se stessa e animata da sentimenti che ci spingono a voler tornare ad un passato impossibile da replicare. Purtroppo, anche i programmi elettorali che ci propongono le varie forze politiche in larga maggioranza non si occupano del tema della scuola al tempo delle innovazioni cognitivo-culturali portate da internet. La scuola italiana non solo può, ma soprattutto deve aprirsi all’esterno, guardarsi attorno e integrarsi nel contesto sociale attuale in cui si trova inserita, trovando connessioni e fonte d’ispirazione. Non a caso nell’indagine PISA (Programme for International Student Assessment) noi italiani siamo i meno bravi nel "collaborative problem solving", cioè a dire nel fare sistema per risolvere un problema. 
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