sabato 19 maggio 2018

"Er gigante": con Carlo Mucari il racconto di Franco Califano a Lariano

Lo spettacolo “Er Gigante” andato in scena pochi giorni or sono al polifunzionale di Lariano, è un Free Evens (un libero evento) organizzato in collaborazione con il comune di Lariano con il preciso intento di raccogliere fondi da devolvere in beneficenza.


di Marisa Monteferri
Lo spettacolo, recitato e cantato dall’attore veliterno Carlo Mucari, ha riscosso come sempre un notevole quanto meritato successo: quando si unisce il talento naturale del gigante Franco Califano al talento altrettanto naturale di Carlo Mucari, il gradimento del pubblico sale alle stelle. In questo caso specifico l’evento è stato legato ad una lodevole iniziativa di supporto all’associazione nazionale A.I.L, che si occupa di sviluppare nuove ricerche, tecniche e medicine in grado di fronteggiare, combattere e magari sconfiggere i diversi tipi di leucemie cha vanno a colpire adulti e bambini in tenera età. Parlare delle cause esterne o delle predisposizioni genetiche che inducono lo sviluppo di queste malattie, non aiuta concretamente la ricerca. Né basta l’aiuto governativo a far marciare una macchina così complessa e delicata. La raccolta di fondi da parte di artisti e privati arriva a supplire, in per una piccola parte, alcune vistose carenze quindi il contributo economico per sostenere la ricerca è molto importante: e quindi grazie a coloro che con la loro sensibilità e il loro impegno rendono possibile queste piccole donazioni. Carlo Mucari è orgoglioso di avere l’opportunità di dedicarsi anche alla beneficenza. Il Maestro Califano, non tutti lo sanno, ne faceva continuamente e con molta discrezione, quasi con pudore: era molto generoso e non dava alcuna risonanza a questi suoi nobili gesti, perché fatti con il cuore. Lo spettacolo “Er Gigante”, che da alcuni anni porta in scena Carlo Mucari, inizia con un monologo scritto da Califano, “La porta aperta” ed apre la strada, per così dire, alla creatività del Maestro che mette in luce la sensibilità, la fantasia e soprattutto la poesia di Franco Califano artista completo e poliedrico. Lo spettacolo, che è spettacolo-canzone, è costruito proprio sulla base delle canzoni, delle musiche e dei monologhi del Maestro per mettere in risalto la sua filosofia di vita, il suo pensiero, il suo modo di essere Franco Califano. Mucari unisce il tutto con un sottile filo interpretativo, molto personale, che è anche una perfetta simbiosi con il Maestro, in quanto rispecchia in tutto e per tutto“er gigante” che tutti conosciamo e fa suo il personaggio dell’artista, calzandolo come una seconda pelle. Carlo Mucari porta dunque in scena l’uomo,l’artista, l’amico, il poeta, il musicista. Califano è stato Califano subito: nel suo tempo piccolo (verso di una sua canzone) è stato grande, fino a diventare un gigante, anzi, “er gigante”. Quel tempo piccolo, canzone di Franco scritta su musica di Federico Zampaglione, lo stava già consegnando alla storia; e conteneva tutto ciò che Franco voleva esprimere, dalla fiducia alla disperazione, soprattutto quando nella vita s’incontrano porte ermeticamente chiuse. “Le porte aperte” è appunto il titolo del monologo che apre la serata di Carlo, un titolo significativo, dove si intende una apertura simbolica nei confronti della vita e dell’umanità, un vero senso di accoglienza nei confronti dei più umili e diseredati. “Er Gigante”, non chiudere dentro di se niente, era sempre pronto ad aprirsi verso il mondo, a lasciare la porta aperta, come dice nella sua canzone: “che guardi a ffà, se so’ fregati tutto l’altra notte. Che dici, è stata Maria? Nun me n’zurtà, che ciò un cortello in mano …” Breve stralcio di conversazione dove il protagonista della canzone, non crede neppure all’evidenza del furto messo in atto dalla sua donna, per la troppa fiducia in lei. Un altro pezzo bello e importante che Mucari esegue durante lo spettacolo, è “Non escludo il ritorno”, reale e metaforico, dove si evince una spiritualità personale dell’artista. Verrebbe da dire che anche tutti noi che come lui aspettiamo un ritorno, una resurrezione, non escludiamo il ritorno, anzi lo aspettiamo. Nel frattempo lo ricordiamo attraverso opere , contraddizioni, umanità. “Razza bastarda” è un pezzo di stile diverso, si potrebbe che fa “libidine”; ma non certo per i detrattori. “Quando crepi ti spetta la gloria/ quando t’hanno sotterrato/allora passi alla storia/l’ho capito sulla pelle mia/che questo è l’andazzo/ ma vivo, sono vivo/ che si attacchino dove vogliono!!!” Carlo Mucari, racconta anche che negli anni Ottanta si recò a casa di Califano per fargli leggere degli appunti, approcci di canzoni scritti da lui: fu ricevuto cordialmente dal cantante che gli propose invece di fare l’attore, avendo notato i lineamenti particolari dell’allora ragazzo Mucari. Nella vita di Califano, successivamente, accaddero fatti inquietanti che lo videro coinvolto in storie sulle quali non ci soffermeremo: conobbe la prigione ma venne ben presto scarcerato perché, come è scritto negli atti “il fatto non sussiste”. Per lui e di lui parlano le opere che ha lasciato in eredità al pubblico e nel mondo musicale, e che hanno la bellezza e l’intensità di un personale neo-realismo: descrive nitidamente, come hanno fatto tanti altri artisti di notevole spessore, le debolezze umane, le miserie morali e spirituali che fanno sciatta e triste la vita. Tutto questo Carlo Mucari lo ha percepito con intelligenza e con affinità artistiche e da anni, portando il suo spettacolo nei teatri, dimostra quanto la simbiosi fa i due sia rimarchevole e incontri sempre il favore del pubblico.
Associazioni e Solidarietà