sabato 19 maggio 2018

Domenica di Pentecoste: "Terreno minato" a cura di don Gaetano Zaralli


Gv 15,26-27; 16,12-15

TESTO
 Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.


COMMENTO
“…lo Spirito della verità che procede dal Padre…”.

Nell'imminenza della sua "ora" (cfr. Gv.13,1): cioè l’ora della passione, morte e resurrezione, Gesù affida ai suoi, insieme al “comandamento nuovo dell'amore” e alla promessa del suo ritorno, anche l'annuncio dell'invio dello Spirito Santo che avrà come compito, quello di proseguire nella Chiesa e nel cuore dei fedeli, l'opera sua, quella di aver annunciato la verità di Dio come Amore.
In due versetti del capitolo precedente (Gv 14,16-17) a quello in esame si dice: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce”.
Da questi versetti scaturisce una situazione discriminante. I discepoli possono ricevere e conoscere lo Spirito di Verità che "rimane" in loro; il mondo, inteso nel senso di realtà negativa, non lo può, "perché non lo vede e non lo conosce".
Anche all’interno del Popolo di Dio si avvertono dei fattori discriminanti a proposito dell’azione dello Spirito Santo: il Papa e i Vescovi con lo Spirito Santo sono in presa diretta, i fedeli al contrario sembra debbano godere di questa assistenza in modo mediato.
È rischioso addentrarsi in queste faccende con la leggerezza di chi vorrebbe ignorare i pronunciamenti dei Concili e le puntualizzazioni della Chiesa sulla giusta interpretazione della Parola. Lasciamo davvero allo Spirito la libertà di agire dove e come vuole e riconosciamo piuttosto gli effetti del suo operato, là dove la Grazia risveglia le coscienze, responsabilizza gli uomini e opera cambiamenti radicali a favore dell’amore.

“Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è  mio e ve l`annunzierà…”.

Gesù è il grande compimento della rivelazione che il Padre, nel suo progetto d'amore, ha voluto. Lo Spirito è Spirito di Verità proprio perché ne dà l'interpretazione, la piena intelligenza e la possibilità di assimilarla a livelli profondi e vitali. Quest’ultima richiesta dello Spirito penso sia la cosa più difficile da mettere in pratica. Si può essere ottimi conoscitori delle interpretazioni dei testi sacri e non avvertire l’esigenza di amare fino in fondo il fratello che è accanto; si può essere acuti osservatori e fini dicitori delle verità cui bisogna credere  e non portare la mente a confondersi con le realtà che la vita offre ogni giorno. 
Ci sono due tempi nella storia che rivela il mistero della Salvezza. Il primo è quello di Gesù nella sua missione terrena; il secondo è quello affidato allo Spirito Santo che, senza accrescere il contenuto di Verità rivelata, consente al cuore dei credenti di vedere e conoscere l’amore del Padre per tutti e per ciascuno.
Uno Spirito Santo che passeggia sulle teste,  mentre queste contemplano con superbia la Verità, non è quello vero. Quello vero penetra, scalciando, nelle coscienze, perché si mettano all’ascolto anche di altre verità, piccole, se si vuole,  ma ugualmente  cariche di umanità e degne di attenzione.
Se dopo secoli e secoli, misurati col tempo e valutati con le buone intenzioni, ancora ci si attarda a parlare di ecumenismo, senza mai arrivare a delle sostanziali conclusioni, noi cattolici in primo luogo abbiamo delle serie responsabilità.


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