mercoledì 30 maggio 2018

Castelli Romani in trionfo a Montecatini, l’intervista al capitano Mario Bazzo

Dopo l'entusiasmante vittoria dell'ASD Castelli Romani alle finali nazionali di Montecatini Terme, la squadra capitanata da Mario Bazzo torna vincitrice sul nostro territorio. Il progetto avviato dal compianto Carlo Vurchio, allenatore scomparso lo scorso mese di agosto, ha avuto il suo massimo coronamento. Proprio il capitano Mario Bazzo ha rilasciato un'intervista alla nostra testata per raccontarci com'è andata.


di Rocco Della Corte

Mario Bazzo, cosa si prova dopo la vittoria e a chi la dedichi? 

Dire ciò che si prova non è facile, è qualcosa di indescrivibile per chi fa questo sport a livello amatoriale. Un traguardo come la vittoria dei campionati italiani è veramente una soddisfazione immensa e viene dopo un anno di duro lavoro e a seguito di un progetto che aveva fatto partire mister Carlo Vurchio, che poi purtroppo è scomparso. La sera stessa della scomparsa di Carlo il gruppo si è guardato in faccia e ha pensato di portare avanti questo progetto per arrivare a Montecatini con la consapevolezza di fare qualcosa di grande. Ci siamo riusciti, fortunatamente con tanta dedizione e concentrazione e con quel qualcosa in più che gli altri non avevano. Ci abbiamo messo la testa, il cuore e le gambe. A chi dedicare la vittoria? Ovviamente a Carlo Vurchio, è scontato, è lui che ha fatto nascere l’ASD Castelli Romani e che ha coinvolto le persone giuste per questo progetto. Ci ha dato la spinta in più per vincere. 

Nel cammino da voi fatto nelle gare disputate, quale è stata la partita più difficile? 

Sicuramente la prima, contro l’Empoli, per vari motivi. Prima di tutto perché Empoli ha una tradizione calcistica amatoriale molto forte, un gruppo consolidato che lavora da anni insieme per bei traguardi. Inoltre essendo la prima partita e con noi c’erano due esordienti abbiamo rischiato che l’emozione potesse giocare brutti scherzi. Siamo andati sul 3-1 e successivamente ci hanno pareggiato, ad inizio secondo tempo… Loro erano molto ben messi in campo e avevano voglia di superarci, noi avevamo paura di fallire. Tuttavia abbiamo ragionato e capito che non c’era nulla da temere. Sappiamo chi siamo, sappiamo le nostre qualità e abbiamo portato a casa la gara con un bel 5-3. Il risultato ci ha dato forza per affrontare la seconda e poi la finale contro Arezzo, sempre giocando con serenità e sapendo di star facendo qualcosa di importante. 

Puoi ripercorrere i due momenti più emozionanti, secondo te, delle finali? 

Il minuto di silenzio chiesto e fatto per la prima partita. Lì l’assenza di mister Vurchio si è sentita, ma lo abbiamo sentito vicino a noi. Il secondo è il triplice fischio della finale sul 3-2 contro l’Arezzo, loro che attaccavano e noi che non potevamo fare falli per evitare tiri liberi. Quando l’arbitro ha fischiato siamo scattati in campo ad abbracciarci commuovendoci, increduli e felici. 

Quale è il tuo punto di vista da capitano per questa vittoria? 

Personalmente sono stato orgoglioso di portare avanti questo progetto che Carlo Vurchio aveva iniziato, anche perché gli ero stato molto vicino per supportarlo e per apprendere tutto quello che poteva essere il mondo delle finali nazionali. Quindi, come dicevo anche prima, il giorno che è venuto a mancare ci siamo parlati e guardati negli occhi. Ho visto in ognuno di noi la stessa determinazione. È passato quasi un anno, siamo arrivati, mi spiace che Carlo non abbia potuto vincere ma era lì con noi, ha gioito con noi per il lavoro svolto e la conquista di questo titolo. Da capitano ringrazio tutta la squadra, Alessandro Pennacchia, Dario Nocera. Una delle cose che non scorderò mai è l’abbraccio e il pianto con Dario dopo la partita: qualcosa di liberatorio per una grande vittoria che abbiamo portato a Carlo.