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Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Velletri con iscrizione n°13/2013



           



sabato 14 aprile 2018

III Domenica T.P.: "Qualcosa da mangiare" dal "Vangelo" di don Gaetano Zaralli


Lc 24,35-48

TESTO
Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho».Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni.


COMMENTO
Mentre essi parlavano di queste cose…

Non è facile credere a due discepoli che raccontano fatti strani attorno ad un personaggio incontrato per caso lungo il sentiero che da Gerusalemme porta a Emmaus. E si può immaginare il calore che metteva il resto della comunità nel commentare quelle notizie, che sembravano travolgenti, su una eventuale resurrezione del Maestro.
Il dubbio e l’incertezza si sovrapponevano a momenti di speranza; l’incredulità e la concretezza si confondevano con l’illusione e il sogno coltivati insieme gelosamente dalle menti che non volevano arrendersi alla tragicità della morte del Signore.
Quella era la “Chiesa nascente”, la Chiesa che non conosceva la superbia di chi ritiene di possedere la verità; era una Chiesa  non saccente nei confronti di chi si dimostrava vivo, pur navigando nell’ignoranza.
La Chiesa di oggi idealmente è ancora un cenacolo, dove si raccolgono i capi e i sottocapi, i discepoli privilegiati e i fedeli da strapazzo, gli increduli testardi e i fanatici illusi, i tradizionalisti ammuffiti e gli innovatori impuri. La Chiesa di oggi rivive, forse, all’interno della sua struttura la stessa confusione e lo stesso senso di smarrimento che aleggiò un tempo tra i discepoli, considerati dalla storia di allora come rimasugli di un’esperienza vissuta all’ombra del Maestro.
Nella Chiesa di oggi, purtroppo, vedo prevalere tra i capi e i sottocapi la paura di  confondersi e sporcarsi con i problemi della gente, come se questi dovessero assorbire il meglio delle loro risorse, senza poter assicurare l’unicità e l’esclusività delle risposte che abitualmente danno.
Nella Chiesa di oggi si ha la paura di accennare a certi aspetti della vita familiare e affettiva che costituiscono ormai delle realtà inderogabili e si continua a sventagliare assiomi su problematiche astratte, senza mostrare il coraggio di parlare a persone concrete.

"Avete qui qualche cosa da mangiare?".

Ecco la concretezza cui si faceva riferimento: Gesù, reso trasparente e vago dalla resurrezione, riprende un corpo per poter comunicare e mangiare con gli amici.
Una chiesa troppo “risorta” nelle prediche, troppo “evanescente” nella condotta, troppo “astratta” negli insegnamenti, perde occasioni preziose di contatto reale con gli uomini e nega a se stessa e agli altri la possibilità di spezzare il pane in una condivisione sincera e paritaria.
Le ostie che si conservano nelle pissidi dorate e che nel mistero sono piene della divinità e umanità di Cristo, risultano vuote, se attorno al sacramento non prendono vita i segni concreti che della comunità fanno una Chiesa.
A chi giova e a cosa serve un’Eucarestia che si fa forte  dello Spirito Santo per essere efficace, se a distribuirne la Grazia sono solo dei “cembali sonanti”, dei tralci secchi da bruciare?