martedì 13 febbraio 2018

"Una lunga attesa" di Fabrizio Romagnoli in prima nazionale al Teatro Aurora

Nella pomeridiana di domenica 11 febbraio u.s., è stata soprattutto un’esperienza creativa, per lo spettatore, godersi ‘Una lunga attesa’ di Fabrizio Romagnoli alla sua prima nazionale al teatro ‘Aurora’ di Velletri, con la regia di Francesca Sangiorgi e Carlotta Sperati.

di Luca Leoni

Nella sinossi dell’opera, pubblicata sul sito dell’autore (www.fabrizioromagnoli.it), ci sono tutti gli ingredienti drammatici: “Quattro donne, una stanza, un tavolo, una partita a carte. Amiche? Nemiche? Chissà, forse solo sopravvivenza. Un susseguirsi di momenti comici e drammatici fino al limite del grottesco delineano il ritratto di quattro donne e delle loro misteriose vite. Ognuna ha plasmato e mutato il proprio passato, ed ora la quotidiana finzione è diventata la loro nuova realtà. Nell’incontrarsi ogni giorno per giocare a carte riconfermano, usando il ricatto psicologico, il potere e il dominio dell’una sull’altra. ‘Una lunga attesa’ è un vero gioco al massacro. Accuse, illazioni, rivendicazioni, confessioni…le quattro donne inganneranno lo spettatore fino all’ultimo momento: l’arcano verrà svelato dall’annuncio finale. La falsità come unica sopravvivenza di fronte all’evidente realtà, di fronte a un tribunale, di fronte alla vita. La prigione come metafora di un’esistenza dalla quale nessuno può sfuggire, ogni giorno, nella nostra inesorabile quotidianità. C’è chi nella menzogna trova il proprio stile di vita…”.
Protagonista è la donna, con il suo universo essenziale, diretto e talvolta ferino, necessario per difendersi da figure maschili che, espressioni dell’uomo nei suoi lati più oscuri, hanno insidiato e talvolta ferito mortalmente le personalità di ciascuna delle protagoniste. I dialoghi sono scarni e di una chiarezza che, sebbene sembri talvolta puerile, non fa altro che rendere sempre più nitide le quattro personalità che s’intrecciano tra loro. La scenografia è essenziale, costituita da un tavolo e quattro sedie, sovrastata sullo sfondo da un orologio che scandisce, secondo per secondo, il tempo che passa e che apparentemente causa trasformazioni dal retrogusto kafkiano. Cornice dello spettacolo ruota è una partita a carte (a scopa, con richiami eufemistici alle vicende sessuali ed esistenziali di ciascuna), durante la quale le quattro protagoniste Miki (Fiorella Delle Monache), Flami (Silvia Caprara), Vale (Carlotta Sperati) ed Eli (Francesca Sangiorgi) mettono in atto un apparente e spesso stridente dialogo. Nessuna si fida dell’altra, con un accavallarsi di accuse e ricatti che solo alla fine svelerà le tragedie disposte come in scatole cinesi che le accomunano. ‘Una lunga attesa’, lo dicevamo in apertura, è soprattutto un’esperienza creativa per lo spettatore, poiché possiede la forza di evocare capolavori come ‘Aspettando Godot’ di Samuel Beckett, ‘La veglia di Finnegan’ di James Joyce o ‘Il marinaio’ di Fernando Pessoa: l’opera interpretata a Velletri da quattro attrici dotate di naturalezza e cura minuziosa allo stesso tempo (con un senso del ritmo e della presenza scenica da manuale) ha messo lo spettatore nella condizione ideale per prepararsi, con le modalità con cui si assiste a un giallo, a un finale che, invece, ha sorpreso e inquietato. Una riflessione a quattro voci sull’universo femminile amara, spietata e sincera allo stesso tempo. Un’esperienza teatrale che resta nella testa e nel cuore.