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mercoledì 17 gennaio 2018

Lo sguardo di Juana. Impressioni sulla mostra “La petite italienne” presso la Casa delle Culture

Ancora per qualche settimana, fino al 28 gennaio, sarà possibile visitare nel refettorio della Casa delle Culture e della Musica la mostra “Juana Romani. La petite italienne”, nata dalla sinergia tra Gabriele Romani, Alessandra De Angelis e Marco Nocca che, grazie al sostegno del Comune di Velletri, dell’Accademia delle Belle Arti e dei volontari, hanno donato ai visitatori un’occasione per far risuonare le “voci di dentro”.


di Valentina Leone

Juana Romani, la prima artista donna a intendere la pittura come professione, non tornava nella sua città natale dal lontano 1901, quando – con già alle spalle diverse esposizioni nei Salon parigini e la partecipazione all’Esposizione universale – aveva deciso di visitare Velletri e di inserirla all’interno di un progetto culturale concordato con l’allora sindaco Mario Barbetta, avveniristico per quei tempi, nel quale la punta di diamante era costituita dalla formazione di un museo d’arte contemporanea alimentato dalla pregiata collezione personale dell’artista. Alla del fine 2017, a distanza di centocinquant’anni dalla nascita e centosedici dall’ultima visita, Juana Romani con il suo portamento elegante e una strenua fierezza nelle proprie doti, quali emergono dal ritratto compiuto nel 1896 del maestro-amante Ferdinand Roybet, è tornata ad abitare il territorio veliterno attraverso la mostra allestita negli spazi d’incanto della Casa delle Culture e della Musica. L’esposizione, unica perché per la prima volta riunisce quadri attinti da collezioni private e non per la maggioranza estere, ricostruisce un profilo a figura intera dell’artista veliterna, senza rinunciare a tracciare il complesso intreccio dell’esperienza esistenziale e artistica che si discioglie già nel momento terribile dell’internamento in manicomio, preludio a una morte solitaria.
L’interno dialogo tra le opere esposte riesce a rendere in profondità l’osmosi tra l’attività di modella, la produzione di Juana maturata al fianco dei migliori artisti parigini, che dovevano presto essere scalzati dalla modernità dell’impressionismo e dall’irrompere delle Avanguardie, e il suo precoce essere presa a modello nel ritratto di figure, specie quelle femminili. Così varcare la soglia fisica della mostra vuol dire trovarsi di fronte ai tanti volti di Juana Romani, tra ritratti, autoritratti, rivisitazioni di soggetti canonici, reinterpretazioni e riproduzioni di altri autori, e a uno stile che, se pure contempla lo sperimentalismo di corpi maschili, esplode nel contatto del vivace cromatismo degli abiti con le forme femminili, tanto ispirate a figure allegoriche quanto corporee nel sovrastare lo sfondo scuro con le pose più varie. Uno specchio di emozioni che sembra urtare a volte con la concezione della ritrattistica classica, laddove Juana sorprende personaggi del mito e della storia antica nell’abisso dei loro pensieri o la Primavera è una ragazza che ride a occhi socchiusi, con la testa leggermente inclinata. A calamitare l’attenzione verso la parete centrale è però La figlia di Teodora, quadro ispirato al mondo bizantino dal quale deriva l’impostazione del fondale tipico delle icone e la preziosità dei tessuti dipinti. Una visione seducente che si potrebbe inquadrare nell’Unheimliche per il complesso contrasto di chiaroscuro che da lontano sembra avvolgere gli occhi della giovane nell’oscurità dei folti capelli neri raccolti sulla nuca e respingerci, mentre dalla vicinanza trafigge con l’acutezza di uno sguardo dalle sfumature dorate che costringe ad approssimarsi al quadro, vis a vis con noi stessi e al tempo stesso con la mente della Romani. Di fronte alla sua genialità, apprezzata dai contemporanei ma presto dimenticata, non si può che rimanere ammaliati e colpiti da afasia, con la speranza che la mostra “Juana Romani. La petite italienne” porti a Velletri un rinnovato radicamento non solo dell’artista nel territorio d’origine, ma a un attaccamento dei cittadini nei confronti di un patrimonio che, con iniziative tali, non ha nulla da invidiare alla vicina città capitolina.