sabato 27 gennaio 2018

"Di Davide Cervia non si deve parlare": violato il diritto alla verità, ma il silenzio fa troppo rumore

Dopo tante "puntate", poco avvincenti per una famiglia che chiedeva semplicemente giustizia, arriva il verdetto: il Ministero della Difesa è stato condannato a risarcire il danno prodotto a moglie e figli di Davide Cervia per aver violato il loro diritto alla verità.


Una vittoria morale, perché Davide a casa non è tornato e quello che gli è accaduto non è ancora chiaro, almeno ufficialmente. Per chi non ricordasse la storia, basterebbe guardare negli occhi i familiari, apprezzare la loro dignità e il loro coraggio nel battersi giorno dopo giorno per un sacrosanto diritto che pure sembrava una chimera. Nel 1990, l'esperto di guerre elettroniche Davide Cervia, residente nelle campagne a Nord di Velletri, fu "sottratto" - come disse anche l'allora pontefice Giovanni Paolo II - ai suoi cari con un rapimento in piena regola. Un agguato e un prelevamento forzoso, con tanto di testimoni screditati a più non posso, e infine il nulla. La macchina verrà ritrovata soltanto tempo dopo, alla stazione Termini, mentre le congetture - alcune veramente fantasiose - si sprecano: è partito per la Francia, è scappato con una donna, ha deciso di cambiare vita. Peccato che Marisa, donna intelligente e costretta a rispondere a due figli piccoli che chiedevano dove fosse il loro papà, oltre all'intelletto ha avuto grande tenacia. La trasmissione "Chi l'ha visto", con la conduzione di Donatella Raffai, le cause in Tribunale, il Comitato cittadino, le pubblicazioni di libri: la storia ha avuto un seguito, anche se il muro di gomma istituzionale non si è mai spezzato. Fino a pochi anni fa, quando una sospetta esplosione in casa Cervia, liquidata come una fuga di gas, diede la certezza - qualora ce ne fosse bisogno - ai familiari di essere sulla strada giusta. L'uomo che doveva passare per poco più di un elettricista era in realtà uno dei pochi esperti di guerre elettroniche, molto funzionale all'utilizzo di apparecchiature sofisticate, in virtù degli studi condotti. Improbabili testimoni detentori della verità, udienze rinviate, silenzio assoluto dello Stato e dei suoi rappresentanti, tutti hanno provato ad insabbiare. Tranne poche eccezioni, infatti, il caso Cervia è stato sempre talmente scomodo da trovare, con il passare del tempo, meno spazio di quanto meritasse. Ma la perseveranza di chi con orgoglio sa di essere nel giusto ha sempre pagato, perché con il tempo il gruppo "Davide Cervia" è diventato il punto di riferimento di tanti cittadini onesti che hanno virtualmente sposato e sostenuto la causa dei familiari. Come si può tollerare che un uomo, un lavoratore, un cittadino, di colpo sparisca e lo Stato non risponda, anzi neghi il diritto alla verità - per citare la sentenza - nei confronti di chi ha subito questa incalcolabile ingiustizia? Non è stato fatto nulla per individuare le ragioni della scomparsa di Davide, gli impedimenti messi in atto hanno ostacolato chi chiedeva semplicemente di esercitare i propri diritti. La sentenza, che viene pubblicata in alcuni passi nel comunicato stampa diramato dallo studio legale della famiglia Cervia (allegato al presente articolo), è netta e per certi versi assurda da leggere, non perché sia sbagliata, ma perché fa riflettere. Come fa riflettere il fatto che una notizia del genere non abbia aperto i telegiornali delle emittenti nazionali e internazionali, o non sia apparsa nelle prime pagine dei quotidiani italiani. Anche questo è assurdo, ma forse rientra nella logica del muro di gomma, purtroppo non complottistica ma fortemente aderente alla realtà. "Di Davide Cervia non si deve parlare!": non lo hanno fatto i media, non lo hanno fatto i politici, non lo hanno fatto coloro che erano tenuti a farlo. Noi continueremo, invece, a tenere viva la memoria di questa storia senza perdere quel briciolo di speranza che conduce alla verità. L'obiettivo è quello di far dimenticare, ma per un cittadino che ha fiducia nello Stato e nella giustizia (e i familiari di Cervia sono stati esemplari anche se la sfiducia, da parte loro, sarebbe stata più che legittima) il caso di Davide è una ferita aperta da continuare a curare. E la città di Velletri ha il dovere di stringersi intorno alla famiglia sensibilizzando i giovani, gli adulti, i cittadini, per una storia da romanzo giallo che purtroppo non ha un autore e una casa editrice, ma solo degli sfortunati protagonisti che sono un esempio per tutti noi. La Redazione di Velletri Life in blocco esprime la propria soddisfazione per questa vittoria morale della famiglia Cervia e continuerà a seguire il caso, perché di Davide Cervia si deve parlare.