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giovedì 19 ottobre 2017

“Hic sunt mirabilia”: nel cuore medievale e non di Velletri attraverso via S. Crispino

Tra la Velletri moderna e quella antichissima, rappresentata dalle stratigrafie del complesso sito delle Stimmate, esiste a tutti gli effetti una città di mezzo, ultimo baluardo dell’età medievale sopravvissuto in via San Crispino. 

di Valentina Leone

VELLETRI - Sembra strano che ancora oggi, dietro a file di comuni case e negozi, si possa spalancare improvviso, appena superato l’angolo, uno spaccato della città medievale, conservatosi perfettamente nella forma e nell'atmosfera originaria.

A imboccarla da via Furio la strada si restringe, prossime si fanno le facciate dei palazzi sostenuti da grandi mattoni, e con il suo andamento curvilineo, tanto diverso dall’usuale conformazione per cardi e decumani, scorta fino a uno dei fulcri principali della realtà cittadina, rimasto nei secoli luogo di incontro e di direzionamento verso e fuori Velletri. Via S. Crispino, pensandola in un arco cronologico di lunga durata, si incunea in un quadrilatero delle meraviglie della città castellana che si potrebbe individuare tra l’attuale Porta napoletana, con la sua cinta muraria che ricalca la prima costruita a metà dell’XI secolo, e Piazza Mazzini. Una zona ben presto considerata in epoca romana come strategica per ospitare i necessari apparati della vita pubblica, sia civile sia religiosa, che gravitavano attorno al Foro. Di quei molteplici edifici, da immaginare sul modello di una Roma in scala, rimangono pochi resti archeologici al di sotto della Basilica di San Clemente, sovrappostasi già a partire dal V secolo, mentre la maggior parte dei pregiati materiali di rivestimento furono spogliati, dispersi e usati per adornare altri luoghi. Poco più a nord, ancora segnalato dall’assetto della stessa via San Crispino e di via San Francesco, sorgeva secondo quanto tramandano le fonti l’anfiteatro veliterno, da paragonare per ampiezza a quelli ancora intatti di Arles e Leptis Magna, che giace addormentato in frammenti sparsi nelle cantine sottostanti all’area attorno a Piazza Mazzini. Niente di strano a immaginare, proprio a protezione di questa zona, il più antico abbraccio delle mura del castrum, pensate per difendere una città in difficoltà dopo il contraccolpo causato dalla caduta dell’impero romano e che comunque aveva un’estensione ragguardevole, come ben dimostrano i cunicoli medievali ritrovati qualche mese fa dopo uno smottamento del terreno a Piazza Pagnoncelli. Fu allora che via San Crispino, non più parete di supporto all’anfiteatro, cominciò a brulicare di vita e ad assumere l’aspetto attuale. Un fascino che doveva aleggiare ancora nel primo decennio del XVI secolo, quando, sul lato sinistro dell’odierna Piazza Caduti sul Lavoro, fu costruito il Teatro della passione, struttura architettonica sotto molto aspetti unica, ma ben in linea con le tendenze artistiche del tempo, che ha ospitato a lungo, fino all’abbattimento nel 1765, le sacre rappresentazioni durante la settimana santa. A questi passaggi di tempo San Crispino, a differenza delle altre disperse memorie dell’antica Velitrae, ha resistito con i suoi cortili interni e le rose che spuntano dietro i raggi lignei di rinforzo all’arco che caratterizza la strada, a ricordare che una scheggia della città medievale continua a vivere confitta nel cuore della vivente città.