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venerdì 4 agosto 2017

Intervista al Comandante Alfa: “Crediamo nei giovani e diamo loro esempi positivi”

Il Comandante Alfa, al termine della presentazione di Io vivo nell’ombra, ha gentilmente rilasciato una breve intervista incentrata sull’approfondimento di tre temi in particolare emersi dal dialogo con Ezio Tamilia e con il pubblico.

di Rocco Della Corte


VELLETRI -  Senso della patria, motivazione dei giovani e il sapere dall’interno, senza poterlo rivelare e senza potersi rivelare, determinate questioni riguardanti le sorti di tutta la popolazione.
Comandante, uno dei concetti più forti e forse oggi ‘snobbati’ dall’opinione pubblica è quello del senso della patria. Negli incontri che fa, anche in un contesto come quello di stasera, a suo avviso il pubblico recepisce il messaggio che lei cerca di dare o vede ancora una tendenza disfattista?


No, non vedo affatto disfattismo. Anzi, in tutta sincerità, come stasera stessa, la risposta è più positiva di quanto non mi aspettassi. E questo soprattutto dai giovani e dai bambini. Io spero di contribuire a questo risveglio del senso della patria, che in altri Stati esiste e invece qui ultimamente è un po’ scemato. Spero che questo risveglio si verifichi quanto prima. 


Lei ha posto l’accento sulla tipologia di persone che si possono cimentare nell’esperienza dei GIS: preferite la testa al fisico. Ci sono persone giovani e motivate, in questo periodo storico particolare, che intraprendono questo tipo di attività? 

Penso di sì. Almeno a ciò che i giovani mi dicono e mi scrivono. La gioventù è cambiata, certamente, ma bisogna che i giovani abbiano testimonianze ed esempi da seguire. Senza immodestia, credo che noi, la nostra squadra e il nostro lavoro rappresentino un esempio di spirito di sacrifico, rinunce, abnegazione. I sacrifici però non ci pesano. Quindi, per tornare alla domanda, penso che ci siano questi giovani. Bisognerebbe seguirli un po’ di più, dialogare con loro, parlarci e soprattutto ascoltarli. 


Pensa che la gioventù sia sottovalutata? 

Sì, penso che sia molto sottovalutata. I giovani hanno bisogno di esempi da seguire, o più in generale di personaggi positivi. Io sono ottimista riguardo questo tema, i giovani sono il nostro futuro e dobbiamo credere in loro. Fare un lavoro così pieno di rischi presuppone di essere sempre informati, o aggiornati, su quello che succede e che un cittadino comune non vede. 


Come ci si sente a sapere che tante cose non usciranno mai sui giornali o in tv, o comunque arriveranno in maniera diversa alla gente? 

Non è un problema, anzi dico di più: vivere nell’ombra aiuta a servire meglio lo Stato. Sempre tenendo presente che lo Stato siamo noi. Questo ci aiuta ed è una cosa positiva e non negativa, anche ai fini della tutela della collettività. 


Con Io vivo nell’ombra è alla sua seconda esperienza letteraria: come è stato l’approccio alla scrittura, e cosa ha rappresentato per lei? Un modo di liberarsi o di comunicare in maniera differente tematiche difficili? 

Il mio obiettivo è quello di dare un messaggio preciso agli italiani e ai giovani, ovvero spiegare cosa significhi raggiungere uno scopo complicato e i sacrifici che si devono fare per certi traguardi. Cerco poi di far conoscere il mio reparto, di cui ho vissuto l’intera evoluzione in oltre quaranta anni. Spero che gli italiani e soprattutto i giovani sappiano che ci sono questi ragazzi disposti a tutto, lavorando dietro le quinte, con rinunce giornaliere e pronti ad aiutare il prossimo addestrandosi duramente.