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sabato 1 luglio 2017

Velletri Archeologica: Marco Antonio (Parte I di V) a cura del Gruppo Archeologico Veliterno

Nato a Roma nell’83 a.C., aveva venti anni di più di Ottavio. Conseguentemente, al momento dell’uccisione di Cesare, poteva opporre i suoi 39 anni di esperienza politica e militare agli appena 19 di un giovane Ottavio assolutamente inesperto. 

di Ciro Gravier 


Poteva vantarsi del fatto che all’età di Ottavio lui aveva già debiti per 250 talenti! Ottavio si presentava come magister equitum, fresco fresco nominato in vista di una campagna militare che per ora era rinviata sine die, mentre lui questa carica la esercitava già da cinque anni e con successi conseguiti sul campo.
Ed ora erano dieci anni da quando si era unito a Cesare, con cui aveva svolto tutta la campagna gallica, che aveva poi sostenuto nel conflitto con Pompeo (cosa per la quale fu espulso dal Senato), che aveva raggiunto al Rubicone seguendolo fino a Roma; poi aveva partecipato alla battaglia di Farsalo (anno 48) dove aveva combattuto strenuamente dirigendo l’ala sinistra cesariana contro il centro dei pompeiani. Ed ora, morto Cesare, era rimasto console unico della Repubblica. Ma andiamo per ordine. Marco Antonio proveniva per parte paterna da una famiglia plebea ed era pertanto privo di cognomen. Quello di Creticus che era stato dato al padre era in realtà una pura irrisione che ricordava la sconfitta subita a Creta da parte dei pirati. Da parte materna - sua madre era una Iulia – era invece imparentato, sia pure alla lontana, con la famiglia di Giulio Cesare. Intorno ai venti anni (all’incirca quando Ottavio nasceva) partì per un soggiorno di studi ad Atene. La sua prima impresa militare fu quando, come comandante della cavalleria del governatore Gabinio, sconfisse in Palestina e imprigionò il re di Giudea Aristobulo II. Il prestigio militare conseguito in questa occasione gli valse l’incarico da parte di Gabinio di intervenire militarmente – e prima dell’incarico, l’influenza che esercitò su Gabinio stesso a decidersi di avventurarsi nella guerra civile in corso in Egitto fra Tolomeo XII Aulete (il padre di Cleopatra) e sua figlia Berenice IV col marito Archelao. Era l’anno 55. Gabinio per abuso di potere e corruzione fu poi processato, ma Marco Antonio per i successi militari fu esaltato. A questo punto, Marco Antonio fece la sua scelta di campo definitiva nella contesa già in atto a Roma per il potere tra Pompeo e il suo parente Giulio Cesare, che raggiunse in Gallia. Giulio Cesare apprezzò, e quando questi ebbe compiuto i 30 anni di età previsti dalle legge Cornelia, lo inviò nel 53 a Roma come candidato alla questura per l’anno successivo. Quell’anno, con la morte di Crasso a Carre, e l’anno precedente con la morte di Giulia figlia di Cesare e moglie di Pompeo, il triumvirato aveva di fatto cessato di esistere e Cesare, impegnatissimo com’era in Gallia, aveva assoluto bisogno di insediare nei gangli della politica e dell’amministrazione a Roma uomini di cui si fidasse. Purtroppo in quel frangente Roma era attraversata dalle opposte bande omicide di Clodio (candidato alla pretura) e di Milone (candidato al consolato), in un clima di violenza tale per cui i comizi elettorali furono sospesi e rinviati a gennaio (del 52), e proprio mentre il Senato stava deliberando sull’organizzazione dei nuovi comizi, in un ennesimo scontro fra le due squadracce, Clodio fu ucciso sulla via Appia all’altezza di Boville. Nel frattempo, Antonio era ritornato in Gallia e poi di nuovo a Roma, e fu finalmente eletto. L’anno successivo ottenne l’augurato e quello ancora successivo il tribunato della plebe: due cariche di grandissima importanza in quanto con l’augurato si poteva far leva sugli scrupoli religiosi ai propri fini e col tribunato si poteva esercitare l’interdizione verso qualunque proposta politica che fosse sgradita. Marco Antonio entrò in carica come tribuno il 10 dicembre del 50 Ormai si era alla stretta finale del braccio di ferro tra Cesare e Pompeo. Il 1° gennaio del 49 fu letta in Senato una lettera di Cesare che si dichiarava disposto a congedare otto delle sue legioni e a deporre il comando delle province a condizione che Pompeo facesse altrettanto. Il Senato votò quasi all’unanimità che a deporre armi e province fosse solo Cesare, e quindi Marco Antonio, esercitando i suoi poteri costituzionali, oppose il veto. Agli oppositori di Cesare, che erano la maggioranza del Senato, restò allora un unico mezzo legale per aggirare il veto del tribuno, e l’8 gennaio con un senatus consultum ultimum Cesare fu dichiarato hostis publicus. Non solo, ma si pensò anche a punire il tribuno per aver opposto il veto. Antonio lasciò precipitosamente Roma di nascosto e, travestito da schiavo, giunse a Rimini l’11 gennaio, quando nella notte tra il 10 e l’11 Cesare aveva attraversato il Rubicone. Il suo progetto era una guerra-lampo: una discesa rapidissima verso Roma effettuata da lui lungo l’Adriatico congiunta ad un’azione verso il centro della penisola affidata a Marco Antonio, il quale raggiunse Arezzo il 15 di gennaio, mentre Cesare era sfociato nel Piceno. Due giorni dopo l’intera opposizione oltranzista a Cesare, con a capo Pompeo e i consoli, scapparono da Roma verso il sud e la Puglia. E così si arrivò a Farsalo.