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lunedì 3 luglio 2017

Il ricordo del matematico veliterno Walter Rezzi a venticinque anni dalla sua morte a Porto Rico

Nel 1992, a soli 45 anni, il nostro concittadino Walter Rezzi cessava di vivere nella lontana Puerto Rico a causa di un male incurabile. 

di Marisa Monteferri

VELLETRI - Nato il 15 marzo del 1947 nel tinello del nonno paterno, accanto a botti di vino, mastelli, ma stellette, torchio, macchinetta per l’acqua ramata, soffietto per spargere lo zolfo sui tralci d’uva, attrezzi per lavori agricoli; vanghe, zappe, roncole, accetta e damigiane, taniche, secchi di zinco, e scife a volontà.
I neo genitori, in un cantuccio del tinello freddo, avevano poca mobilia, poca biancheria e pochi vestimenti per il neonato: la guerra era alle spalle degli italiani ma la miseria bussava anche alle case dei benestanti, come i Rezzi di contrada Casale, che si erano prodigati molto ad ospitare, accudire e sfamare decine di sfollati. I primi anni di vita di Walter furono molto duri, ma la famiglia era unita e i genitori si amavano; al punto che presto si annunciò un nuovo fratello e venne accolto come il primo. Il lavoro di tassista del padre Alfredo non bastava alle esigenze della famiglia per cui integrava portando il vino a Roma dove da anni aveva clienti fissi. Riuscirono a trasferirsi alla periferia di Roma e prendere in gestione una trattoria quando il primogenito iniziò le scuole medie. A Casale giunse presto la voce che, essendo il ragazzo molto bravo in matematica, in classe lo chiamavano “il piccolo scienziato”, cosa che in contrada ci riempiva di orgoglio. Il liceo per Walter fu quasi una passeggiata: era sempre il più bravo. Promosso a pieni voti si iscrisse subito alla scuola di guida per prendere la patente, che ottenne subito. La facoltà di matematica dell’Università La Sapienza lo aspettava: studiava tanto e dormiva poco. Fu così che venendo a Velletri in macchina per accompagnare sua madre, ebbe un colpo di sonno e fu inevitabile l’incidente. Lo superò bene, nonostante la testa piena dei vetri del parabrezza. La laurea universitaria gli diede modo di ottenere le sue prime supplenze di matematica all’Istituto Falconi di Velletri, allora scuola magistrale. Lo aspettava anche il servizio militare che espletò come ufficiale nell’aviazione. Divenne aiutante del colonnello Edmondo Bernacca, la prima persona entrata nelle case degli italiani per fornire le previsioni meteorologiche. Poi, per Walter, negli anni Settanta, la decisione di accettare una cattedra in matematica all’università di Porto Rico. Accettò con entusiasmo di trasferirsi ai Caraibi e qui cominciò un’intensa vita lavorativa. Oltre la matematica, dove scriveva dispense per i corsi di laurea e libri, si dedicò anche al teatro; insieme all’amico Antonio Garcia, drammaturgo di qualità, vincitore del Premio Letra de Oro, mise in scena Pirandello e tutti i classici migliori italiani. Tornava puntualmente a Velletri per le vacanze ed era una festa per tutti: pur essendo felice di stare a Velletri presso la sua famiglia, ogni volta amava fare dei viaggi ce lo portavano a conoscere il mondo, specie quello dell’est. Tornava negli USA per incarichi importanti presso anche altre università della Florida. Molte sue pubblicazioni sono edite da Plazamajor, come il libro”Formas de tratamiente en el espanol de san Juan de Puerto Rico”, del 2003, questa volta incentrato sulle affinità della lingua spagnola, che conosceva bene, con altri linguaggi, anche del Mexico. Al culmine della sua carriera lavorativa si annunciò il cancro allo stomaco. Curato subito e bene, ben presto fu costretto a soccombere. C’è un film americano che si intitola “Nato il 4 luglio”. La mattina del 4 luglio 1992, invece, giorno della grande festa dell’indipendenza americana, a Casale arrivò la telefonata di Antonio Garcia che ne annunciava la morte alla famiglia, che nel frattempo era tornata a vivere a Velletri, in una nuovissima casa di proprietà. Passammo tutti interi periodi a piangere di dispiacere per quel ragazzo d’oro così sfortunato. Infine, dopo l’espletamento delle burocrazie internazionali venne restituito all’Italia la salma dentro una bara americana celeste di abbondante misura; dopo la cerimonia funebre tenutasi in Santa Maria del Trivio, Walter e la sua bara furono trasferiti a Ciampino, dove si era stabilito suo fratello. L’università di Puerto Rico gli intitolò subito l’aula dove aveva sempre insegnato ed istituì il “Premio Walter Rezzi” per i migliori studenti di matematica dei corsi a venire. Pur lontano da casa, Walter, orgoglioso della sua città natale, le ha dato onore e lustro, nella sua breve ma intensa vita culturale. Il piccolo scienziato, è diventato grande. Non è più fra noi ma l’abbraccio della sua grandezza, della sua semplicità e della sua simpatia a Casale lo sentiamo ancora forte e vivo, disciolto nel rimpianto. Velletri poco sa di queste persone che l’hanno onorata e contribuito a farla conoscere all’estero; ma che importa? Walter brilla ancora di luce propria, e quella luce, fortunatamente, solo pochi sanno vederla, coglierla e apprezzarla.