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sabato 1 luglio 2017

Il Convento del Carmine: una storia attraverso i secoli fino alla Casa delle Culture

Luogo denso di attrattive storiche e artistiche, la struttura seicentesca dell’ex Convento del Carmine ospita da qualche anno la Casa delle Culture e della Musica di Velletri che fa rivivere con una pluralità di eventi diversi gli antichi ambienti frateschi. 

di Valentina Leone


VELLETRI - La zona nord-ovest della città, prima che fosse edificato il convento nel XVII secolo, era quasi del tutto disabitata: a occupare gli spazi deserti e quasi di campagna vi erano solo l’oratorio della Confraternita della Misericordia, dal 1535 al 1573, e la chiesa di S. Antonino dell’XI secolo, entrambi ceduti ai Frati Carmelitani appena giunti in città nell’ultimo quarto del Cinquecento.

Le donazioni cittadine contribuirono, nel primo scorcio del secolo successivo, alla costruzione del convento, secondo dei tratti essenziali, caratteristici del’architettura carmelitana, che prediligono una distribuzione non dispersiva degli spazi, organizzati in una struttura quadrangolare sviluppata su diversi piani. Il nucleo seicentesco comprendeva un piano sotterraneo che ospitava i magazzini, mentre al piano terra erano collocati la chiesa con l’oratorio, il chiostro, il refettorio, la cucina e al piano superiore si trovavano le celle per i frati e le stanze per il Priore. Nella seconda metà del Seicento le lunette del chiostro quadrangolare, coperto da un porticato con volte a crociera, furono decorate con storie inerenti ai carmelitani che dovevano raccordarsi alle origini bibliche e storiche dello stesso ordine mendicante. Gli affreschi, di indubbio valore artistico, hanno costituito per gli studiosi un piccolo enigma, non solo per l’identificazione dei personaggi raffigurati, resi spesso irriconoscibili per la naturale erosione del tempo, ma anche per l’interpretazione del corretto ordine di lettura non direttamente riconducibile a un senso di progressione.
Secondo gli ultimi studi riconoscibili sarebbero principalmente di due mani, quella seicentesca di Gaspard Doughet (1615-1675), cognato del pittore francese Nicolas Poussin, e quella di Antonio Paticchi (1762-1788); mentre ancora incerti sono alcuni casi di attribuzione che potrebbero essere argomento di ulteriori indagini. In contemporanea all’abbellimento del chiostro, che ha conservato oggi la sua originaria identità di peripato quale luogo di raccoglimento e sede delle celebrazioni dei patroni dei carmelitani, fu affrescato anche il refettorio aggettante sul giardino adornato da colonne ottocentesche, attualmente trasformato in spazio espositivo e sala conferenze. Quando questa sala fu aperta per la prima volta era ancora presente la scaffalatura dell’Archivio del Vecchio Catasto, polverizzatasi, quasi avesse subito una detonazione, al contatto con l’aria. Dietro l’ombra della fuliggine comparvero di nuovo le finte finestre affrescate per creare l’illusione di uno spazio più ampio, con prospettive bucoliche riprese nelle volte superiori per allietare l’ambiente conviviale. Il corpo centrale dell’ex chiesa medievale, riconvertito oggi in auditorium, fu più volte ritoccato nel corso del tempo, ma senza che sbiadissero sulle pareti gli affreschi originali. Sulle forme della precedente sagrestia è ricalcata l’odierna sala prove, dove i tondi lampadari, progettati per migliorare l’acustica, contrastano con gli stucchi originali che sugli angoli e sui lati lunghi lasciano in sospeso i motivi floreali per assumere le fattezze di stemmi o della stessa chiesa di S. Antonino con la torre campanaria.
E' del 1870 il passaggio di tutto il complesso conventuale del Carmine al demanio, con conseguente conversione a magazzino quindi a caserma. Dal 1911 l'ex Convento divenne sede di alcuni uffici governativi, oltre ad uffici del registro (fino al 1960). Il refettorio in particolare, oggi Sala degli Affreschi e luogo della mostra, è caratterizzato da una volta a botte ribassata e lunettata, con la rappresentazione di Elia sul carro di fuoco che ascende al cielo (al profeta Elia risale infatti, secondo la tradizione, l'Ordine dei Carmelitani dell' antica Osservanza) e, nelle lunette delle due pareti di fondo, la Vergine tra Santi e Martiri in cui è raffigurato il dono dello scapolare ai carmelitani, a testimonianza della particolare protezione conferita dalla Vergine al suo portatore; e infine la rappresentazione dell'Ultima Cena. L’intera struttura si candida a essere un luogo di ritrovo cittadino, pensato per ospitare eventi a sfondo culturale ed esso stesso monumento alla cultura da vivere quotidianamente nel silenzio del chiostro o del giardino, in un sereno sodalizio tra arte e natura.