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sabato 24 giugno 2017

Oggi pomeriggio al Polo "Romani" l'iniziativa "Leggendo Wilcock"

Sabato 24 giugno c.m. si terrà un nuovo recital dedicato all’opera lirica di Rodolfo Wilcock presso il Polo Espositivo, ex scuola d’arte di via Luigi Novelli. Ore 17.30, ingresso libero. 

di Marisa Monteferri


VELLETRI - Questa edizione dell’evento, promosso dall’associazione culturale “La Vigna dei poeti”, spazierà dalle prime poesie che l’Autore scrisse quando era ancora studente in Argentina e già frequentava Borges, fino ad arrivare alle “34 poesie d’amore”, scritte in brevissimo tempo su richiesta dell’editore Rizzoli. La lettura e la recitazione è affidata prevalentemente, oltre che alla “Vigna dei Poeti” e a persone facenti parti del “Gruppo Wilcock Veliterno (presente su face book)ad un gruppo di volenterosi e validi ragazzi veliterni che per la prima volta hanno scoperto il Poeta, grazie anche al Gruppo Wilcock Veliterno, e se ne sono subito innamorati.
Rodolfo Wilcock, ingegnere civile argentino, lavorò alla costruzione della ferrovia trans-andina; ma il richiamo delle sue radici europee (madre italiana, padre inglese) lo portarono a scegliere l’Italia come seconda patria. E, infine, sul finire degli anni Cinquanta, scelse la quiete della campagna veliterna per abitarvi e lavorare. Conoscendo alla perfezione cinque o sei lingue svolse anche il lavoro di traduttore: Il Tamerlano, Marlowe e Borges, per citarne alcuni. A Velletri, nei dieci anni in cui vi rimase, scrisse molti dei suoi libri, inclusi testi teatrali, e alla città dedicò la poesia “A Velletri” . Non aveva molte frequentazioni velletrane, oltre ad alcuni vicini di casa, preferendo il rigore del lavoro alle chiacchiere, ma si ricordano le amicizie con Achille Campanile, in via Arcioni, allora territorio veliterno e con Vittorio Gassman, in via del Cigliolo. Ad una visita di Gassman a Colle Formica dove Wilcock abitava, riuscì a far credere all’attore di capire la lingua dei gatti. Molti artisti arrivavano da Roma per incontrarlo ma lui non sempre era disposto a ricevere tutti e spesso se ne tornavano a casa senza avere parlato con lui. Per tutta la vita il professor Roberto Vacca fu suo grande amico mentre in nostro concittadino professore Adeo Viti fu allievo di Rodolfo Wilcock quando questi, appena giunto a Roma per restarvi, insegnò lingua e letteratura francese all’università della Sapienza. Tutt’ora, in varie parti del mondo, ci sono fior di studiosi che si occupano della sua opera letteraria e teatrale; e un cospicuo numero di studenti si laura facendo tesi su Wilcock. Con l’avvento di internet, molti studenti contattano la nostra concittadina Marisa Monteferri, in quanto conobbe Wilcock e lavorò per lui negli anni Settanta, per avere maggiori informazioni sulla persona e sul personaggio: attualmente, la biografia che la Monteferri ha preparato su Wilcock è stata richiesta in Argentina per una probabile pubblicazione. Rodolfo Wilcock è un artista di cui Velletri può ben essere orgogliosa di averlo avuto come concittadino: questo privilegio non è stata dato a tutti e noi che l’abbiamo avuto siamo invidiati per questa fortuna avuta in sorte. La casa di Wilcock a Colle Formica, passata in successione a parenti italiani, è rimasta intatta nel tempo; il patio argentino si conserva ancora bene e il giardino inglese, selvaggio ma con raziocinio, viene curato molto bene, anche se gli eucalipti di cui era abbellito, cresciuti a dismisura, sono stati abbattuti quasi tutti per evitare che crollassero sui confinanti, provocando danni seri. Non ebbe la fortuna di morire a Velletri (la morte lo colse nel viterbese, dove stava lavorando alla traduzione di “Biglietti da visita”, ma a ben guardare, si può intuire lo spirito dell’artista che passeggia sotto gi alberi.