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venerdì 16 giugno 2017

La “Scalinata dei prigionieri austro-ungarici”, una storia che in pochi conoscono

Ogni volta che passo vicino al grande ossario del cimitero, osservando la lapide che ricorda in quel luogo la presenza dei resti di 83 prigionieri austro-ungarici, penso che avrei voluto aggiungere alla lapide le nazionalità che oggi avrebbero avuto quei soldati, visto che oggi, gli ex territori dell'Impero austro-ungarico appartengono a 13 Stati europei.

VELLETRI - Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Serbia, Italia, Montenegro, Romania, Polonia, Ucraina.
Grazie all’amico Luca Leoni, venni a sapere che questi sfortunati soldati, molti dei quali poco più che ventenni, dal fronte della Prima Guerra Mondiale, vennero portati a Velletri e durante la loro prigionia impiegati nei lavori agricoli e stradali come nella costruzione della scalinata che attraversa il giardino di Viale Marconi partente da Piazza XX Settembre e che una volta addirittura minacciarono uno sciopero se non veniva dato loro del vino. Purtroppo, tutti sopravvissero al massimo un paio di anni a questa prigionia veliterna e nessuno tornò a casa! Da quanto riportato nei registri cimiteriali, a fare strage di loro fu soprattutto la malaria tra agosto e dicembre 1919 e raramente a causa di altre malattie o per deperimento organico. Eletto Consigliere Comunale ripensai molto a questa storia ed essendo delegato alla Toponomastica e presidente della Commissione Toponomastica dal 2010 al 2012, proposi di intitolare quella scalinata proprio a questi sfortunati ragazzi che quella scalinata costruirono, i quali come gli italiani furono vittime di quella brutale guerra.
Con il verbale del 15-11-2010, la Commissione Toponomastica all’unanimità deliberava di proporre questa intitolazione all’amministrazione comunale. Consultai poi per molti giorni, le pagine dei registri cimiteriali, studiando i loro nomi, cognomi e luoghi di nascita per capire la loro provenienza esatta all’interno dell’Impero Austro-Ungarico, ma la ricerca fu veramente difficile, a causa del cattivo stato di manutenzione dei registri e soprattutto dalla pessima calligrafia di chi redasse a mano i registri, visto che i computer non esistevano ancora. Un’altra difficoltà che incontrai fu la germanizzazione dei nomi dei soldati e dei luoghi di nascita visto che la lingua ufficiale dell’Impero Austro-Ungarico era il tedesco e quindi non fu semplice risalire ai nomi attuali nelle rispettive lingue odierne, soprattutto per piccole località sconosciute. Con immenso piacere così da toglierli dall'oblio, ho voluto elencare i loro nomi e le loro nazionalità, cosa forse mai fatta da nessuno in precedenza, anche se dai registri sono però potuto risalire solo a 74 nomi e non ad 83 come riportato nella lapide del cimitero. Eccoli: 27 AUSTRIACI (Martin Polich, Martin Bokm, Alois Hogler, Josef Gartner, Engelbert Osanger, Johann Beichel, Ernst Sottin, Franz Bayer, Josef Neubauer, Thomas Hodler, Anton Hasneck, Leopold Bulicek, Franz Sobstman, Alois Henkl, Ferdinand Weissmann, Leo Strimpfl, Karl Plap, Anton Lockbauer, Michael Fischer, Rickal Hentsckel, Micheal Forstiungen, Rudolf Puckrincher, Josef Woschitez, Tusk Gundorask, Johann Kleber, Josef Mostiach, Josef Hauser); 18 CECHI (Josef Kaspar, Klaus Laezha, Karl Cimale, Toma Vegstral, Jan Adamik, Andreas Iuravach, Frank Horntk, Vaclav Jerka, Jan Bachack, Johann Paolaseck, Jackob Verepalek, Anton Gappert, Juro Junrich, Mikal Frank, Johann Ptack, Josef Pregehistal, Franz Brda, Jan Marck); 12 POLACCHI (Karl Podubskeg, Josef Lernicki, Stefan Aniszkiediez, Florian Vistrul, Mickal Tkaczyszyn, Mikicka Pankow, Sunks Barbincs, Franz Valonsik, Vladimir Baran, Stanislaw Muzur, Saulo Sarmolovzez, Harasyn Miczyezka); 6 UNGHERESI (Josef Relsoszil, Stefan Savoleck, Eleg Sarkasz, Ferenc Molnar, Janos Sikora, Jovan Puszt); 3 SLOVACCHI (Johann Walter, Jan Sziragig, Tomas Graza); 3 SLOVENI (Franciz Pecirk, Eduard Itozzavian, Jamez Skrlz); 2 UCRAINI (Alesca Netreha, Pardel Krgnieck); 1 CROATO (Stefan Dzven); 1 TEDESCO (Johann Raunig); 1 ITALIANO (Riccardo Glaser). Questa è un’altra delle proposte che non si sono potute realizzare con l’amministrazione comunale Servadio, a causa del veto imposto a prescindere da Servadio, su qualsiasi proposta fatta dal sottoscritto. Ogni volta che vedo questa scalinata, mi torna il rammarico di non averle potuto dare il nome SCALINATA DEI PRIGIONIERI AUSTRO-UNGARICI e quindi di non avere potuto lasciare alla nostra città ed alle generazioni future il ricordo di questo pezzo di storia che se non fissato verrà dimenticato! L’intitolazione di questa scalinata, in occasione anche dei 100 anni della sua realizzazione, sarà la prima cosa che farò (faremo come Patto Popolare Velletri) appena nel prossimo inverno cambieremo verso a questa amministrazione comunale.


Fabio Taddei
Patto Popolare Velletri