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lunedì 12 giugno 2017

"Io disobbedisco": i ragazzi della "Cardinali" riempiono di nuovo il Teatro Artemisio

Davanti alla Commissione delle Pari Opportunità, al vice sindaco ed alla cittadinanza - I ragazzi della Clemente Cardinali di nuovo al teatro Artemisio con lo spettacolo teatrale. Scuola e teatro ancora unite per sensibilizzare e denunciare la violenza sulle donne.


VELLETRI -  Dopo il grande successo dello scorso 7 aprile, che aveva sorpreso e commosso i presenti per la sensibilità e forza con la quale ragazzi di poco più di dieci anni hanno affrontato una della piaghe sociali della contemporaneità, venerdì 9 giugno gli alunni-attori della scuola media Clemente Cardinali sono saliti nuovamente sul prestigioso palco del Teatro Artemisio di Velletri.

“Io disobbedisco”: questo il titolo dello spettacolo che ancora una volta ha emozionato senza disattendere le aspettative; anzi, se possibile i giovani attori, a soli due giorni dall’altro spettacolo “Sognando…Romeo e Giulietta”, sono riusciti a “pulire” e migliorarsi, mostrandosi visibilmente maturati, regalando un’enorme soddisfazione alle insegnanti che con dedizione ed amore li hanno seguiti e guidati durante tutto l’anno scolastico Uno spettacolo emozionante, forte e diretto, incentrato su una tematica impegnata e purtroppo sempre attuale: quella della violenza sulle donne. Perché di femminicidio ogni giorno si continua a morire, anche in Italia… Sotto la guida delle docenti Enrica Gasbarri, Imma Pastore, Giulia Rufini, che hanno scritto e diretto il tutto e davanti ad un pubblico partecipe e visibilmente commosso, i ragazzi si sono trasformati in abili attori, leggiadri ballerini-interpreti ed esperti cantanti e musicisti, per dar voce a chi non può o non riesce a disobbedire alla violenza.
Su quel palcoscenico, dove tutto è finto ma niente è falso, ha così preso vita uno spettacolo scritto e pensato per scuotere le coscienze, fatto di recitazione, musica (cantata, suonata, interpretata e di sottofondo), danza e poesia: così le arti si sono unite per esplodere in un grido di dolore per le tante, troppe, vittime di femminicidio. Una ferita aperta e sanguinante per l’intera società moderna, che si rinnova ogni qualvolta la cronaca nera ci porta alla ribalta l’ennesima storia; una ferita che mina la salute delle famiglie e che colpisce anche i bambini, vittime innocenti ma spesso testimoni consapevoli … Un errore parlare di amori malati o passionali, perché l’Amore non picchia e non uccide, mai: quando accade, amore non è. Una scenografia tanto semplice ed essenziale quanto forte e simbolica ha fatto da cornice al tutto: un’imponente scritta “Io disobbedisco” illuminata tra mani sanguinanti ed un tappeto di fiori intervallati bianchi e rossi, realizzati dagli stessi alunni. Si apre il sipario: sul palcoscenico quattro ragazzi espongono al pubblico i numeri del femminicidio, partendo da un testo scritto dalle stesse insegnanti: ogni numero, ogni parola è pesata dalla recitazione, sottolineata dai vari strumenti suonati in scena, rappresentata dall’entrata di alcune ragazze.

Buio. Prende vita adesso la presa di coscienza e la forza delle donne: due canzoni, “Combattente” e “Nessuna conseguenza” di Fiorella Mannoia, cantate, ballate e recitate dai ragazzi, sono separate dall’emozionante recitazione a specchio di altre due ragazze della poesia “A tutte le donne” di Alda Merini. Buio. Con un sapiente gioco di luci in scena ci sono adesso due ragazzi, un maschio ed una femmina, che sulle note di “Colpo di pistola” di Brunori attraverso una danza recitata, hanno mostrato tutte le piaghe di questi amori malati, che parlano tutti dello stesso epilogo: l’uccisione della donna da parte del proprio uomo. Forza e speranza spezzate in scena nella parte più toccante dello spettacolo: cinque ragazze-angelo, vestite di bianco, una alla volta recitano e raccontano al pubblico la propria storia su estratti di testi di “Ferite a morte” della Dandini. Sono donne che appartengono a mondi diversi e lontani, di estrazione sociale diversa, che hanno “scelto” di avere accanto uomini diversi, ma tutte e cinque andranno incontro allo stesso destino: essere uccise dai loro compagni. E sono loro a parlare in prima persona, con una recitazione drammatica ma giocata su un linguaggio dai toni leggeri ed ironici, per sensibilizzare. Le ragazze escono lasciando sul palco un paio di scarpette rosse, le loro, simbolo della loro morte. Entrano allora cinque ragazzi, con in mano fiori rossi (camelie, fatte dagli stessi), che in visita alle loro madri, figlie, sorelle, amiche, colleghe, ormai morte, lanciano un grido di denuncia e di speranza e chi è ancora in tempo di denunciare.
Lo spettacolo si chiude sull’ultima canzone cantata, suonata, ballata e recitata dai ragazzi: “Vietato morire” di Ermal Meta. Coinvolgenti anche i saluti ed i ringraziamenti finali, fatti anch’essi con gli strumenti del mestiere di questi giovani attori: cantando, ballando e recitando ancora sulle note di “Vietato morire” tutti i protagonisti sono scesi dal palco per mescolarsi e rincontrarsi tra il pubblico, abbracciandolo così simbolicamente e salutandolo al prossimo evento…che chissà, potrà svolgersi ancora su palcoscenici più prestigiosi! Entusiasta la vice preside Anna Morsa, la quale si è impegnata attivamente per replicare a tutti i costi questo spettacolo, il vice sindaco Marcello Pontecorvi, che si è complimentato ancora una volta con le insegnanti, la Commissione delle Pari Opportunità. Si rigraziano tutte le colleghe che hanno supportato le tre insegnanti-regista; in particolare le insegnanti: Paola Faleni e Annalisa Brecciaroli.