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lunedì 26 giugno 2017

Alla scoperta di un autore internazionale che visse a Velletri: Leggendo Wilcock

Sabato 24 giugno, presso la sede dell’ex Scuola d’Arte “Juana Romani”, si è svolto l’evento Leggendo Wilcock, incentrato sulla lettura della produzione poetica dell’autore argentino che ha vissuto a Velletri, ultima di numerose iniziative sul poeta svolte in passato. 

di Valentina Leone


VELLETRI - Lo sguardo penetrante di Rodolfo Wilcock sul mondo è stato catturato dalle inquadrature del Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, in cui interpretava il sacerdote Caifa, tuttavia rimane avvinto in maniera indissociabile ai numerosi scritti in versi e in prosa che non godono oggi di frequenti ristampe, nonostante l’importanza riconosciuta a livello internazionale.
Nei locali dell’ex Scuola d’Arte “Juana Romani”, lo scorso pomeriggio di sabato 24 giugno, Marisa Monteferri, diretta testimone dell’operare di Wilcock, ha aperto il reading di poesie inquadrando l’autore attraverso un breve profilo biografico che ha toccato le origini argentine (classe ‘19), il primo soggiorno in Italia negli anni Cinquanta e il trasferimento nel 1958 a Velletri, successivo a un periodo trascorso nell’odiata Roma, lungo una decade e interrotto per l’esigenza di seguire la rappresentazione dei propri lavori teatrali al Teatro Argentina di Roma e al Teatro XX di Parigi.
Matteo Fosco Iacopini ha sottolineato proprio la scelta veliterna di Wilcock, da porre tra la schiera di artisti, letterati, attori, intellettuali che sono passati per la città castellana, lasciando un segno, e che mai hanno deciso di restarle per sempre legati. Una condizione evidenziata dall’oratore riprendendo il verso del poeta argentino, amico di Borges, «perciò la morte comincia a una certa altezza», letto – forse con una certa ingerenza critica – come l’espressione poetica di un sentimento di morte percepito e descritto per primo dall’artista che può essere trasferito, mutatis mutandis, alla situazione di stasi culturale a Velletri. All’introduzione è seguita la lettura di molti componimenti poetici, per la maggioranza appartenenti alla fase argentina perché, come ha precisato in un intervento il Professor Adeo Viti, Wilcock si è dedicato alla poesia prevalentemente durante gli anni giovanili; mentre nel periodo passato a Velletri, tra gli anni Sessanta e Settanta, si affermò in Italia con la scrittura in prosa, con l’attività di critico teatrale, che svolgeva sulla rivista specialistica «Sipario» della Bompiani, e soprattutto con quella di traduttore, unico mezzo di sostentamento, che ha prodotto alcune trasposizioni rimaste attualmente insuperate, come è la traduzione dell’intera opera drammatica di Christopher Marlowe, drammaturgo elisabettiano contemporaneo di Shakespeare.
L’evento si è articolato con una lettura di versi presi da diverse raccolte poetiche, intervallati da contestualizzazioni e brevi contributi, in modo da abbracciare la produzione di Wilcock e invogliare i presenti alla lettura di un autore attento a rappresentare l’uomo e il suo ambiente, senza retoriche o perbenismi linguistici. Nella maratona di lettura si sono succeduti, a rotazione, Matteo Fosco Iacopini, Christian Ronchetti, Marisa Monteferri e Maria Luisa Melo, Flavio Pampena, che hanno proposto un’interessante lettura di poesie in traduzione italiana e in relativa versione originale, Pasquale Larotonda e l’artista Shany Martin che, con verve comica, ha sottolineato la sua “Partecipazione speciale” segnalata sulla locandina. Stimolante anche la questione politica, toccata da Sandro Bologna, che ha calato nella realtà storica del tempo la decisione di Wilcock di lasciare l’Argentina quando si instaurò il peronismo, in un atto di reazione a ogni estremismo politico. La partecipazione a Leggendo Wilcock, confermata da diversi interventi del pubblico, è stata il coronamento di un evento che è riuscito a trasmettere, in particolare ai non conoscitori della materia, l’impulso ad approfondire l’opera omnia dell’argentino. La scelta di testi significativi da parte dei lettori, ciascuno dei quali ha compiuto un percorso personale nella lirica wilcockiana, ha tracciato la grandezza di un autore la cui ultima volontà, accontentata solo dopo la morte nel 1978 a Lubriano nell’alto Lazio, era di ottenere la cittadinanza italiana, memore di quel senso di appartenenza al territorio sviluppato anche nel periodo veliterno.