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mercoledì 10 maggio 2017

Il “Ponte di Ferro” sul Fosso di S. Anatolia, primo in Italia: perché non farne un’attrattiva turistica?

La nostra Redazione si è già occupata della storia del ponte sul fosso di S. Anatolia, primo esemplare in ghisa montato in Italia e proveniente dall’Inghilterra. Dopo la parte culturale, la proposta operativa: sarebbe un’attrattiva turistica per molti, visto quanto è suggestivo il posto. 

di Rocco Della Corte 


VELLETRI – I più grandi ricordano di quando intorno al Fosso di S. Anatolia era possibile andare a giocare a pallone, il traffico dei treni risultava meno intenso e il panorama rurale che si poteva godere era unico.
Il ponte in ghisa, sostituito nel 1963 con quello attualmente in uso, fu commissionato dal Vaticano che aveva fretta di terminare le operazioni ed inaugurare la linea ferroviaria fino a Velletri. Così, intorno al 1860, il Papa Pio IX riuscì ad “intercettare” il ponte in Inghilterra. L’esemplare montato a Velletri era destinato agli Stati Uniti, ma la commessa fallì e il pontefice non esitò nel farlo trasportare fino ai Castelli. Oggi restano solo due piloni perché purtroppo all’atto della sostituzione la vecchia struttura in ghisa fu abbattuta e lasciata cadere. Ma anche quello che rimane è di fondamentale importanza e unicità: i piloni, infatti, sono unici, riportano ancora lo stemma vaticano e i fregi, e sono ornati nonostante la ruggine li abbia scuriti.
In questi giorni sono in corso dei lavori, commissionati da RFI, per alcuni test riguardanti il ponte stesso, e con l’occasione è stata fatta una profonda pulizia dei luoghi. I piloni sono tornati a riemergere, seppur in parte ricoperti dall’edera, mostrandosi nella loro imponenza e bellezza. È chiaro a tutti gli esperti – come ha sottolineato anche al nostro Giornale l’attivo socio del GAV e studioso Guido Giani – che delle strutture così particolari e antiche, nonché uniche, potrebbero essere delle attrattive. Geometri, ingegneri, architetti, e così via hanno mostrato da sempre un grande interesse nei confronti del ponte di ghisa di S. Anatolia, e non di rado si trova citato come exemplum per il suo primato nei manuali universitari o al centro di tesi di laurea. Oltre agli addetti del settore, tuttavia, il Ponte potrebbe attrarre anche turisti per la sua storia. Con un investimento minimo si potrebbe pensare di creare un passaggio pedonale che consenta ai visitatori di ammirare i piloni, opportunamente disboscati e restaurati, da vicino, con un ponticello di collegamento che oltrepassi il profondo fosso. Velletri sarebbe vista da un altro punto di vista, e un angolo di città verrebbe valorizzato con una spesa minima: se la strada di accesso è già stata creata per via dei lavori, una pulizia e una segnaletica sul modello della sentieristica boschiva e due cartelloni turistici esplicativi potrebbero rappresentare la ciliegina sulla torta per la riapertura di un posto dove un tempo si giocava a pallone e oggi si può tornare a rivedere la nostra città da un’antica prospettiva, rievocando e scoprendo – per chi ancora non lo sa – il primato nazionale di un ponte in ghisa unico in Italia di cui restano ancora le due autorevoli testimonianze che sono i piloni.
Perché non farne un’attrattiva turistica? Altrove, per molto meno, ci si vende benissimo. Velletri, angolo dopo angolo, è un gioiello tutto da scoprire e solo iniziative audaci e fattibili di valorizzazione di questi posti possono ridare impulso a quella vocazione turistica che ora più che mai, con il Carmine e le Stimmate, deve essere spinta definitivamente verso l’alto. Una strada di accesso da via S. Nicola, opportune staccionate in legno, pulizia dei piloni, ponticello di collegamento che oltrepassi il fosso di S. Anatolia e due cartelli che spieghino la storia del ponte: così si può trasformare, senza troppi investimenti economici, quel che resta di un unicum a livello nazionale in un luogo di turismo e cultura. La proposta è lanciata.