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mercoledì 31 maggio 2017

Ascensione del Signore: “Il monte amico” a cura di don Gaetano Zaralli

Mt 28,16-20

TESTO
Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: "Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo".


COMMENTO
Gli undici…  andarono sul monte che Gesù aveva loro fissato.

Il “monte” ormai ha perso ogni connotazione geografica e nel linguaggio comune è solo simbolo di quella circostanza in cui si manifesta la volontà di Dio: il “monte degli appuntamenti”.
Il “monte”, perciò, è un fatto importante che accade, è l’incontro con una persona nuova, è il coraggio di una scelta, è la malattia che sconvolge la vita, è la morte  di una persona cara, è la lettura casuale di un libro,  è un viaggio in compagnia di uno sconosciuto, è la cena con gli amici di sempre, è il frinire delle cicale in estate, è l’acqua gelida del torrente, è la striscia dorata sul mare al tramonto, è il rimbrotto stupido di chi non ti conosce, è il profumo intenso di un dopobarba, è l’addio sofferto del treno che parte, è il ritmo sonnolento della noia, è lo scrocchio del ceffone meritato,  è la carezza lieve sulla ferita che sanguina, è la parola dolce che conforta l’anima, è il dolore che strizza il cuore, è la nebbia che vela le colpe, è il vino rosso che aiuta a essere veri, è il bastone che sorregge in vecchiaia, è la pietra d’inciampo sulla via del bene, è il canto di suore nelle cattedrali, è la dentiera che si apre falsa al sorriso, è il bimbo timido che vuole la caramella…
Il “monte” è la forza di andare dove la coscienza nel silenzio ascolta Dio.

 …gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano...

Non sempre quando ci si prostra si ha la certezza di stare nel giusto. Le schiene diritte d’altronde, quando non sono dei busti ingessati, fanno fatica a stare erette per guardare in faccia la realtà e riconoscere nei fatti il volto di Gesù: c’è sempre il dubbio che trattiene la volontà prima che questa compia nell’umiltà l’atto di ossequio.

“Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni …”.

L’andare si contrappone al bivaccare.
L’andare con l’intenzione di ammaestrare suppone l’umiltà nelle opere che si compiono, prima ancora di essere l’esercizio abile nell’uso che si fa delle parole.
Infatti, la vita vissuta da credente, è il testo migliore su cui si sofferma a pensare chi cerca Dio; è la vita che scorre tra esperienze positive o negative che siano; è la vita stordita da scelte sbagliate; è la vita travolta ed esaltata dai tanti affetti che, come rivoli di umanità, alimentano il torrente tumultuoso dell’amore. 
La vita di chi crede è maestra sincera per chi ha voglia di credere. 

“Ecco, io sono con voi tutti i giorni…”.

Quando sento il vento che soffia tra gli alberi, cesso di essere solo: qualcuno mi parla. Quando al mattino  il sole mi abbaglia e il calore del giorno avvolge la mia  anima, avverto una carezza: qualcuno mi guarda. Quando vedo una parte di me opaca, triste, esco dalla mia ombra: qualcuno mi consola.
A ciascuno è stato indicato un “monte”. Un paio di scarponi, uno zaino, un bastone e tanta voglia di camminare… Il passo si fa celere, il cuore batte forte e l’anima con l’affanno nel respiro grida all’amato: “Eccomi!...”. 
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Tratto da “Un vangelo dal volto umano” di Gaetano Zaralli http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/pubblicazione.html?item=9788854894679