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sabato 1 aprile 2017

Velletri Archeologica: "Le mogli di Augusto"/ Parte Seconda - a cura del Gruppo Archeologico Veliterno

SEGUE DA SABATO SCORSO: Il primo obiettivo dell’incontro di Bologna era stato l’eliminazione dei cesaricidi, che si erano rifugiati in Oriente. 



di Ciro Gravier
Gruppo Archeologico Veliterno


Lo scontro avvenne a Filippi nell’ottobre del 42 e si concluse con la morte di Bruto e Cassio. A questo punto, Ottaviano si sentì in obbligo di mantenere la promessa fatta ai suoi soldati, ed in particolare ai tantissimi veterani (che erano intorno a 180.000) delle legioni di Cesare, di congedarli con la distribuzione di terre.
Per farlo, scelse 18 città in Italia che gli erano state ostili e che meritavano una adeguata punizione, ne confiscò le terre in maniera sbrigativa e indiscriminata espropriando anche i medio-piccoli proprietari che non avevano parteggiato per i suoi avversari. Tutto ciò creò un naturale e diffusissimo malcontento che Lucio il fratello, e Fulvia, la moglie di Marco Antonio rimasto in Oriente, si adoperarono per farlo diventare conflitto aperto, che Ottaviano fu costretto a reprimere con la massima risolutezza che divenne perfino ferocia con il massacro di Perugia: trecento fra senatori e cavalieri sgozzati sull’altare di Cesare nel quarto anniversario della morte. Dopo di che, Ottaviano ruppe definitivamente rimandando a casa la sposa verginella. Si impose tuttavia un nuovo accordo, che fu stipulato a Brindisi, e questa volta il matrimonio, che ne fu la conseguenza, fu quello tra Marco Antonio, che ripudiò Fulvia, già esiliata a Sicione in Grecia, e Ottavia, la sorella di Ottaviano. Era l’anno 40. Ora, volendo dare un volto e un nome alla Virgo della IV egloga, se Virgilio la scrisse prima di questo secondo accordo, la Vergine potrebbe essere proprio la Claudia; se invece dopo l’accordo, potrebbe trattarsi dell’Ottavia. Ottaviano però aveva ancora un problema: Sesto Pompeo (il figlio del grande oppositore di Cesare), che con la sua potente flotta controllava l’intera Sicilia e, con il blocco degli approvvigionamenti, aveva reso ancora più difficile la risoluzione della crisi innescata con la distribuzione delle terre ai veterani. Era indispensabile neutralizzarlo, almeno per il momento, e quindi si imponeva un secondo matrimonio “politico”. La scelta cadde su Scribonia, sorella di Livio Scribonio, suocero e sostenitore di Sesto Pompeo, di cui comandava la flotta. Questa volta si trattava di una donna matura, che aveva 11 anni più di Ottaviano, era già stata sposata due volte e aveva avuto tre figli dai precedenti mariti, uomini di rango consolare. Di converso, Pompea, la figlia unica di Sesto Pompeo, è promessa sposa al piccolissimo Marcello, di tre anni soltanto, nipote di Ottaviano. Tutto questo però non servirà a niente perché per reciproche prevenzioni e continue rappresaglie, la guerra continuò implacabile. Per giunta, l’esperta Scribonia aveva iniziato il giovane Ottaviano ai piaceri del sesso, e costui cominciò a darsi ampiamente da fare, e con successo, presso illibate fanciulle e riservate matrone, la qual cosa non era di preciso gradimento per Scribonia. Sicché, il giorno stesso in cui questa gli partorì la figlia Giulia (nell’ottobre del 39), lui divorziò da lei con l’accusa inverosimile di perversità, mentre già da un mese si era portato in casa una giovane di 19 anni, sposata, che era incinta di cinque mesi. Si trattava di Livia Drusilla, della famiglia dei Claudii, altissima aristocrazia repubblicana, e convinti fautori di Antonio. Il marito, che era suo procugino Tiberio Claudio Nerone, non fece nessuna opposizione sia perché aveva capito che non era conveniente fare il braccio di ferro con l’emergente triumviro sia perché doveva avere qualche buona ragione per ritenere che il nascituro fosse opera dello stesso Ottaviano. Secondo un’antichissima legge risalente a Numa, una donna romana non poteva risposarsi se non dopo dieci mesi dalla morte o dal divorzio dal precedente marito, ma i sacerdoti dichiararono che la gravidanza di Livia, proprio perché evidente, non costituiva un ostacolo per il matrimonio con il triumviro. I due si sposano il 17 gennaio del 38, con l’ex-marito che le costituisce una dote, presenta al nuovo marito la moglie come se fosse un padre, e organizza il pranzo di nozze, mentre il bambino, che per convenienza fu chiamato Decimo Claudio Druso, nascerà l’11 aprile. Ovviamente, circolò a Roma la voce che la gente favorita dalla fortuna poteva fare un figlio in tre mesi. I colti aristocratici se lo ripetevano bisbigliandolo in greco (“Τοῖς εὐτυχούσι καὶ τρίμενα παιδιά”). Augusto lo sollevò da terra quando, secondo l’uso, gli fu presentato, e in seguito lo “adotterà”. Anche questa volta il matrimonio rispondeva ad una necessità politica, che era quella di unire la gens Iulia alla gens Claudia, ma questa volta si trattava anche di affetto vero e di amore sincero, tanto che l’unione durò 52 anni, fino alla morte di Augusto nel 14 d.C., e ancora dopo, per altri quindici, fino a quella di Livia, che si spegnerà ricca di meriti e di onori a 86 anni.