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venerdì 28 aprile 2017

Tres Tabernae rivede la luce: sull'Appia, tra Cisterna e Latina, un piccolo gioiello dell'Archeologia

Lo scorso 23 aprile l’apertura straordinaria del sito archeologico di Tres Tabernae, nel territorio di Cisterna di Latina, ha reso possibile visitare quanto scoperto negli ultimi trent’anni dagli scavi condotti  nella statio dove sostò l’apostolo Paolo.

di Valentina Leone

Foto Rocco Della Corte
CISTERNA DI LATINA - L’evento patrocinato dal Mibact, dalla Provincia di Latina e dal Comune di Cisterna di Latina, reso possibile grazie alla collaborazione dei volontari dell’associazione culturale For Heritage, oltre a essere un’occasione unica per far conoscere ai non specialisti uno scavo ancora in fieri, data la cronica mancanza di fondi, è stata una opportunità per mettere a sistema le realtà culturali del territorio cisternense con l’apertura contestuale del sito archeologico di Tres Tabernae, del Parco di Ninfa e del Palazzo Caetani.    

 Al frettoloso guidatore che corre lungo il moderno percorso della via Appia, aderente in questo tratto all’antico tracciato viario, potrebbe sfuggire il punto in cui all’altezza del km 58 dal terreno emergono inaspettati i quattro settori fino al momento scoperti di una mansio romana molto importante, segnalata nelle mappe dell’impero romano da una costruzione di notevoli dimensioni e probabilmente estesa anche dall’altro lato della strada.
Foto Rocco Della Corte

Gli scavi gestiti dalla Soprintendenza archeologica hanno portato alla luce, a partire dagli anni Novanta, alcuni degli ambienti della stazione di sosta di Tres Tabernae, spesso citata nelle fonti storiche e letterarie per la sua vicinanza all’Urbe all’interno dell’itinerario della regina viarum e molto rinomata tra gli studiosi per essere stato scenario di eventi fondamentali per la storia del cristianesimo antico. Se le prime menzioni risalgono alle numerose soste di Cicerone nel 59 a. C., ricordate nelle Epistulae ad Atticum, una più complessa organizzazione di questo luogo come area deputata all’accoglienza dei viaggiatori deve essere datata al I secolo a. C., in corrispondenza del potenziamento voluto da Augusto del cursus publicus, ovvero del servizio postale che si incardinava proprio sulla possibilità offerta dalle mansio di cambiare cavalli e di rifocillarsi.
Foto Rocco Della Corte
Sono gli
Atti degli Apostoli, invece, a collocare qui nella primavera del 61 d. C. l’incontro tra l’apostolo Paolo, che era condotto prigioniero da Gerusalemme in attesa di essere processato a Roma con l’accusa di disordine pubblico, con una comunità cristiana proveniente dalla capitale dell’impero, narrando di come «i fratelli di là [di Roma], avendo avuto notizie di noi, ci vennero incontro fino al Foro di Appio e alle Tre Taverne. Paolo, al vederli, rese grazie a Dio e prese coraggio» (Att. Apost. 28, 15-16).
Il cosiddetto primo settore della mansio si sviluppa attorno a una diramazione interna dell’Appia antica in basoli di calcare, un diverticolo, e si è presupposto dai resti, purtroppo poco conservati in elevato a causa dell’impaludamento e poi dei lavori agricoli, che comprendesse alcuni edifici a uso commerciale e il balneum, un impianto termale accessibile anche ai meno abbienti, approvvigionato da una grande cisterna interrata dagli archeologi dopo la scoperta per la sua preservazione. Il secondo settore, datato come il primo al I secolo a. C., è contraddistinto dall’alternanza delle mura in opus reticulatum e dei pavimenti in mosaico monocromo bianco o in battuto con uno spazio aperto, probabilmente un hortus. Poco più oltre in direzione nord-ovest il terzo settore presenta murature più tarde che si affacciano su un lungo corridoio articolandosi in tre spazi, sebbene sia ipotizzabile la presenza di ulteriori vani non scavati, tutti coperti da tappeti musivi decorati da motivi vegetali complessi e da raffigurazioni di uccelli in tessere bianche e nere.

Foto Rocco Della Corte


Le rovine sottratte alla terra e agli scavi abusivi della mansio di Tres Tabernae, rimasta attiva fino al IX secolo d. C., presagiscono la presenza di un complesso di certo più ampio che ebbe, forse proprio in conseguenza del passaggio di S. Paolo, un considerevole e longevo sviluppo nei secoli successivi, tanto che per la crescita demografica poco dopo l’editto di Costantino, emanato nel 313, fu fondata una diocesi indipendente. Solo un decreto del papa Gregorio Magno, alla fine del VI secolo, ne sancì l’assorbimento nella vicina sede arcivescovile di Velletri, anch’essa di un’altra statio collocata sulla via Appia antica detta ad sponsas, presso l’attuale località Sole – Luna, in attesa di essere valorizzata.