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giovedì 20 aprile 2017

"Mi compro un figlio": dibattito con il Gruppo Insieme a San Salvatore

Il gruppo “Insieme” ha organizzato per venerdì 28 aprile 2017 nella sala parrocchiale di San Salvatore a Velletri, alle 18,15, un incontro dal titolo “Mi compro un figlio”. 

di Antonio Liberati

VELLETRI - Una scelta quasi obbligata visto che di questo tema se ne parla sempre più a causa di ciò che alcuni personaggi appartenenti ai campi più diversi (calcio, canto, politica, etc. etc., famiglie che non possono avere figli, coppie omosessuali e via dicendo) ci fanno sapere mediante la stampa, i social o la tv.
Stiamo parlando della mercificazione del frutto dell’amore in una famiglia sana. In un suo articolo dal titolo “Comprare un bambino? Facile come ordinare una pizza”, la giornalista Paola Orrico, scrive: ”Sembra il “take away” della pizza, ma in realtà, qui, non si sfornano pizze, ma bambini. La formula è quella di una compravendita ordinaria. Da una parte, c’è un committente, ovvero una coppia benestante che può spendere molti soldi; dall’altra, c’è una giovane donna, in salute ma ovviamente bisognosa di denaro, che si presta a fornire il proprio utero, per ospitare, in grembo, un bambino altrui. Detta così, sembra una pratica aberrante; analizzata nei minimi dettagli (l’incontro fra offerta e domanda, la mediazione di una clinica super attrezzata, la stesura del contratto, le garanzie fornite), lo è. Da molti anni l’Ucraina è diventata la “terra promessa” di numerose coppie, che, ostinatamente, cercano un figlio. Ed ostinatamente sono disposte a tutto. La pratica dell’utero in affitto, vietata in Italia, ma esercitata in paesi limitrofi, rappresenta la via preferenziale per chi, naturalmente, non può avere un figlio; ma, in soldoni, può acquistarselo. Siamo ai confini della fantascienza? No. Anzi, è tutto maledettamente reale ed economicamente allettante.” Il settimanale cattolico “Tempi.it” a suo tempo ci ha informato che a maggio dell’anno scorso a Bruxelles, “l’associazione Men Having Babies (Mhb, uomini che hanno bambini) ha organizzato per la prima volta «nel cuore dell’Europa la più grande conferenza dedicata agli uomini gay che vogliono avere figli». Uno dei relatori ha spiegato che è possibile selezionare con supplementi di prezzo il sesso del nascituro, il colore della pelle, i test genetici e gli embrioni». Ma quanto si viene a spendere in tutto? A seconda dei «supplementi di prezzo», un bambino “chiavi in mano” costa dai 60 mila ai 150 mila euro.” Uno dei tanti colpi per affondare l’istituzione della famiglia anche da noi in Italia. Pensate che basti per poterne parlare?