venerdì 31 marzo 2017

Un’altra “terra di mezzo”. Tra povertà e miseria

Recentemente ho parlato con un amico tunisino, islamico, nel senso di credente in un Dio “clemente e misericordioso”. 

di Pier Luigi Starace


Il fatto che, come dovrebbe essere naturale, lui- da decenni in Italia – volesse cercare d’imitare questo atteggiamento divino lo aveva portato ad ascoltare infinite storie di persone, arabe o comunque immigrate, ed anche molte italiane che si rivolgevano a lui sia per essere aiutate in vario modo, sia almeno per essere ascoltate e confortate.
Nel nostro colloquio sono percolate storie a lui confidate, o da lui vissute, aventi in comune un elemento: la descrizione di situazioni collocabili, in uno spaccato degli strati economico-sociali, a cavallo della linea di confine fra la povertà e la miseria. Dopo il colloquio ho sentito il bisogno di sistemare quella processione d’informazioni in un certo schema, come segue. La cosa più frequente e grave di quelle storie era l’omissione d’atto d’ufficio da parte delle istituzioni funzionalmente esistenti al fine d’evitare la miseria. L’INPS che ritarda di 8 mesi il pagamento di somme mensili assolutamente necessarie per la sopravvivenza fisica d’una famiglia. Domande di contributi vari per famiglie con redditi anche di 350 euro al mese che dopo anni, si perdono nel nulla. Graduatorie certificanti che il richiedente ha diritto al sussidio, ma che, per altri anni, non producono un centesimo d’entrata. Uffici di servizi sociali che aumentano il personale e diminuiscono i fondi per gli assistiti. Passando alla delinquenza ( nel senso latino di de- linquere” “venir meno”)legalizzata, in prima linea la privazione del diritto agli 80 euro, contestualmente all’obbligo di restituzione di una certa parte di essi, da parte dei licenziati da un lavoro, cioè di persone già in mezzo ad una strada. Nel suo insieme questo fascio di crimini sociali suggerisce l’immagine d’una guarnigione a protezione del muro difensivo a contrasto della miseria, che, anziché mantenere quelli che dovrebbe proteggere al riparo di esso, li spinge giù dal parapetto, a sfracellarsi nell’abisso.Ovvero, un corpo militare che, anziché proteggere i propri concittadini, li tratti come nemici. Ausiliarie di questo quelle maestre che, come lamentava l’amico, organizzano, nella scuola pubblica, una gita a Milano, con pagamento di 350 euro, e chi non ce li ha sta a casa, anzi va a scuola per evitare l’assenza ingiustificata, e per rendere più pubblica la propria umiliazione. Sempre a proposito di miseria l’amico mi diceva a cosa s’aggrappano alcuni per evitare di scivolare fino in fondo: mettersi per una giornata a fare i lavavetri, a rischio che qualche “concorrente” li prenda a botte, o, adocchiato un camion che sta scaricando, offrirsi in aiuto, anche per 10 euro. Ciò mi ha fatto pensare ad un’altra cosa. Quando in quella precisa condizione di miseria si trovi una ragazzina o un ragazzino senza principi etici coranici o evangelici, con i genitori disoccupati, per i quali il pranzo è un problema insolubile, sentiranno come male o come bene lei accettare qualche euro in cambio d’un “favore” ad un uomo, e lui in cambio d’una “consegna” di droga ? Ancora, se lei e lui s’accorgono che quell’atto può farli salire su un ascensore sociale che può portar loro e la famiglia fuori dalla miseria, lo sentiranno come male o come bene? Ancora, in rapporto ai meriti fondanti del nostro sistema nel suo insieme, questo è un male o un bene? L’hanno detto chiaro e tondo, a Bruxelles, che prostituzione e droga fanno PIL: dobbiamo dedurne che se prostituzione e droga lo fanno crescere è esattamente lo stesso che se lo facessero crescere consumi legati alla sopravvivenza fisica dei famosi milioni di poveri; dunque anche per i “custodi del PIL”, la miseria non è un problema. Da anni ed anni i nostri sedicenti rappresentanti hanno partecipato al gioco criminoso o di seppellirlo sotto valanghe di scandali, con loro stessi protagonisti, gossip e qualunque tipo di distrazione di massa, o, una volta trovateselo fra i piedi, di litigare ferocemente per difendere il proprio piano ( sto parlando di reddito di cittadinanza contro reddito d’inclusione e simili), nella speranza, che si fa sempre più certezza, di farcela ancora una volta a non farne niente. Sono gli eroi dell’omissione aggravata e continuata d’atto d’ufficio. Sono le facce di acciaio nitrurato che la difendono come un giorno Leonida difendeva le Termopili. E non senza ragione: sanno bene che l’omissione di soccorso è micidiale anche più dell’aggressione violenta, e non costa nulla, anzi fa risparmiare. Il timbro negato dal burocrate uccide come l’ascia del boia. In questo scenario di fuga della politica ( a tutti i livelli, senza escludere quelli comunali, senza escludere i Kapò, quegli impiegati dei servizi sociali che ad una donna con 300 euro mensili di sussidio bloccano tutto se non rinnova la carta d’identità scaduta, che ha il suo costo ) dai bisogni per soddisfare i quali essa è stata creata, chiunque abbia ancora una coscienza morale, civile e religiosa ( stavolta ci stanno bene insieme!) ha il dovere di non accodarsi a questa vigliacca, disonorante, infamante Caporetto istituzionale, di resistere, possibilmente insieme ad altri con gli stessi principi. Pier Luigi Starace