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lunedì 13 marzo 2017

Intervista a Peppe Vessicchio, ospite della Mondadori: "Ai giovani dico che la musica si può fare"

Sabato 11 marzo ha avuto luogo un altro interessante incontro culturale presso la Mondadori Bookstore di Velletri in via Pia: questa volta l'ospite è stato il celebre maestro Peppe Vessicchio, conosciuto per la sua presenza trentennale al Festival di Sanremo e in altri programmi televisivi, come il talent show Amici di Maria De Filippi

di Sara Scifoni 


VELLETRI - Il maestro è stato assalito dalla folla veliterna, che lo ha accolto con entusiasmo ed ha ascoltato interessata la presentazione del libro “La musica fa crescere i pomodori” (edito da Rizzoli), autobiografia scritta con la collaborazione di Angelo Carotenuto. Vessicchio ci tiene, però, a precisare che più che la storia della sua vita e dei suoi successi, quella che vuole raccontare è una storia d'amore.

Le domande del giornalista Rai Ezio Tamilia hanno reso l'intervista un dolce dialogo sull'itinerario musicale del maestro, che ha avuto ancor più effetto con l'ascolto delle note che hanno segnato la carriera del celebre direttore d'orchestra: da “Giochi proibiti”, uno dei primi brani che ha affascinato l'autore del libro, ai successi a Sanremo. Dall'intimismo dei primi ascolti e del racconto del suo primo ingaggio ad un matrimonio, il maestro è passato poi alla più nota esperienza sanremese: è stata menzionata la prima esperienza nel 1986 con “Canzone triste” di Adelmo Fornaciari (in arte Zucchero) fino ad arrivare alla stravagante collaborazione con Elio e le storie tese per “La terra dei cachi” nel 1995. Vessicchio racconta di come quest'ultimi abbiano reso quell'edizione di Sanremo la più divertente in assoluto a causa della loro voglia di andare contro ad ogni convenzione musicale del Festival: dall'inusuale uso di fiati e legni fino al loro obiettivo “di arrivare ultimi”. Ha spiegato poi come i suoi successi siano frutto di una riuscita empatia tra direttore e cantante non sempre possibile (è questo il caso del lavoro mai portato a termine con Claudio Baglioni). Improvvisamente, dopo aver ascoltato un brano musicale anglosassone con un'introduzione di ben 52 secondi, avvenne un cambiamento di rotta nella concezione musicale del maestro: “Non sentivo il coraggio di non seguire le regole nel mondo musicale circostante. Ho capito che le regole nella musica non erano necessarie e che volevo ricercare e sperimentare. Da qui nasce l'effetto Mozart di cui parlo nel libro”. Con l'Università di Firenze, Vessicchio ha cominciato a sperimentare l'effetto della musica sulla crescita delle piante: Mozart ha un risultato più soddisfacente di Beethoven poiché era ancora figlio di una polifonia naturale, definita dal maestro “musica armonico-naturale”. Le sperimentazioni sono andate avanti con le note di altri autori come Vivaldi, Brahms e Shostakovich, provando come le piante reagiscano per indole naturale alla musica, che può essere quindi definita un bisogno inconscio non legato all'estetica. Il maestro ha concluso facendo notare come ci sia il rischio che i cantanti diventino tutti uguali. Il mercato vuole omologazione poiché il disorientamento dei clienti dato dalla diversità dei prodotti non aiuta la vendita. A tal proposito Vessicchio ha affermato, in conclusione: “Bisogna incitare i cantanti ad essere loro stessi e ad essere originali. Stiamo perdendo un valore enorme: Ravel e Debussy vennero in Italia per imparare. Siamo stati la culla di tutto e ora stiamo appassendo”. Il maestro ha infine risposto a delle domande rilasciando un'intervista esclusiva per Velletri Life.




Qual è la sua opinione su Sanremo 2017? E' applicabile la teoria dei “pomodori tutti uguali” esposta nel suo libro? 

Ci sono stati dei tentativi molto interessanti. Non posso coinvolgere nella mia visione dei “pomodori tutti uguali” la partecipazione di Fiorella Mannoia, perché ho capito perfettamente quanto lei tenesse a quell'argomento e quanto Sanremo sia stato per lei un'ottima vetrina per esporlo. “Occidentali's karma” di Gabbani è un brano costruito veramente bene se si considerano i termini in cui il mercato chiede questo tipo di materiale, è probabile anche avrà un bellissimo esito di mercato. Risponde a ciò che il mercato chiede: ha fatto un'ottima operazione di mercato ma non di originalità; non so quanto questo brano possa portare giovamento all'autore. Gabbani merita la vittoria che ha avuto, anche se a me piacciono più gli “outsider”, ossia coloro che contraddicono il mercato e che non lo assecondano. Bisogna poi ammettere che negli ultimi anni grosse sorprese non ne abbiamo avute; non c'è nulla che ricordi dopo “Luce” di Elisa o “Di sole e di azzurro” di Giorgia. Dopo di loro diventa sempre più difficile trovare qualcosa che lasci un segno. Quanto si pensa a “Luce” o “E poi” si deve necessariamente pensare ad Elisa e Giorgia, come Ramazzotti è legato ad “Adesso tu”. Questi sono casi in cui si può pensare “ho un interprete”, c'è un forte legame tra ciò che cantano e ciò che sono. Gli altri quest'anno sembrano legati alle aspettative della televisione e del mercato.

Consiglia ad un giovane la strada della musica come mestiere nell'Italia odierna? Se sì, quali dritte gli darebbe? 

Negli altri paesi del mondo la musica la si fa a prescindere, non si fa per diventare famosi o vendere dischi, la musica si studia e si coltiva per il proprio piacere di relazionarsi con la musica. È come per chi scrive: non è che se non gli fanno un libro o non vende smette di scrivere, se l'esigenza è quella di scrivere deve farlo. Io dico che chi vuole occuparsi di musica deve fare musica, a prescindere dal successo, la deve coltivare come si fa con le piantine... si mette l'acqua, si potano e si riparano dal freddo. Può essere sufficiente imparare tre accordi per cominciare, ma se non approfondisci la materia e se non scopri quanto sia immensa perdi un'occasione per te stesso. Io dico ai giovani che la musica si può fare. 



Se lei dovesse comporre un brano sulla sua vita in che tonalità sarebbe? E perché? 

Sicuramente in Mi minore, perché sento che mi riguarda e che è un tono che risuona come me. Una volta parlavo con la Littizzetto (docente di Educazione Musicale prima di fare televisione, ndR)e mi disse: “Il minore è un po' più figo perché può anche diventare maggiore. Invece il maggiore è più banale”. Lei la vedeva in questi termini, io invece la vedo semplicemente come questione di identità: mi sento Mi minore, non ci posso fare niente. È come se qualcuno mi chiedesse “Giuseppe o Pasquale?”. Io sono Giuseppe! Stessa cosa vale nella musica: “sei Re minore o Mi minore?”. Io sono Mi minore!

Conosceva Velletri? Quale impressione le ha fatto? 

Ci sono stato l'anno scorso in teatro per una manifestazione di solidarietà per la ricerca sul cancro. Oggi ho visto poco e anche quella sera devo dire che non ho visto molto. Ho visto il centro storico e il municipio, ma non ho potuto calarmi nella realtà locale più di tanto. Questa devo dire che è una zona molto affascinante. Innanzitutto ci sono molti musicisti che vengono da questo territorio, ne ho incontrati parecchi, quindi vuol dire che è una zona fertile: a me piace pensare che le zone siano come giardini, luoghi in cui fioriscono i musicisti. E allora mi sa che questa terra, sia una zona in cui nascono musicisti. Secondo me l'area accoglie bene le proposte degli artisti emergenti, e quindi le riverbera e gli altri le ricevono. Tutto a questo punto fiorisce, come il polline. 

Peppe Vessicchio con Sara Scifoni

Quali sono i suoi compositori preferiti, a prescindere dal genere e dall'epoca di provenienza? 

È una domanda molto difficile. Devo dire che Ravel è uno di quelli che mi tocca e mi emoziona particolarmente, se parliamo di musica classica. Se invece parliamo di musica leggera devo far riferimento ad esperienze del mio passato e ai ricordi..a questo punto Taylor e King, e più in generale la West Coast degli anno '70 sono sempre un riferimento emotivo molto alto. Poi anche la musica brasiliana è entrata in casa mia e mi ha lasciato un grande vissuto emotivo: quando la ascolto mi lascio trasportare. A volte mi viene il pensiero che in altre vite sono vissuto in Brasile, perché ne sento un'attrazione fortissima. Degli altri autori ne sento il fascino ma con distanza, mentre nella musica brasiliana sento una pulsione di familiarità.