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venerdì 31 marzo 2017

Al Teatro di Terra "Le serve" domenica 2 aprile alle ore 18

Il Teatro di Terra è un Centro di Ricerca, Produzione, Diffusione teatrale. 

di Luigi Onorato

VELLETRI - Il progetto Multiplo Teatrale riguarda la produzione. Tende alla professionalizzazione. Ovvero attraverso piccole produzioni di spettacoli teatrali con pochi personaggi, minime scenografie, semplici costumi, scarsa annunciazione del miracolo, come usa in provincia, si da la possibilità a selezionati giovani legati per frequentazione al TdT,di lavorare con attori più esperti, sotto la guida del direttore artistico, per realizzare spettacoli da repertorio, che possano essere replicati di frequente, ed affinati, senza interruzione.
Che vadano oltre i saggi laboratoriali, oltre le approssimazioni tecniche e culturali amatoriali che conculcano l’anelito all’arte teatrale. Un progetto controcorrente nell’attuale momento di disattenzione e nelle politiche strapaesane dei Comuni, inesistenti dell’area metropolitana, avare della Regione, ipocrite dello Stato. All’insegna della continuità continua: niente eventi, passata la festa gabbatu lu santu. Le scelte provengono dagli stimoli dei vari artisti (quei pochi che vi sono sul territorio) e dai gruppi stessi. Si porteranno in scena per questa stagione: LE SERVE- Petrella, Ercoli, Brunetti; LE SEDIE, Saragoni, Petrella; il mito di Edmond Kean, con due letture differenti (Gassman, Dumas, con Baietti; e Proietti, Raymund FitzSimons, con Shany Martin). Un testo inedito di Canarutto su personaggi dell'economia: "Il canone anglo sassone"?. Debutta il 2 aprile alle ore 18 al Teatro di Terra, 

LE SERVE. Con Helenia Brunetti, Nicole Ercoli, Carla Petrella, regia di Luigi Onorato. Lo spettacolo verrà replicato nei mesi successivi. 

LE SERVE. Di Jean Genet. 1947. Francia. Due serve tra la ribellione e la follia criminale tentano di uscire dal loro stato di sottomissione uccidendo la loro Signora. Si allenano rappresentando l’omicidio con una “cerimonia” dove si travestano da padrona e dall’altra serva che interpreta la Signora, (Madame, Chiara o Solange), avvicendandosi nei ruoli. In verità inconsciamente, come ci ha insegnato la psicanalisi, non sopportando il peso del crimine vogliono fallire nell’intento. Denunziano a nome della Signora il suo amante che viene arrestato ma presto scarcerato. Nel timore che vengano scoperte rinunciando alla fuga, si annientano in un estremo atto di libertà. Note per un’attualità del testo. L’affluent society è rappresentata dai due terzi. Ora il ceto medio sta scivolando sempre più verso l’ultimo terzo. Casi di cronaca ci portano davanti agli occhi tanti volti sfigurati dalla vita a volte dalla morte. Siamo tutti inetti di fronte a questi drammi. Le istituzioni sono inefficaci, la carità non basta neanche! Ma molti di noi non sanno nulla di queste persone. Chi sono? Cosa pensano? come agiscono? Mondi (più di un terzo dell’umanità delle nostre società) sconosciuti. Culturalmente, emotivamente lontani. Genet ci porta dentro queste teste questi cuori ai confini delle nostre capacità di comprensione. Relitti della società. Adesso ci appaiono vivi in teatro e ci dicono i loro pensieri le loro emozioni, senza Genet, le sue parole, noi non ne sapremmo granché, dei nostri simili che hanno avute altre educazioni, magari di strada, di carcere, di miseria, di follie. Tutti pensano che ci impoveriremmo senza le donne, metà dell’umanità. E senza i disperati siamo più ricchi? O siamo solo più tranquilli apparentemente. Lo sprofondamento nei cuori di queste serve che leggono Detective, ed amoreggiano con le sconce parole di un lattaio giovane e robusto, ci ha affascinato e spinto ad una rappresentazione irrealistica, capovolta, dove il bene ed il male che cosa sono senza l’umanesimo della pietà? Dalla tragedia alla farsa marionettistica, favolistica nera, emerge una piccola contaminazione pestifera che ci contamina, ci mette in discussione ed in fondo ci arricchisce. Ci sono più cose in cielo ed in terra che non ne contenga la tua filosofia, o Orazio! ( W. Shakespeare). Non possiamo far finta che tutto naviga in superficie, visibile. Il teatro la cultura ci aiuta a vedere oltre le superfici levigate dai mercanti omogeneizzatori. Parlami del sottosuolo! (Beckett). E’ quello che faranno Clara, Solange e la Signora (per opposizione)!