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mercoledì 15 febbraio 2017

Omaggio a Luigi Tenco, parola ad Antonio Censi: "Un cantautore di grande onestà morale e intellettuale"

Sabato 18 febbraio, a partire dalle ore 18.00, sul palco del Teatro Artemisio Gian Maria Volontè, per l'evento "Io sono uno" eseguiranno i brani di Luigi Tenco i componenti della band coordinata da Antonio Censi.

Intervista a cura di Rocco Della Corte

VELLETRI - Non una sorpresa che Censi e i suoi musicisti si occupino di portare davanti al pubblico, veliterno e non, la musica di Luigi Tenco. La band che collabora al progetto dell'Associazione Memoria '900, infatti, già da molto tempo ripropone alcuni dei testi più significativi del cantautore di Cassine, sia per quanto riguarda il filone sociale che per quello amoroso. Abbiamo intervistato Antonio Censi per comprendere meglio il perché del loro amore nei confronti di Tenco, nonché conoscere meglio il gruppo di musicisti che vedremo nell'esibizione del 18 febbraio.

Antonio Censi, prima di entrare nel merito dell’argomento Tenco, puoi accennarci qualcosa sulla tua carriera da musicista e sul tuo gruppo? Da chi è composta la band? 

La mia passione per la musica nasce all'età di dodici anni e senza alcun motivo particolare. Probabilmente da parte paterna c'era una certa predisposizione; ricordo che mio padre cantava abbastanza bene e so che anche i suoi fratelli si dilettavano, da giovani, in canti e balli popolari, per divertimento. Mio padre mi comprò la prima chitarra, una Eko, presso il "mitico" negozio di Virgili sito vicino al Teatro Artemisio: costo seimila lire. Ho cominciato così a strimpellare senza alcuna cognizione musicale, solo basandomi su quelle poche cose che si vedevano in televisione negli anni '60 e ascoltando in radio programmi come "Bandiera gialla" o "Hit Parade", cercando poi di riprodurre con lo strumento le canzoni che mi piacevano. Qualcuno mi disse che c'erano "libretti" con le posizioni degli accordi, ne acquistai uno e cominciai a studiare. Ancora non ho finito perché tutt'oggi studio contrabbasso, ma ho anche studiato pianoforte, chitarra classica, canto gregoriano, musica polifonica, direzione corale (ho diretto per tanto tempo la Corale Polifonica S. Michele Arcangelo). Il mio percorso è stato singolare perché sono partito dal pop di Jimi Hendrix e Cream per approdare al canto gregoriano che è l'origine della nostra musica occidentale. Il mio interesse, nel corso degli anni, poi si è ampliato anche verso altri generi musicali come il Jazz e la Bossa Nova che suono regolarmente con i miei amici alcuni dei quali fanno anche parte del gruppo di Tenco. Attualmente suono con i "I Duri di Chicago" e con Carlo Mucari nello suo spettacolo su Califano. Il gruppo che suona Tenco è composto da Sandro Crocetta, chitarra e voce. Sandro è stato il primo a farmi ascoltare Tenco, credo nel '69; poi c'è mia moglie Antonella Mattacchioni che canta; Sandro Paoletti suona tutti i sassofoni e il flauto; Antonio Di Benedetto suona il pianoforte, l'organo, tastiere varie e fisarmonica; Marco Crocetta alla chitarra elettrica, Riccardo Calcari alla batteria ed io al Contrabbasso. 

Lo spettacolo “Lontano, lontano” si occupa di diffondere il messaggio veicolato dai testi di Luigi Tenco: perchè questo titolo, tra i tanti che potevate scegliere?

Il titolo Lontano lontano è molto evocativo. Racchiude in sé un un senso di vaghezza, di indefinito che richiama leopardiane rimembranze. Non è solo il ricordo struggente di un amore finito da tanti anni, risvegliato all'improvviso da piccole cose quotidiane come un sorriso, l'espressione di un volto per caso...ma è anche il ricordo di una persona scomparsa cinquanta anni fa. 

Che uomo è stato Luigi Tenco e cosa ha rappresentato nel panorama culturale e musicale italiano? 

Credo sia stato un uomo di grande onestà morale ed intellettuale. Una persona che credeva di cambiare in meglio la vita degli altri e la sua anche attraverso una canzone. Per questo riteneva importante il testo di una canzone e aveva un modo di cantare che rendeva molto espressive le parole, cioè desiderava che si capisse il loro significato. Oltretutto aveva una voce bellissima, soprattutto nel registro basso. Anche De André e Guccini esaltano la dizione delle parole ma Luigi non ha il tono epico da cultura alta degli altri due. Lui non scomoda ballate medievali e citazioni colte ma esprime il quotidiano vivere con le proprie contraddizioni, i propri sentimenti, mettendosi a nudo. Non è il macho latino esaltato nelle canzoni di quel periodo ma è un uomo che si scopre anche fragile, insicuro, pieno di contraddizioni, con una grande ansia di vivere. A volte mi fa pensare a Cesare Pavese. 

Quali sono le aspettative che riponete, come gruppo, nell’evento del 18 febbraio? 

Mi fa un gran piacere che si ricordi Luigi Tenco a Velletri. Penso sempre che finora non lo si è fatto abbastanza. 




Qual è la canzone che ritenete più idonea per descrivere la poliedricità di Tenco, un testo che condensi le sue tematiche e i suoi messaggi? 

Lontano lontano, è la canzone manifesto di Luigi. Oltre la musica, bellissima e molto raffinata nella struttura armonica e nella melodia, c'è tutto il suo mondo poetico di amore, di rimpianto, di ricordo, di tempo che passa inesorabilmente. Credo che tutti noi potremmo ritrovarci in questa canzone.   

Tenco è stato un rivoluzionario, in molti lo hanno definito così. Anche tu sei di questo parere e se sì o no, per quale motivo? 

Assolutamente si, è stato un rivoluzionario ed un precursore, Era avanti come concezioni musicali rispetto a tutti gli altri musicisti di musica "leggera" di quel periodo. Conosceva gli chansonnier francesi e Bob Dylan, suonava e cantava Jazz e bossa nova, si interessava delle tradizioni popolari della canzone italiana, insomma era un artista a tutto tondo. Ritengo che grazie a lui la canzone italiana da motivetto fischiettabile sia diventata canzone d'autore. Cioè una forma artistica compiuta di musica poesia e significato morale. 

Cinquanta anni dopo il ricordo di Tenco è ancora vivo: universalità ed eternità di parole poetiche? 

I sentimenti degli uomini non cambiano nel tempo. Indagare l'amore dal di dentro e descriverlo con parole quotidiane e sincere non ha delimitazioni temporali. Cercare il senso della propria vita, avvertire lo scorre del tempo, ricordare il passato... non sono mode passeggere. Questi sono i temi trattati da Tenco nelle sue canzoni d'amore e in quelle esistenziali. Ma ancor più nelle canzoni sociali, che purtroppo pochi conoscono, c'è una attualità incredibile. Però non dico altro, dovete ascoltarle.

INTERVISTA A CENSI SUL SITO DI MEMORIA 900
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