menù



Sponsor

lunedì 20 febbraio 2017

"Io sono uno": Velletri ha ricordato il grande cantautore Luigi Tenco, tutto esaurito al Teatro Artemisio

Pienone all'Artemisio per l'omaggio di Velletri al grande cantautore Luigi Tenco. Ospiti Vittorio Nocenzi e Alfredo Saitto, per un pomeriggio culturale organizzato dall'Associazione Memoria '900.

VELLETRI - Di fronte ad un Teatro Artemisio Gian Maria Volonté pieno in ogni ordine di posto si è svolto l'evento del sabato pomeriggio veliterno, organizzato dall'Associazione Culturale Memoria '900, dedicato al grande cantautore Luigi Tenco.
Cinquant'anni dopo la sua tragica scomparsa resta immutata la carica emotiva e rivoluzionaria delle sue parole, e Velletri ha omaggiato un grande artista con uno spettacolo di qualità. Ospiti di eccezione il maestro e compositore Vittorio Nocenzi, fondatore del Banco del Mutuo Soccorso, e l'esperto musicologo Alfredo Saitto, giornalista e critico. Primo a parlare è stato proprio Nocenzi, che si è detto orgoglioso di essere a Velletri dove ormai è di casa e dove ha frequentato anche il Liceo: "Chi era Luigi Tenco? Era una persona capace di arrivare dritto al cuore. Lo dimostra il fatto che cinquant'anni dopo si riempie un Teatro per riascoltarlo.
Le sue canzoni hanno qualcosa di poetico, la bravura di questo cantautore sta nel saper accostare parole semplici in maniera inusuale. Ecco allora che frasi apparentemente quasi banali, tipo "Un giorno dopo l'altro la vita se ne va" diventano bombe a mano quando ci si trova di fronte ad espressioni come "e la speranza ormai è un'abitudine". Nocenzi ha dichiarato di essere legato a Tenco per la forza d'animo che ha dimostrato nelle sue canzoni, e per il coraggio nello scrivere testi che nel contesto in cui sono stati prodotti non erano semplici da far accettare al pubblico: "Fare il compositore è come mettersi a nudo, il giudizio può far male. Lui è stato davvero audace e alla fine ha vinto, perché siamo qui e ci emozioniamo ancora". A fargli eco, sollecitato dalle domande della moderatrice e giornalista Alessandra Valentini, il critico Alfredo Saitto, che non senza un pizzico di ironia ha constatato come i testi di Tenco oggi sarebbero irripetibili: "Purtroppo oggi un cantautore come Tenco non avrebbe il giusto spazio, non sarebbe commerciale.

Sono reduce del Festival di Sanremo e la qualità si è notevolmente abbassata. Tenco, invece, aveva una grande forza d'animo che trasmetteva con le sue parole. Anche nei confronti delle donne aveva il suo cipiglio, rispetto al cliché dei cantanti disperati che quando vengono lasciati si lagnano. Aveva questo aspetto affascinante e ne era consapevole, un ragazzo tenebroso e determinato". Nocenzi ha ricordato quando ai suoi tempi, nei momenti di intimità tra giovani, i dischi di Tenco rappresentavano la scelta prediletta e che anche musicalmente l'armonia raggiunta dalla semplicità degli accordi del cantautore di Cassine è davvero unica. Senza addentrarsi nei tecnicismi, come ci hanno tenuto a sottolineare i due relatori, la parola è stata data alla musica. Magistrali e coronate da scroscianti applausi le esibizioni delle due band, quella di Antonio Censi composta da Antonella Mattacchioni e Sandro Crocetta, voci straordinarie e accorate, Sandro Paoletti, Antonio Dibenedetto, Marco Crocetta e Riccardo Calcari, e quella di Giulio Salvatelli, coadiuvato da Livio Salvatelli, Pietro Caroleo, Giovanni Ludovisi.


Il repertorio di Tenco, molto vasto nonostante lo stesso cantautore abbia apposto il suo nome solo su alcuni pezzi, è stato abbracciato in toto dagli ottimi musicisti e sono emersi sia il filone sociale, più sconosciuto, che quello amoroso. La ballata della moda, E se ci diranno, La ballata del marinaio, Cara maestra, Ognuno è libero, Se stasera sono qui, Ragazzo mio, Un giorno dopo l'altro, Mi sono innamorato di te, Ho capito che ti amo, Lontano lontano, Vedrai vedrai i testi scelti, con il maestro Nocenzi che non di rado si è cimentato nell'esecuzione di brani improvvisando e dando prova delle sue doti da compositore. Molto particolare l'esperimento, volto a dare il senso dell'universalità della musica, fatto proprio dal fondatore del Banco: se Saitto, citando un illustre nome del campo musicale, Duke Ellington, ha ricordato che la musica si può dividere in "buona" e "cattiva", Nocenzi ha dato prova di come l'empatia - concetto portante per un musicista - sia unica e attraversi i secoli. Così, accomodatosi al pianoforte, ha suonato Se stasera sono qui, attaccando immediatamente il Preludio di Bach, per poi tornare a Tenco e concludere con un pezzo del Banco.


Ha voluto così dimostrare che nonostante la distanza temporale tra le musiche proposte, c'è un filo rosso invisibile - quello dell'emotività e della profondità - che va oltre il tempo e attraversa i secoli grazie all'umanità inserita in certe note. Forti emozioni, ma anche tante riflessioni per un cantante "innamorato della vita, estremamente profondo. Proprio la sua profondità è qualcosa di eccezionale" - ha ricordato Nocenzi, constatando come sia morto all'età di 28 anni ("un ragazzino") e pure in quei pochi anni di vita abbia saputo lasciare dei messaggi così maturi e resistenti al tempo e all'oblio. Ma nella serata del compleanno di Faber era impossibile non eseguire Preghiera in gennaio, l'omaggio di De André al suo amico e collega Tenco, canzone scritta di getto poche ore dopo quel maledetto 27 gennaio 1967. Brividi e commozione per una sorpresa che ha fatto rivivere insieme due mostri sacri della storia della musica italiana agli oltre quattrocento spettatori. Il finale, però, è stato nel segno dell'allegria e della vitalità di Tenco, uno e unico, per tornare al titolo dell'evento: tutti i musicisti e gli ospiti, insieme al pubblico, hanno cantato Ciao amore ciao, in un momento corale e partecipato.

L'Associazione Culturale Memoria '900 ringrazia tutti coloro che si sono prodigati per la buona riuscita dell'iniziativa, patrocinata dal Comune di Velletri e dalla Fondazione Cultura. Oltre ai musicisti, professionali ed encomiabili, e agli ospiti che hanno instaurato un clima confidenziale nella loro chiacchierata amichevole con il pubblico e con la giornalista/moderatrice, un pensiero va anche a chi ha lavorato dietro le quinte e messo a disposizione i propri strumenti e la propria professionalità: Adriano Morelli per la consulenza tecnica, il fonico Alessandro Paris, le studentesse dell'Istituto "Antonio Cederna", il Dirigente Scolastico Eugenio Dibennardo e la professoressa Loriana Bagaglini per l'organizzazione, Alberto Annino per la disponibilità di Poste Italiane e per i francobolli dedicati a Tenco, i due sponsor Duilio Leo Orafo e Banca Fideuram nella persona di Gianfranco Cestrilli, il tecnico del Teatro Artemisio Gian Maria Volontè Emilio Galuppo. Io sono uno è stato un bel momento di alta cultura nel segno di un grande cantautore e soprattutto di un grande uomo. Il progetto, nato da un'idea di Emanuela Treggiari, è stato portato avanti dal gruppo di lavoro che oltre alla stessa Emanuela Treggiari ha visto adoperarsi in vari ambiti dell'organizzazione Gaetano Campanile, Ornella Evangelisti, Patrizia Bigi, Daniela Caruso, Enzo Toto, Fiorella Treggiari, Rocco Della Corte. Il ringraziamento più grande però va a tutti gli spettatori intervenuti, che con i loro applausi e il loro incoraggiamento hanno reso la serata indimenticabile e preziosa sulle note di un artista da riscoprire, in fondo non così Lontano, lontano come potrebbero illudere i cinquant'anni dalla sua scomparsa.


GALLERIA FOTOGRAFICA/ 1
a cura di Rocco Della Corte






















































GALLERIA FOTOGRAFICA/2
a cura di Valentina Leone