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mercoledì 1 febbraio 2017

Almaviva, la rabbia dei lavoratori. Il veliterno Fabio Taddei: "Questo lo scandalo che apre il 2017”.

Fabio Taddei, cittadino veliterno, dipendente di Almaviva da circa diciassette anni e Rsu della Slc Cgil da oltre 15, non ci sta ad accettare i 1.666 licenziamenti che coinvolgono lui e tanti colleghi di Roma e provincia dei quali molti dei Castelli Romani. 


ROMA - Dopo avere parlato già a Rainews 24 ed al TG3 Regionale, a distanza di giorni, ci racconta senza peli sulla lingua questa vicenda che definisce “indegna per un Paese civile”.
Taddei, cosa è successo ad Almaviva? Dopo i tanti servizi giornalistici, ci può dare una sua versione da un punto di vista interno? 


A ottobre Almaviva Contact ci ha obbligato a trovare un accordo entro 75 giorni per scongiurare i licenziamenti di 2.511 lavoratori (1.666 di Roma ed 845 di Napoli). Per tutti i 75 giorni, le segreterie di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Cobas, con tanto di comunicati, si dichiarano indisponibili a trattare il taglio del costo del lavoro ed il controllo a distanza, cosa condivisa anche dal vice ministro dello Sviluppo Economico, Teresa Bellanova. ll 14 dicembre, le Rsu di Cgil ed Ugl della sede di Roma di Almaviva Contact organizzano quattro assemblee invitando a partecipare tutti i 1.666 lavoratori. In queste assemblee, anche videoregistrate, all’unanimità i lavoratori si dichiarano contrari al taglio del costo del lavoro ed al controllo a distanza, dando un chiaro mandato alle Rsu a non firmare nulla che riguardasse questi due temi. Dopo vari incontri, non si capisce il perché già la mattina del giorno stesso alle 9,50, Calenda lancia un tweet dove scrive: “Raggiunto accordo su proposta del governo per scongiurare licenziamenti Almaviva. Fino al 31 marzo per trovare una soluzione definitiva”. Notizia subito ripresa dai media e diffusa. 

Come è venuto fuori questo “accordo”? E soprattutto, era accettabile? 

Noi Rsu, uniche titolate a firmare un eventuale accordo, non sapevamo nulla. Dopo 75 giorni di stallo, arriviamo all’incontro del pomeriggio del 21 dicembre (ultimo giorno disponibile) sempre al ministero. Sapevamo di non firmare un accordo che riguardasse punti già bocciati dalle assemblee. Superata la scadenza della mezzanotte, arriva il verbale di accordo che contrariamente alle aspettative, richiedeva invece proprio il taglio del costo del lavoro del 17% (taglio di scatti di anzianità e di un livello) ed il controllo a distanza, senza accenno agli ammortizzatori sociali che noi Rsu avremmo accettato. 


Quali sono i dettagli di questo “accordo”? 

In questo accordo i lavoratori avevano tempo fino a marzo, superato il quale l’azienda aveva 15 giorni di tempo per licenziare liberamente. Non era un accordo ma un ricatto vincolante che non ci lasciava nessuna scappatoia, e se accettato avrebbe solo rimandato i licenziamenti di tre mesi, periodo in cui avremmo potuto solo discutere di quanto abbassare gli stipendi e come aumentare il controllo individuale sui lavoratori e niente di più. Era indegno tagliare stipendi così bassi, tanto che quella notte la Rsu Cgil, Barbara Sbardella, inviò al vice ministro Teresa Bellanova, che era al tavolo, una mail con la tredicesima di una collega di poco più di 300€. Ci hanno costretti a votare e personalmente ritengo la più grossa “porcata” legalizzata di tutta la vicenda il voto delle Rsu di Roma e Napoli non congiunto a maggioranza come era logico vista l’unica vertenza sulle due sedi. Il 22 dicembre l’azienda spedisce in fretta le lettere di licenziamento ai 1.666 lavoratori di Roma che stranamente aveva già pronte, recapitateci a poche ore da quello che per le nostre famiglie non è stato un gran Natale. 

La situazione poi è precipitata dopo il 22, visto anche il tam tam partito sui media, giornali e tv, e soprattutto le vostre decise manifestazioni? 

Nei giorni seguenti, mentre arrivavano le lettere di licenziamento, la Cisl e la Uil raccolgono firme dei lavoratori per chiedere alle Rsu la firma di quell’accordo e le Rsu Slc Cgil, sono convocate dal segretario generale Camusso, che gli chiede di fare un referendum su quell’accordo stesso, che fatto il 27 dicembre ribalta il risultato delle assemblee con 590 si, 473 no e con oltre 600 lavoratori che non votano. Il 29 il governo convoca tutte le parti al ministero e noi Rsu di Roma ci siamo presentate con l’intento questa volta di firmare l’accordo in rispetto del risultato del referendum. 



E come è andata? 

Purtroppo l’azienda non ha voluto sentire ragioni definendo chiusa la trattativa. Da tempo voleva chiudere Roma e Napoli noi Rsu, nei mesi scorsi abbiamo fatto degli esposti all'Ispettorato del lavoro perché l'azienda, mentre avviava le procedure di licenziamento, avrebbe assunto lavoratori interinali in altre sedi. Almaviva Contact è una sola con sedi a Milano, Roma, Napoli, Rende, Catania e Palermo, ed invece hanno deciso di dare commesse ad altre sedi e chiudere Roma. Perché solo Roma era in esubero? Ci aspettavamo dal governo un aiuto contro le gare al massimo ribasso e contro le delocalizzazioni che portano posti di lavoro all’estero lasciando disoccupati in Italia. La stessa Almaviva mentre licenzia a Roma apre sedi in Romania! Il settore ha già perso oltre 10mila posti di lavoro andati all’estero a causa anche delle gare al massimo ribasso fatte assurdamente anche da Enti pubblici ed il governo non dovrebbe consentirle… 

Secondo lei qual è la soluzione e soprattutto adesso, con tutti questi licenziamenti, che prospettive si aprono a livello di dibattito sociale? E quali sono le critiche che fate al Governo?

Come ho già detto alla trasmissione Ballarò, il governo come combatte la disoccupazione sei i posti di lavoro vanno via dall’Italia? In questa vertenza perché il vice ministro Bellanova dichiara che gli stipendi non si tagliano e poi portano un accordo da firmare che prevede invece proprio il taglio degli stipendi? Inoltre il governo aveva disponibili 30milioni di € per gli ammortizzatori sociali ed aveva promesso di farsi carico anche del 9% della quota che avrebbe dovuto pagare l'azienda. Perché il governo che nel corso degli anni ha dato spesso incentivi ad Almaviva, non ha preteso qualcosa di più per i lavoratori? Le crisi non si risolvono tagliando gli stipendi ai lavoratori! Perché Bellanova, che in Puglia ha combattuto il caporalato, ha permesso il licenziamento di 1.666 lavoratori? Abbiamo bisogno di ammortizzatori sociali che ci permettano di cercare altri lavori e serve un aiuto anche dalla Regione, visto che l’assessore al lavoro Lucia Valente è rimasta colpita dal tipo accordo che volevano farci firmare. Non parliamo invece del Comune di Roma, totalmente assente nei nostri confronti sia con la vecchia amministrazione che con la nuova. Aspettiamo atti concreti dalle istituzioni per non dimenticare 1.666 lavoratori rimasti senza lavoro con tanto di famiglie da mantenere come il sottoscritto. Come si può accettare il taglio a stipendi da 600€ mensili? Per il sottoscritto questa è invece una cosa umiliante! I politici riuscirebbero a vivere con queste somme al limite della sussistenza? Il governo si è salvato con il voto disgiunto tra Roma e Napoli. Votando congiuntamente avrebbe prevalso il No e non credo che l’azienda avrebbe licenziato anche Napoli, visto che già con i 1.666 di Roma si è avuto il più grande licenziamento della storia della repubblica italiana. 


C’è qualcuno che vi è stato vicino e che vuole ringraziare in maniera particolare? 

Tanto di cappello a Riccardo Saccone (segretario regionale di categoria Cgil) per averci difeso ed aver dichiarato in riunione plenaria: “Stiamo facendo firmare un accordo ai lavoratori con la pistola puntata alla tempia”, oltre a Marco Del Cimmuto (segretario nazionale di categoria Cgil) per avere difeso le nostre aspettative. Chiedo ufficialmente un confronto televisivo con Calenda e Bellanova così da far sapere esattamente cosa è successo. Ma non credo sarà possibile, però è stata scritta una “bruttissima pagina sindacale” dove chi aveva il potere di decidere non credo abbia fatto tutto il possibile per salvare il posto di lavoro a 1.666 lavoratori e spero che la coscienza di costoro apra nuove e diverse riflessioni perché questa non è più l’Italia che i nostri nonni hanno conosciuto e difeso.