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lunedì 23 gennaio 2017

Musica e psicologia, due mondi che dialogano "con leggiadria": intervista a Daniela Di Renzo

Il territorio di Velletri e dintorni continua ad offrire numerosi talenti ed espressioni artistiche di qualità.

Intervista a cura di Rocco Della Corte

VELLETRI - Stavolta ad essere intervistata dalla nostra Redazione è stata Daniela Di Renzo, medico psicologo ma anche artista con il suo nuovo disco e una passione particolare per De Andrè. Nell'ottica di scoprire e dar voce alle bellezze culturali di ogni ordine e grado del territorio, abbiamo ascoltato la cantante castellana che ci ha parlato di sè, dei suoi progetti e della sua attività.


Daniela Di Renzo, il tuo nome è molto conosciuto ai Castelli. Se dovessi presentarti ai lettori, professionalmente e biograficamente parlando, che cosa diresti loro? 

Un'affermazione piuttosto responsabilizzante e anche un tantino inaspettata. Vivo ai Castelli da pochi anni ma c'è voluto davvero poco per creare con questo territorio un legame quasi ancestrale. La natura meravigliosa e le numerose tracce di storia mi regalano quotidianamente quel senso di appartenenza che continua a stupirmi, credo sia questo il motivo per il quale dedico molto tempo a seminare e mettere a disposizione risorse in questo angolo di mondo. Da qualche anno coordino sui Castelli le attività della Biblioteca Diffusa "Giovanna d'Arco", un servizio convenzionato con il Comune di Ariccia e il Sistema Bibliotecario Castelli Romani, un progetto dell'Università Popolare delle scienze Psicologiche e Sociali UNILINFA di cui sono presidente. Parallelamente a questo impegno, mi occupo dell'attività clinica come psicoterapeuta e, per non lasciare troppo a riposo la sfera creativa, mi dedico al lavoro musicale, prima come cantante e da un pò di tempo come cantautrice. La psicologia e la musica sono due mondi che dialogano quasi con leggiadria, attingo molto da entrambi.

La tua attività artistico/musicale, invece, quando nasce e come è cresciuta nel tempo? 

La passione per la musica, in particolar modo per la canzone d'autore, nasce nella preadolescenza, quando conobbi Fabrizio De Andrè attraverso quel bellissimo disco intitolato "La buona novella". Da quel momento non ho mai smesso di interrogarmi sugli aspetti esistenziali della vita e soprattutto sulle contraddizioni e ambivalenze tipiche delle relazioni personali e sociali. Molte di queste riflessioni sono diventate parte integrante del lavoro cantautorale. Ho fatto parte di progetti diversi che andavano dalla musica popolare italiana al Folk e al Blues. La cosa più stimolante nella musica, come in ogni esperienza in cui è presente la passione, è quando senti che si accende la curiosità, la motivazione alla scoperta e alla conoscenza, e questo ti porta a sperimentare sempre nuove strade. Insomma, alla fine sono approdata alla scelta di pubblicare un disco e ho avuto la fortuna di incontrare un grande artista, Emiliano Begni, un pianista davvero molto talentuoso che ha curato l'arrangiamento dei brani, portando dentro il progetto tanta raffinatezza ed eleganza. Ed è stato sempre lui a coinvolgere gli altri musicisti che hanno saputo cogliere ogni sfumatura del progetto arricchendolo con grande maestria: Francesco Consaga (Sax soprano e Flauto traverso), Stefano Ciuffi (chitarra) ed Ermanno Dodaro (contrabbasso). Infine, ho avuto l'onore di ospitare la fisarmonica di Antonello Salis e il violoncello di Gionata Costa dei Quintorigo. In definitiva, tanti regali ricevuti. 

C’è stato un momento particolare in cui hai sentito la necessità di esprimere qualcosa in musica? Puoi raccontarcelo? 

Si, è stato il momento in cui ho scoperto che la solitudine sa essere un'ottima compagnia e compagna di viaggio. Quando riesci a trasformare in musica il silenzio, senti davvero di poter pensare anche ad alta voce. 

Perché “Non esco mai senza il mio cuore addosso”? E’ un titolo molto forte, sicuramente originale, e che probabilmente ha qualcosa da dire a livello metaforico: come ce lo spieghi? 

E' ispirato a una frase di un brano di Fabrizio De Andrè che mi colpì fin dal primo ascolto: "Quando ero piccolo mi innamoravo di tutto". Mi sento così con le cose e le persone che incontro. Ho bisogno di avvicinarmi alle nuove esperienze con la massima apertura. Poi il resto lo faccio fare alla chimica o all'alchimia. 

Quali sono state le iniziative culturali e musicali più soddisfacenti a cui hai partecipato? Sei stata a Velletri? 

Sicuramente i due concerti al Teatro Arciliuto a Roma, dove abbiamo presentato il disco e dove recentemente abbiamo debuttato con uno spettacolo dedicato ai grandi cantautori, poeti e liberi pensatori, da De Andrè a Gaber, da Modugno a Pasolini, da Leo Ferrè a Leonard Cohen. A settembre, invece, abbiamo suonato al Teatro di Paglia, a Nemi, anche quello è stato un concerto a cui sono molto legata, quel luogo regala così tanta bellezza da lasciarti senza fiato a volte. A Velletri siamo stati ospiti della libreria Contromano dove siamo stati accolti con molto calore e dove sicuramente torneremo con altri progetti. Mi piacerebbe molto poter portare lo spettacolo alla Casa delle Culture e della Musica ma pare non sia proprio facile, vedremo. 

Progetti futuri o comunque cose che vorresti fare nell’anno appena iniziato? 

Sto lavorando per portare il progetto su altri palchi in Italia, il live è una dimensione unica, il rapporto diretto con il pubblico non è paragonabile neppure alla vendita di tutti i dischi stampati o stampabili. 

Qual è il tuo sogno nel cassetto? 

Questa è la domanda più difficile che mi hai posto fin'ora, il sogno è una dimensione così intima che rischia di smascherarmi! Scherzi a parte, fino a poco tempo fa avevo il desiderio di arrivare a suonare su alcuni autorevoli "altari" della musica, ora mi rendo conto che il sogno cambia a seconda di come cambia il vento, dunque conservo il piacere di potermi concedere di sognare, a prescindere dal contenuto. Intanto questa intervista fa parte di questa sensazione, tempo fa non avrei immaginato di poter destare interesse mediatico, perciò ti ringrazio per avermi concesso questo spazio.