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giovedì 26 gennaio 2017

La stazione ferroviaria di Velletri mutilata nel tempo: da crocevia fondamentale a capolinea regionale

I pendolari di oggi, partendo dalla stazione di Velletri, possono raggiungere solamente le stazioni di Roma Termini, Roma Tiburtina e le rispettive fermate intermedie. Nel caso dovessero invece raggiungere altre destinazioni, devono necessariamente 'cambiare' a Ciampino o a Roma dove le ferrovie si aprono in interscambi che portano fuori dalle realtà locali. 

di Sara Scifoni 


VELLETRI - Per raggiungere il litorale si deve arrivare a Roma Termini, mentre per raggiungere Napoli e zone intermedie come il frusinate e Colleferro-Segni-Paliano, si deve prendere una coincidenza a Ciampino. Un veliterno o un castellano deve quindi allontanarsi dalla sua meta per poi prendere un'altra linea ferroviaria e tornare indietro: ciò vuol dire, in alcuni casi, allungare il viaggio più del dovuto, costringendo il passeggero a dimenarsi tra stazioni e orari spesso scomodi.
Un viaggio in treno articolato in questa maniera sconvolge molte volte la giornata e costringe il passeggero a dover partire molte ore prima del previsto; senza contare poi che spesso le coincidenze con le altre linee sono improponibili e lasciano il pendolare fermo ad aspettare alla stazione per tempi lunghi. Ma sconvolge ancora di più il fatto che prima non fosse così: la stazione di Velletri permetteva inizialmente di raggiungere destinazioni ubicate a sud della zona dei Castelli Romani e Roma. La stazione veliterna fu attivata con l'inaugurazione della linea «Pio latina», proposta dalla Notificazione emanata il 7 novembre 1846 dal governo dello Stato Pontificio. In tale attestazione sotto Pio IX spiccava il primo collegamento tra Roma e Napoli, che passava per la linea Velletri-Colleferro-Ceprano, implementata per unire Ciampino a Capua congiungendo tra loro linee già esistenti (la Roma-Ciampino e la Napoli-Capua): il collegamento tra Velletri e Segni, entrato in funzione nel 1862, era il tassello mancante nel progetto di legare tra loro entità locali all'epoca apparentemente lontane tra loro. La linea mostrò però dei problemi a livello di altimetria e lunghezza, tanto che si decise di costruire una variante del percorso tra Ciampino e Colleferro che passava per Zagarolo e Palestrina. La Velletri-Segni cadde nel dimenticatoio e venne declassata a linea di interesse locale e commerciale. Contemporaneamente si iniziò anche la costruzione di un collegamento che portava a Terracina: anche quest'ultimo comprendeva la Roma-Velletri per giungere al litorale. Dal 1892 quindi la nuova Roma-Napoli prese il posto della linea precedente, facendo tornare la Velletri-Segni al ruolo di linea locale, e la Roma-Terracina via Velletri fu inaugurata. A causa dell'apertura della Roma-Formia-Napoli come percorso alternativo al Roma-Napoli via Cassino per raggiungere la capitale campana, la tratta Velletri- Priverno divenne obsoleta e poco utilizzata rispetto alla nuova linea più veloce e comoda. Nel 1957 vennero chiuse la Velletri-Priverno, rimasta utilizzata per arrivare a Terracina, e la Velletri-Segni (aperta fino al 1966 solo per il traffico merci e poi come raccordo fino a Lariano). Impressionante fu la velocità di smantellamento dei binari e degli impianti, tanto che più di qualcuno azzardò ipotesi complottistiche (ci sono linee dismesse che da anni giacciono senza essere toccate). La stazione di Velletri, una volta fondamentale crocevia ferroviario, è da allora capolinea della Roma-Velletri, un terminal che non lascia alternative di meta oltre al capoluogo di regione a Nord. Raggiungere le località a Sud di Velletri è malagevole e sconveniente se si considera il rapporto tra chilometraggio e tempo impiegato per giungere a destinazione. Ad esempio, un veliterno per raggiungere la stazione di Frosinone, facente parte della linea Roma- Cassino- Napoli, effettua approssimativamente 3 ore di viaggio (40 minuti sulla linea Velletri-Roma Termini, 50 minuti di scalo a Ciampino e 90 minuti di viaggio sulla linea Roma Termini-Cassino) per percorrere solamente 60 km. È veritiero il fatto che la Velletri-Segni e la Velletri-Priverno non fossero elettrificate (si elettrificò fino a Velletri, segno delle intenzioni già chiare, nel 1948) e che quindi fossero di lenta percorrenza e scomode, ma è altrettanto certo che il progresso tecnologico attuale ha reso i mezzi di trasporto più veloci ed efficaci (basti pensare ai moderni Jazz o Swing, adatti anche in percorsi più tortuosi perché leggeri e snodabili). Viene spontaneo domandarsi come sarebbero state le linee chiuse nel 1957 oggigiorno, prendendo in considerazione lo sviluppo dei mezzi di trasporto e la possibilità di rimediare alle pendenze nei tratti più difficili: è evidente che la stazione di Velletri non sarebbe stata così drasticamente esigua ed inefficace al pendolarismo - comunque dai grandi numeri - come lo è oggi. Dopo il papato di Gregorio XVI che era diffidente riguardo la novità della ferrovia, Pio IX emanò la Notificazione del 1846 proprio perché credeva che l'accrescimento della strada ferrata corrispondesse a speranza e miglioramento della vita pauperistica. Ci si domanda come sarebbe stato se invece di mutilare questa risorsa economica, fonte di progresso sociale, le linee fossero state migliorate ed adattate alle esigenze attraverso la messa in atto del progresso tecnologico. Paesi e cittadine come Artena, Cori, Sermoneta, Norma (e la sottostante Ninfa) sarebbero stati raggiungibili in treno: un modo di uscire dall'isolamento, incrementare il turismo, favorire lo spostamento con mezzi pubblici. Invece, purtroppo, il progresso 'tirava' di più nell'Ottocento.

I percorsi delle ferrovie: