sabato 28 gennaio 2017

IV Domenica T.O. – A: "Beati...beati e ancora una volta beati" - di don Gaetano Zaralli

TESTO
Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.”.  (Mt 5,1-12)



COMMENTO
 “…Si mise a parlare e insegnava loro dicendo…”
Se un qualche dotto Fariseo avesse chiesto ad uno dei dodici di fare una breve ma compiuta esposizione della dottrina di Gesù, sicuramente avrebbe sorriso dinanzi alla povertà di pensiero  del pescatore che troppo in fretta aveva dovuto indossare le vesti dell’APOSTOLO. Lui, l’apostolo, aveva visto Gesù compiere miracoli a favore dei più deboli, destando meraviglia; lo aveva udito predicare come chi sa quel che dice e non come un comune ciarlatano;  con le proprie orecchie lo aveva sentito affermare principi di giustizia e di bontà; da lui si era sentito attratto e a lui riservava sentimenti di affetto sincero… Ecco, tutto qui. Lui, l’apostolo, altre a ciò, nient’altro sarebbe stato in grado di raccontare. 
Anche la gente del popolo che occasionalmente udiva predicare Gesù aveva bisogno di maggiore chiarezza sulla dottrina che veniva proposta, se non altro per dare risposte adeguate agli Scribi e ai Farisei che sempre più si dimostravano ostili a tutto ciò che il Maestro diceva e faceva. Di qui l’opportunità di rendere pubblico un programma, lo stesso che l’evangelista metterà per iscritto in forma sintetica nel famoso “Discorso della Montagna”.
Le generazioni cristiane presenti oggi nel globo, dopo venti secoli di vangelo, dovrebbero conoscere a memoria l’intero Nuovo Testamento, e, la loro vita dovrebbe affogare nella saggezza della Buona Novella. Pare che non sia così e il compito di distribuire le responsabilità di tanta ignoranza se lo arroga proprio chi da maestro ha agito con negligenza. Nessuna meraviglia allora se i cattolici sono più ignoranti dei protestanti, e se i preti sono meno entusiasti dei fedeli nel vivere la Parola di Dio.
Insegnare non significa imprigionare i testi della Bibbia nello schema forzato di un rito, spalmando nel ciclo di tre anni gran parte del Testo Sacro con la vana speranza di raggiungere in questo modo chissà quanti fedeli; né può tranquillizzare le coscienze degli operatori di pastorale l’iniziativa di porgere l’insegnamento a gruppi ristretti di cattolici impegnati, sempre gli stessi, sempre più inquadrati, senza pensare contemporaneamente di andare oltre i confini di una chiesa ghettizzata.

Beati i poveri in spirito… Beati i miti… Beati i puri di cuore…
Gesù scruta le folle, dove si nascondono quei “poveri” che, rinunciando all’autoaffermazione, aderiscono con umiltà al progetto di Dio;  dove i “miti” costituiscono la parte più debole del popolo; dove  i “cuori”, puri perché di carne, vivono palpitanti l’amore… La predicazione che bada alle forme e non all’approccio diretto con la gente, pur con la volontà nobile di salvaguardare  la “dignità” di un’azione liturgica, rende superbi i poveri, pieni di rancore  i miti e lascia che i cuori induriscano, vittime come sono di incomprensioni.
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Tratto da:
“Un vangelo dal volto umano” di Gaetano Zaralli - Ed. Aracne