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venerdì 20 gennaio 2017

Il Tempietto bramantesco: istantanea della Velletri dei grandi architetti

Su un angolo della piazza monumentale dedicata a Ottaviano Augusto, accanto al Palazzo Comunale, giace la chiesa ispirata dal Bramante, testimonianza del prestigio architettonico di Velletri. 

di Valentina Leone


VELLETRI - Accessibile, grazie alla loro disponibilità, negli orari in cui è aperta la contigua sede dell’Associazione Nazionale Carabinieri, il Tempietto bramantesco, noto alla popolazione anche con il nome Tempietto del Sangue, è un luogo che mostra per la sua bellezza maestosa la necessità di un programma di valorizzazione a salvaguardia dei monumenti non disintegrati dai bombardamenti o dalle successive speculazioni edilizie.

I lavori di costruzione della chiesa cominciarono nel 1520, in un secolo per la città di rinascita architettonica che vide stagliarsi sul profilo della Velletri medievale, tra le molte opere, l’imponenza delle mura di cinta, di Porta Romana e Napoletana, del Teatro della Passione e del Palazzo dei Priori, oggi edificio comunale. Il disegno del tempio, sebbene la mappa urbana risalente al 1872 indichi come esecutore Bramante, deve essere attribuito ad Alessandro da Parma, non esente da influssi bramanteschi. L’origine onomastica del «Tempietto del sangue» è spiegata da Bonaventura Teoli, nel Teatro Historico del 1644, riferendosi a un miracolo avvenuto il 6 giugno 1516, quando un’immagine della Madonna fu vista effondere lacrime di sangue e fu deciso in seguito di edificare in memoria dell’evento una chiesa.
Tuttavia è molto probabile che l’eziologia fu elaborata diversi anni dopo la costruzione del Tempietto, consacrato nel 1579, ed è verosimile che la dicitura provenga dal nome di un tempio pagano sottostante alla chiesa attuale, dedicato alla dea sabina protettrice dei giuramenti Semo sangus, poi corrotto nel passaggio dal latino al volgare. Il tempietto di pianta ottagonale, all’esterno ornato con pilastri e cornici di marmo peperino e otto finestre tonde, fu lievemente danneggiato dal secondo conflitto mondiale e nel 1954 fu restaurato da Giuseppe Zander, il quale apportò alcune modifiche, abbassando il tamburo e distribuendo la luminosità della chiesa in modo diverso con l’apertura delle finestre circolari e la chiusura di quelle laterali al portone. Sopra l’ingresso principale una lapide, che porta iscritta la frase «Horologium Berosianum erutum ex agro Veliterno», sormontava in precedenza un orologio Berosiano donato dal cardinale Stefano Borgia alla confraternita dei Pellegrini e Convalescenti. Un pavimento in rosso peperino accoglie all’interno il visitatore, che rimane oggi stupito dalla maestosità silenziosa di un ambiente vuoto, un tempo adornato da tre altari: quello centrale un tempo arricchito da un crocifisso intagliato a Roma nel 1579 e quello a sinistra da un affresco, ancora conservato, raffigurante la Madonna col Bambino.
In questo piccolo gioiello architettonico sono custodite, inoltre, la campana di Marino, bottino della leggendaria battaglia vinta nel 1526, e la campana di Velletri, entrambe ospitate sulla sommità del Palazzo Comunale prima che fosse distrutto in guerra. Protetto da un portone solitamente chiuso, il Tempietto bramantesco appartiene alla dolente schiera dei monumenti inagibili di Velletri, tra le strutture quasi interdette al pubblico che dovrebbero, a costi ridotti, essere fruibili per le loro peculiarità architettoniche, artistiche e storiche che ricordano i fasti di una città in cui Bramante, Della Porta, Bernini e molti altri lasciarono la loro impronta, ora più ora meno evidente.