menù



Sponsor

lunedì 14 novembre 2016

Giorgio Bassani ritorna a Ninfa: l'omaggio al grande scrittore ferrarese nei luoghi dei Caetani

Nella suggestiva e meravigliosa cornice della Sala delle Adunanze di Ninfa, in quello che un tempo fu il Municipio della città, si è svolto lo scorso venerdì 11 novembre un incontro-omaggio a Giorgio Bassani, nel centenario della sua nascita.

di Rocco Della Corte

NINFA - A presiedere l'iniziativa è stato Pier Giacomo Sottoriva, presidente della Fondazione "Roffredo Caetani", che ha fatto gli onori di casa introducendo i vari interventi con una domanda, a bruciapelo, posta sia ai relatori che alla figlia di Bassani, la professoressa Paola: "Ma il Giardino dei Finzi-Contini è il giardino di Ninfa?".
Paola Bassani, presidente dell'attiva Fondazione che tiene viva la memoria del grande scrittore ferrarese, ha risposto con un energico "Sì", sgomberando il campo dai dubbi e chiarendo una volta per tutte la questione. Ha preso poi la parola Giulio Ferroni, presidente del Comitato per le celebrazioni del Centenario della nascita di Giorgio Bassani nonché docente emerito alla Sapienza di Roma, il quale ha sottolineato l'importanza del Giardino di Ninfa in relazione a Bassani, non solo per l'ispirazione ad uno dei suoi romanzi principali ma anche per il fermento culturale che i Caetani sollecitavano continuamente. Tanti, infatti, sono stati gli artisti e gli scrittori che hanno tratto ispirazione nello splendido scenario pontino, da Calvino a Pasolini. Ferroni ha sottolineato come la location prescelta come prologo ideale a una settimana densa che vedrà lo svolgimento di un convegno internazionale di studi tra Roma e Ferrara dedicata all'autore de L'airone non sia casuale. A testimonianza dell'associazione Italia Nostra, fondata tra gli altri dallo stesso Bassani nel 1955, è invece intervenuta Maria Rosaria Iacono, vice-presidente nazionale.

Ricordando i principi che mossero, sessant'anni fa, molti intellettuali di vari settori a riunirsi in una realtà che tutelasse il patrimonio culturale e ambientale italiano, la Iacono ha sottolineato l'intento di aprire ai giovani, speranza del futuro, le porte di un'associazione che svolge un ruolo nevralgico su tutto il territorio italiano. Prima di lasciare la parola alla figlia dello scrittore, ha portato il suo saluto Lauro Marchetti, direttore di Ninfa. A lui sono legati due tra i più bei ricordi di Bassani nel giardino: uno dei tempi in cui il giovane autore ferrarese frequentava insieme a tante altre bizzarre e speciali personalità il giardino, suscitando la curiosità del Marchetti fanciullo, stupito di fronte ad atteggiamenti così particolari, avallati dalla principessa Caetani, illustre esponente del mecenatismo novecentesco.


L'altro, invece, più toccante, riguarda l'ultima visita di Bassani al giardino, nel 1997: lo scrittore cercava la vecchia dogana, l'unico resto archeologico di Ninfa ancora provvisto del tetto, dove egli da giovanissimo iniziò a scrivere il Giardino dei Finzi-Contini seduto su delle panche di pietra e appoggiato ad una scrivania legnosa. Bassani, molto stanco e di poche parole, girando sull'automobilina elettrica all'interno dei rigogliosi viali, ebbe un sussulto alla vista della dogana, che affaccia sul ponte a due archi. Dopodiché chiese di entrare e rimasto solo si abbandonò a una profonda commozione, per poi comunicare allo stesso Marchetti che grazie a quella visita sarebbe "andato via contento". Brividi ed emozioni al racconto del direttore, che ha ceduto la parola a Paola Bassani.
La figlia dello scrittore e presidente della Fondazione, accompagnata dal fratello Enrico, vice-presidente, ha ricordato gli anni in cui anche lei, bambina, frequentava il giardino che le appariva incantato: tutto era magico, mitico, tanto che persino la gentilezza delle persone che lo abitavano sembrava ineguagliabile. Il forte legame di Bassani con il Giardino di Ninfa lo ha indotto a trapiantare il monumento naturale pontino nella sua Ferrara, anche se gli anni vissuti al cospetto di Marguerite Chapin, con «Botteghe Oscure» e la vasta attività intellettuale (insegnamento a Velletri compreso) rimasero indimenticabili nella vita del poeta. Persino lo studio di Ermanno Finzi-Contini è ispirato a quello di Lelia Caetani. Di grande spessore l'intervento del professor Massimiliano Tortora, docente all'Università di Torino e curatore di un volume che riguarda il carteggio tra la Chapin e Bassani («Sarà un bellissimo numero». Carteggio Giorgio Bassani-Marguerite Caetani 1948-1959). Tortora ha spiegato le dinamiche del rapporto tra Bassani e Marguerite, i grandi rifiuti (Sartre e Pavese non furono pubblicati su «Botteghe Oscure»), la visione europea della Redazione e l'organizzazione di una rivista fortemente voluta dalla principessa Caetani, tanto che rifiutò persino di rinunciare a un nome che rispecchiava quello della strada. Indicativa della personalità di Marguerite, a tal proposito, proprio la sua colta sfrontatezza: alla constatazione, di molti, di come il nome «Botteghe Oscure» potesse essere confuso o etichettato male in virtù della vicina sede del PCI, ella rispose: "Il nostro palazzo è lì da Cinquecento anni". Consapevolezza e un pizzico di superbia, in senso positivo, che non guasta e anzi dà la cifra di come all'epoca la cultura avesse una propria via, indipendente, e capace di competere con tutte le altre forme di vita sociale.
Per far rivivere, in video, Bassani, è stato proiettato il documentario in cui lo scrittore ha guidato i telespettatori alla visita della Certosa di Padula (Salerno). L'incontro, allietato dal concerto al pianoforte del magistrale Axel Trolese che ha chiuso la mattinata in un perfetto connubio di musica e letteratura, è stato davvero di alto spessore culturale, e ha saputo arricchire i presenti. Suggestiva anche la passeggiata finale, che nonostante la pioggia non è stata rovinata, dei figli Enrico Bassani e Paola Bassani verso la vecchia dogana: è lì, infatti, uno dei luoghi in cui il padre ha davvero suggellato «quel poco che il cuore ha saputo ricordare».